Blog della Teca

Riflessioni sulla spiritualità, lo gnosticismo e il nostro modo di vedere la vita



altre spiritualità: il Gesù-Buddha-Mani di Seiun-ji

Lunedì, 04 Aprile 2016 22:20 Scritto da  La Teca di Milano e Legnano
Sicuramente molti di voi avranno letto o sentito parlare della teoria secondo la quale da giovane Gesù sarebbe stato in India dove avrebbe studiato il Buddhismo, diventandone un Maestro spirituale.

E in India sarebbe tornato dopo essere sopravvissuto alla crocifissione, continuando a insegnare. Nel Kashmir esiste ancora oggi un sito che viene venerato come la sua tomba.
Fantasiosa o meno, si tratta sempre di una teoria, anche se ci sono teologi – tra cui il professor Holger Kersten dell’Università di Friburgo – e archeologi che hanno cercato di suffragarla attraverso studi e scavi. Una teoria che è tornata alla ribalta di recente con la scoperta di un’immagine venerata per secoli da una comunità manichea del Sud della Cina e attualmente conservata nel tempio zen di Seiun-jin in Giappone.

Sul lungo rotolo di seta, risalente al XII o XIII secolo, si staglia un ritratto del Buddha seduto su un fiore di loto, con il capo circonfuso di un’aureola , mentre con la mano sinistra sostiene all’altezza del cuore una croce mentre con la destra compone un gesto esoterico indicante la separazione tra luce e tenebra, proprio del culto sincretistico di Mani.
Ciò significa che Kersten e compagni hanno ragione? Assolutamente no. Ma probabilmente quest’immagine di Gesù-Buddha-Mani potrebbe dimostrare che ha torto chi crede nel dogma della supremazia di una religione, così come di una nazionalità, cultura… (presumibilmente la propria), sulle altre.

E ciò non è valido unicamente per i casi limite del fanatismo religioso o del nazionalismo estremistico, ma anche per quanto riguarda le paure che ogni giorno ci portiamo dentro nei confronti del diverso da noi.
Al di là delle indubbie implicazioni teologico-storiche che la sua immagine comporta, si potrebbe sostenere che il Gesù-Buddha-Mani di Seiun-ji costituisce piuttosto la rappresentazione figurata di come anche le religioni o pratiche spirituali apparentemente lontane, siano invece vicine e, per quanto diverse, a tratti simili: nascono tutte – o in massima parte – da una radice comune.

È l’incarnazione del fatto che l’altro da noi differisce nella forma ma non nella sostanza, ed è proprio questa sostanza che – una volta individuata – va messa in comunicazione e fatta dialogare. Insomma, se si mettono da parte le sovrastrutture, la personalità piuttosto che ciò che si crede di essere o di rappresentare, non c’è limite di nazionalità, lingua, cultura, orientamento sessuale, credo religioso o politico, che possa impedirci di guardare negli occhi chi ci sta di fronte per comprenderlo e farci comprendere. Perché, a pensarci bene, questo Gesù-Buddha-Mani mette insieme messaggi e messaggeri lontani nel tempo e nello spazio, e dimostra (almeno concettualmente) che qualsiasi distanza, anche se siderale, può essere annullata e che l’inizio del cammino, la porta da attraversare, è sempre e solo dentro ciascuno di noi, e che la soglia si può trovare certamente dalle parti del cuore.
Ultima modifica il Martedì, 03 Maggio 2016 18:37
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