Blog della Teca

Riflessioni sulla spiritualità, lo gnosticismo e il nostro modo di vedere la vita



Esperienze interiori: La costruzione del Centro magnetico

Giovedì, 18 Agosto 2016 13:00 Scritto da 
C'era una volta una bambina... Talvolta ciò che viviamo sembra una fiaba ed invece è realmente parte di noi.
Era una bambina piccola e delicata, gli occhi inquieti e curiosi. Viveva in una piccola città sul mare, ma non capiva bene come ci fosse arrivata. Non capiva neanche perché, ovunque andasse, si sentisse comunque fuori luogo. Questa sensazione di non essere nel posto giusto cresceva insieme a lei: era come aver dimenticato qualcosa di molto importante e non sapere bene dove cercarlo, ma doverlo trovare a tutti i costi. Iniziò dunque a leggere libri, tanti libri, e a cercare in essi tracce di questo luogo. Qualcosa dentro le suggeriva che, se fosse riuscita e decifrare i segnali disseminati tra le pagine, sarebbe stata in grado di trovarlo prima o poi. A volte le sembrava di aver individuato la pista giusta, e la seguiva per molto tempo con speranza e passione. A volte capiva invece di aver preso la direzione sbagliata e doveva cambiare strada.

Ma era tutto inutile. Il tempo passava e la bambina continuava a leggere, anche se dentro di lei un pensiero incominciava a farsi strada, sempre più insistente: forse, semplicemente, questo luogo non esisteva e non le rimaneva altro che adattarsi all’idea di essere una creatura sbagliata che non avrebbe trovato pace da nessuna parte.
Crescendo, questa convinzione si consolidò pian piano dentro al suo cuore fino a diventare un blocco granitico, talmente grande e pesante, da solidificare anche le sue lacrime. La bambina smise di piangere. E quando la vita le si fece incontro con un grande dolore - suo padre morì dopo una lunga e inaccettata malattia - lei rimase come raggelata e incapace di movimento interno, un piccolo sasso inerte.
Poco tempo dopo, però, successe qualcosa e un vento nuovo riprese a soffiare sui suoi giorni: incontrò una persona, che sembrava venire da una dimensione diversa. Per tutta la durata dell’incontro, percepì un doppio canale di comunicazione: quello più grossolano e immediato, fatto dalle parole che le arrivavano alle orecchie, e uno più sottile che parlava ad un’altra parte di lei, remota e familiare al tempo stesso. Le lacrime congelate si sciolsero tutte insieme: pianse un giorno intero senza spiegarsene il motivo. Da qual momento, niente fu più come prima. Qualcosa aveva iniziato a muoversi dentro quel blocco di granito.
Quella strana persona le diede il titolo di un libro che la incuriosì molto, perché parlava di un insegnamento sconosciuto. Non ebbe pace fino a quando riuscì a trovarlo e ad iniziarne la lettura. Già dalle prime pagine, si rese conto che quanto era scritto era diverso da tutto ciò che aveva letto fino ad allora. E, nello stesso tempo, curiosamente le confermava ciò che una parte dentro di lei già sapeva: una coltre di sonno, da sempre, le stava velando gli occhi e le impediva di vedere la realtà. Forse questo insegnamento le stava indicando una via d’uscita, la chiave per aprire la porta? Riprese a cercare il suo luogo con rinnovato ardore, confortata anche da un’altra e ancora più importante comprensione: c’erano anche altre persone al mondo che avevano cercato o stavano cercando lo stesso luogo. Si sentì un po’ meno sola e si disse che, forse, parlando con loro, avrebbe avuto qualche indizio su come trovarlo. Soprattutto parlava con questa persona, che sembrava conoscere segreti antichi. La bambina scoprì che per avvicinarsi ad essi è necessario attraversare il proprio dolore. Se la via era questa però, quella del dolore, non faceva per lei: ne aveva ancora troppa paura. Continuò dunque a volgere gli occhi altrove, lontano, pur di non incontrare di nuovo la sofferenza.
Il tempo passava. La vita esterna si snodava secondo le tappe che il mondo voleva che lei osservasse: gli studi, le relazioni, il lavoro. Tutto secondo uno schema prefissato, ma con tanti incidenti di percorso da rimediare, soprattutto nelle relazioni, sempre complicate, investite di aspettative e accompagnate da lacrime e recriminazioni. Gli occhi spesso rivolti intorno a sé o al cielo, in cerca di aiuto, incontravano solo rimproveri o, peggio, silenzio.
E soprattutto il nocciolo vero, quel luogo, non si svelava, nonostante piccoli bagliori di comprensione illuminassero talvolta la sua strada. Era come comporre un puzzle, tassello dopo tassello, e poi arrivare a scoprire che mancava proprio la tessera centrale, quella che dava un senso al quadro intero. Era come quando in sogno stai per afferrare qualcosa e, all’ultimo momento, questo ti sfugge. Anche se ne stavi già sentendo il profumo.

Il tempo passava. Fuori di lei molto era di nuovo cambiato: l’ambiente, le persone, il lavoro. Ma dentro rimanevano comunque la nostalgia e la ricerca.
Continuava a leggere, ma con meno convinzione. Un giorno venne a sapere che nella sua città – la città dove già da molti anni si era trasferita seguendo un richiamo forte che non si era riuscita a spiegare - un gruppo di persone stava organizzando degli incontri. Gli incontri parlavano di quella stessa Via che, tanti anni prima, aveva scoperto come un insegnamento sconosciuto e che le aveva cambiato la vita. Settimana dopo settimana si riprometteva di telefonare e chiedere informazioni. Ma non lo fece. Tempo dopo non trovò più notizia degli incontri. Si rimproverò per aver come al solito rimandato di fare qualcosa di importante, presa dalle solite, troppe cose non importanti di cui si riempiva la vita. Solo per non incontrare il dolore.
Altri gruppi, altri incontri catturarono la sua attenzione per un lungo periodo. Studiò altre vie, tradizioni molto antiche e lontane dalle sue radici: ne comprese e ammirò la saggezza e la profondità, ma non riuscì a trasferirle nella sua vita. Tutto rimaneva nella sua mente senza mai scendere al centro, verso il cuore.
Quando, per un caso fortuito, venne a sapere nuovamente degli incontri sulla “sua” Via (chissà perché la chiamava “sua”…), non aspettò come aveva fatto in precedenza: chiese subito informazioni. Le rispose una donna con qualcosa di familiare nella voce. Fu una conversazione piacevole, quasi una promessa reciproca. E questo la convinse definitivamente che era arrivato il momento di iniziare.
Ancora oggi la bambina, con gioia e fatica, segue quegli incontri e cresce insieme al gruppo di persone che ne fanno parte. E’ una crescita continua, nuova e inaspettata, fatta di momenti di grande intensità e altri di profonda difficoltà.

E il luogo che da sempre cercava, finalmente, sta svelando piano piano i suoi contorni. Il quadro si sta chiarendo, la tessera centrale non è persa, come lei pensava. Anzi, è molto più vicina di quanto avesse immaginato. E adesso, almeno, sa che per ritrovarla deve guardare dentro, invece che fuori.
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