Blog della Teca

Riflessioni sulla spiritualità, lo gnosticismo e il nostro modo di vedere la vita



Esperienze interiori: La gratitudine

Lunedì, 27 Febbraio 2017 19:18 Scritto da 
A volte si incontrano degli angeli nei posti più impensati. E accorgersene è un regalo. Quando arrivo nella sala di aspetto del corso di musica di mio figlio, sei già seduta. Hai accompagnato una bambina alla lezione. Sei la sua baby sitter. Hai un viso aperto e sorridente, sei vestita in modo semplice, leggermente trasandato. I capelli un po’ in disordine. Emani vitalità e gioia di vivere.
Iniziamo a parlare e mi trovo investita da un fiume in piena di parole e immagini vivaci. Mi racconti del tuo lavoro di educatrice di bambini della scuola primaria con grande entusiasmo. Ma non è solo entusiasmo: mentre i tuoi racconti prendono forma, mi rendo conto che in realtà me ne parli con immenso amore. Lo capisco mentre ti ascolto divertirti parlando dei giochi sempre diversi che organizzi per intrattenerli durante le settimane estive. Ti immagino mentre li prepari e poi mentre li vivi con i bambini. Mi dici di come utilizzi tutti i materiali per costruirli, di come cerchi sempre di cambiarli per non annoiare i bimbi, di come tu stessa partecipi ai giochi perché ti piace moltissimo giocare insieme ai tuoi piccoli. Di come li osservi uno a uno per cercare di comprendere il modo giusto per parlare loro, perché ogni bambino è un mondo a sé. Di come ti tieni più vicini quelli che hanno qualche difficoltà e cerchi di aiutarli nella relazione con gli altri.
Ad esempio, Pietro, quella volta, si era calato il berretto sugli occhi e non parlava più con nessuno, perché un altro bambino lo aveva preso in giro. Si era seduto, da solo, e non voleva più camminare. Era già tardi e dovevate rientrare dal parco dove avevate trascorso il pomeriggio per prendere l’autobus che vi stava aspettando da un po’. Le insistenze dell’altra educatrice, preoccupata per l’ora, non erano servite a convincerlo ad alzarsi. Tu, invece, avevi deciso di non insistere. L’unica cosa che sentivi di poter fare era stata quella di sederti accanto a lui. E così avevi fatto. Gli avevi parlato, con calma, cercando di fargli sentire che lo comprendevi. Gli avevi mostrato considerazione.

Ecco. La considerazione: riuscire a mettersi nei panni degli altri per guardare il mondo con i loro occhi. Si possono scoprire molte cose. Si può scoprire forse che parlando con dolcezza a un ragazzino ferito, lo si può rassicurare e convincere a rientrare nel gruppo.
Ti guardo e il mio cuore inizia ad allargarsi. Qualcosa in te ha una luce particolare che posso percepire sempre meglio. Metto da parte la mia intenzione di andare a fare alcune spese per trascorrere quell’ora di attesa alla lezione di musica. Sento che il tempo migliore che posso trascorrere è questo in tua compagnia. A volte è importante fare attenzione ai regali inaspettati della vita, per non rischiare di lasciarli cadere a terra nella fretta di correre da un’altra parte.
Ti chiedo di te, della tua di vita. Mi racconti di essere separata, con due figli adolescenti. Che tuo marito ti ha picchiata per anni, che per anni hai subito le sue violenze quotidiane, fisiche e psicologiche, spesso anche di fronte ai figli piccoli. Che per molto tempo ti sei sentita senza via di uscita, perché non potevi lasciarlo: non avevi un lavoro che ti permettesse di mantenerti e di mantenere i bambini. Che questi figli li hai desiderati con tutta te stessa, nonostante due gravidanze difficili e ora, entrambi, hanno seri disagi causati dal trauma vissuto in quegli anni di oscurità. Che ti senti in colpa perché non sei riuscita a proteggerli.
Ti vorrei dire che non c’era nessuno a proteggere te, prima di tutto. Ma provo a non cedere alla tentazione di interromperti. Ti lascio parlare, cerco di ascoltare il tuo dolore e il tuo desiderio di condividerlo.
Il ragazzo più grande ha anche lasciato la scuola e per il momento non vuole riprenderla. Ma cerchi di stargli vicino e sei fiduciosa che la riprenderà. Nel frattempo provi a non fargli mancare niente, lavorando il più possibile. Sei da sola con loro e non hai parenti che ti possano aiutare, perché la tua famiglia di origine è lontana. Ogni tanto senti il peso di questa solitudine, ma ti fai forza e vai avanti.
Poi, improvvisamente, mi dici, con gli occhi che ti brillano, che sei felice perché non ti sei persa in tutto questo dolore, in queste difficoltà. Che qualcuno ti ha aiutata a venirne fuori. E ne sei talmente felice che vuoi restituire tutto quello che hai ricevuto. Tutto quello che hai ricevuto. Ogni giorno per te è un’occasione per dimostrare la gratitudine che vive nel tuo cuore.
La gratitudine. Una parola che arriva inaspettata in questo racconto. Accanto a tutta la sofferenza che ascolto, una grande gratitudine trova comunque spazio.
Mi chiedo quanto, nella nostra vita, trovi davvero spazio la capacità di essere grati, di ringraziare per tutti i regali che riceviamo, per accorgerci del valore di una persona che incontriamo casualmente in una sala di aspetto o del sorriso inatteso di uno sconosciuto in un momento di tristezza.
Ultimamente, per arrotondare un po’ le entrate, stai anche facendo compagnia a un’anziana signora, con problemi di memoria, che vive vicino a casa vostra. Mi dici che andate insieme a visitare delle mostre, girate per la città. E quando incontri delle persone che ti conoscono la presenti come una tua amica, perché “Non immagini quanto mi dia stare insieme a lei”, mi dici. “E’ la nonna che non ho mai avuto”. La curi, la fai divertire, le dai consigli per assaporare quello che le resta da vivere. Sono sicura che porti nelle sue giornate energia e allegria. Eppure senti di ricevere da quella signora molto più di quello che le dai. Hai il dono di saper rovesciare la prospettiva e di vedere quanto in una relazione si possa ricevere. E il dare diventa leggero, occasione di gioia.

Il tempo sta trascorrendo, tra poco la lezione di musica dei bambini terminerà e ci saluteremo per tornare ciascuna alla propria vita. Chissà se avremo modo di rivederci. Mi piacerebbe che capitasse. E fino a quel momento, o anche se quel momento non arrivasse mai, porterò con me il riflesso di quella luce che ho visto brillare nei tuoi occhi. È il riflesso di una luce che è sempre intorno a noi. Basta fermarsi, ogni tanto, per riuscire a vederla.
Grazie, Maria, per avermi dato l’occasione di lasciarmene avvolgere.
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