Blog della Teca

Riflessioni sulla spiritualità, lo gnosticismo e il nostro modo di vedere la vita



Esperienze interiori: proteggermi o difendermi?

Sabato, 02 Aprile 2016 14:31 Scritto da 
“Ho trascorso troppi anni a difendermi, e non ho imparato a proteggermi.”
Queste parole illuminano questo mio momento di vita come un lampo di luce improvviso venuto a squarciare il buio.
Mi fermo. Quello che c’è fuori, nel mondo, specchio di quanto è in me: paure, conflitti, separazione. Ascolto le sensazioni che provo pronunciando la parola “difesa”. Qualcosa in me costruisce immediatamente una barriera. Contro. Mi irrigidisco, e in un attimo non vedo altro che un muro che mi separa dal resto. Qualcosa che mi aiuta a respingere, a tenere lontano. Le mani sollevate a fare da barriera, concreta rappresentazione dei miei meccanismi di difesa. Gli ammortizzatori, come li chiama Gurdijeff.

Li scorro in rassegna, uno ad uno, come soldatini schierati in bell’ordine e pronti ad attaccare. Eccole, le mie sentinelle, che troppo spesso diventano i guardiani della mia prigione.
La menzogna: quante volte non sono sincera con gli altri e con me stessa. Quante volte parlo di cose che non so come se invece le conoscessi bene, quante volte non dico quello che sento davvero, che penso, che vivo, quante volte mi sento migliore degli altri.
Ora la negazione: quando addormento il mio cuore per non sentire il bruciore delle emozioni. E così facendo mi distacco da quello che mi provoca sofferenza e intanto coltivo la solitudine, la freddezza, il giudizio.
Ecco la rimozione: un ottimo soldato che cancella dalla mia coscienza il dolore e ogni sua più piccola traccia. Così posso continuare a vivere. Ma la sua opera è incompleta, perché in realtà nasconde sotto il tappeto la polvere che non sa dove mettere. E io credo di vivere in un ambiente pulito, mentre nella mia Ombra tutto continua ad esistere, ad agire e a muovere le mie reazioni.
Guardo la razionalizzazione: pronta a giustificare, argomentare, vestire di un abito ragionevole qualcosa che in realtà mi provoca fastidio, irritazione o, peggio, angoscia. Sono diventata bravissima a costruire meravigliosi castelli di logica, come quei castelli di carte nei miei giochi di bambina. Pronti a crollare al primo soffio.
La fila dei miei soldati è ancora lunga, ognuno con la sua funzione….ma sono stanca di difese.

Provo a concentrarmi allora sulla parola “protezione”. Il panorama interiore cambia completamente. Una sensazione di calore, di qualcuno che mi abbraccia. La cura, l’appoggio. Nessun muro, nessuna distanza. Le mani mie e di chi mi vuole bene che mi avvolgono. Ecco, questo è il senso profondo della protezione. Non esclusione, costruzione di confini, ma capacità di allargarli, di fare spazio e magari di smontarne una parte per accogliere quanto mi arriva da fuori. Nel rispetto di me stessa. Capacità di guardare, conoscere e rispettare i miei bisogni reali perché possano far sentire la loro voce in mezzo a tutto il rumore interiore ed esteriore che li circonda.
Mi accorgo che le mie sentinelle non sono più così necessarie come pensavo. Hanno svolto la loro funzione con coraggio e determinazione. Ma adesso che le ho viste per non rimanerne prigioniera, posso fare qualcosa. Mi basta, forse, un gesto: metto una mano sul cuore, gli rivolgo uno sguardo amorevole.

Ecco, il senso profondo della protezione.
Ultima modifica il Martedì, 03 Maggio 2016 21:20
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