Blog della Teca

Riflessioni sulla spiritualità, lo gnosticismo e il nostro modo di vedere la vita



Esperienze interiori: Risalire la Corrente

Giovedì, 01 Settembre 2016 21:38 Scritto da 
Una piccola sorgente nasce in alta montagna e inizia a scorrere, diventando un ruscello e poi un fiume. In discesa, dove porta la direzione naturale della sua corrente.
Così è per l’uomo. Il suo processo di nascita e di crescita, come un grande fiume cosmico che eternamente scorre dal Principio, non può che andare verso il basso. Per risalirne la corrente serve un’energia diversa, uno sforzo addizionale.
Ma perché poi, provare a risalire la corrente, se tutto quello che ci circonda sembra portarci in una direzione contraria? Che cosa può spingerci, ad un certo punto della vita, a seguire il profondo desiderio di guardare anche da un’altra parte rispetto alla nostra direzione abituale? Come si spiega il fatto che, per qualche apparentemente misteriosa alchimia, iniziamo a sentire l’urgenza di svegliarci a noi stessi, di diventare consapevoli della nostra esistenza e del nostro rapporto con l’universo?

Ricordo, tanti anni fa, l’incontro con una persona speciale che avrebbe avuto un ruolo fondamentale nell’aiutarmi a salire il primo gradino sulla lunga scala verso la consapevolezza e successivamente la conoscenza di me stessa. Grazie a questo incontro, entrai in contatto con un’idea completamente nuova per me e, allo stesso tempo, di un sapore familiare: l’idea che viviamo la maggior parte della nostra vita in uno stato di sonno, in uno stato di illusoria identificazione con persone, oggetti ed eventi esterni o interni.
Da quel momento, ricordo con chiarezza come iniziai a cercare, anche se inizialmente in troppe direzioni, di risalire la corrente per svegliarmi a me stessa, cercando il modo per accumulare energia invece di continuare a disperderla completamente in mille rivoli come avevo fatto fino ad allora. Con il passare del tempo riuscii anche a ridurre queste direzioni e, gradualmente, a focalizzare la mia ricerca in modo sempre più chiaro. Compresi, ad esempio, l’importanza di nutrirmi di impressioni sane e positive invece che sottopormi a quelle violente e negative. E, ancora, di iniziare ad usare la mia capacità di attenzione e concentrazione per osservare me stessa a contatto con il mondo in cui sono immersa. Preziosi momenti di auto-consapevolezza rimangono scolpiti a fuoco in me, come quando, quella volta, nuotando in piscina e cercando di fare attenzione a me stessa in acqua, mi ritrovai a percepirmi avvolta nel prezioso liquido di cui riuscivo contemporaneamente a sentire temperatura e consistenza, l’impressione che mi procurava a contatto con la pelle, il sapore clorato e nello stesso tempo, da dentro, a sentire il mio corpo intero che si muoveva in essa e la sensazione di pace e serenità che da tutto questo mi derivava. Un regalo straordinario di un momento di presenza fisica, mentale ed emozionale che non potrò mai dimenticare.
Ma ecco il problema: si trattava appunto solo di un momento.

Più frequenti e duraturi diventano questi momenti di auto-consapevolezza, maggiore è l’accumulo interno di energia e forza che ci permette di risalire la corrente e di iniziare a risplendere di luce propria invece di rimanere l’inesorabile riflesso delle mille impressioni che riceviamo in ogni istante della nostra vita.
Ma si tratta di un lavoro molto difficile, perché richiede una completa ricostruzione della nostra vita, che non può che partire dalla morte di molte nostre illusioni. Una delle più forti? La convinzione di essere “uno” e non, invece, fatti di molte parti, ciascuna in contraddizione con le altre.
Nuovamente, ricordo i momenti nei quali ho sentito profondamente la forza di questa molteplicità che vive dentro di me e la grande sofferenza che questo mi procura. E il desiderio di abbandonarmi alla corrente naturale per dimenticare questa sofferenza, nuotare assecondando la direzione meccanica per anestetizzare, con l’apparente assenza di fatica,
il dolore acuto che esplode in me.
In realtà, però, solo quando sono riuscita non solo ad accorgermi di queste contraddizioni, ma anche a stare di fronte ad esse e, infine, ad abbracciarle, perché ho iniziato a comprendere il motivo della loro esistenza nella mia vita, di nuovo ho sentito che la direzione che stavo seguendo era diversa. Nuova energia e forza mi sono venute incontro e mi hanno sostenuta nel risalire la mia corrente.
Non ho ancora finito di farlo e poi di lasciarmi di nuovo andare verso il basso, né credo che potrò smettere per tutto il tempo che mi resta da vivere. La forza della corrente, esterna ed interna, a volte è semplicemente troppa per riuscire anche solo a stare ferma. Ma i miei occhi perlomeno hanno imparato a riconoscere che la direzione verso la quale guardare è un'altra.
Si trova forse, come dice la Chandogya Upanishad, “nel corpo, di un piccolo fiore di ninfea, dentro al quale c’è un piccolo spazio vuoto. Ciò che in esso si trova, questo bisogna cercare, questo in verità bisogna cercar di conoscere”.

I miei occhi adesso sanno che la risalita della corrente, per quanto spesso faticosa e piena di vortici e forze avverse, non può che portarmi ad un luogo in me stessa: alla mia Vera Casa, al Sole del mio Universo interiore, al mio meraviglioso e nascosto Centro.
Ultima modifica il Domenica, 11 Settembre 2016 20:08
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