Blog della Teca

Riflessioni sulla spiritualità, lo gnosticismo e il nostro modo di vedere la vita



La luna di Jodorowsky

Giovedì, 31 Dicembre 2015 09:59 Scritto da  teca di Milano e Legnano
“Chiedete e vi sarà dato”. Questa espressione, o meglio esortazione di Gesù contenuta nel Vangelo di Luca (11, 1-13), potrebbe essere leggermente modificata in “Chiedete e vi sarà detto”. Anzi, nello stesso passo Gesù ha modo di spiegare meglio: “Cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto.

Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto”. Intorno a noi ci sono le risposte ai nostri quesiti, in noi c’è La Risposta alla nostra Domanda.

Basta avere occhi per vedere e orecchie per sentire nonché un cuore pronto ad accogliere. E si riescono a scorgere simboli, espressioni e parole che in uno stato di non attenzione ci sfuggirebbero. Incontri che si possono fare anche sfogliando un libro, come “Il dito e la luna” di Alejandro Jodorowsky, tra le cui pagine si trovano piccole perle come quella che potete leggere a seguire.

LA CAMICIA DA UNA LIBBRA

“Maestro, si dice che tutto viene dall’Uno, ma da dove viene l’Uno?”.

Il maestro sorrise e rispose:

“Quando ero a Osaka, mi sono fatto fare una camicia che pesava una libbra”.
“Grazie, maestro, ho compreso”.

La domanda del discepolo è una domanda metafisica che non ha risposta. Esistono cose a cui non possiamo dare risposta. Alcuni dati mentali sono ambigui. I punti cardinali, per esempio, non hanno una realtà tangibile. Variano in funzione del luogo a partire da cui li si considera. Al centro del Polo Nord è impossibile andare a nord.

Il maestro risponde: “Una camicia da una libbra è troppo pesante. Sarebbe una tortura portarla. Smetti di farti domande impossibili da portare. Smetti di lavorare inutilmente con il tuo intelletto. La tua domanda non ha risposta.  
Il suo fondamento è ambiguo. Occupati di cose

Che cos’è l’Uno?... Sei tu, sono io. È la mia concentrazione nel confezionare una camicia. Torna alla realtà! Agisci!

Fa’ le cose con una concentrazione totale!”.

Fino a qui il testo di Jodorowsky, nel quale l’autore sudamericano enuncia e spiega uno straordinario koan della saggezza zen. Dove, con la soavità tipica di questa tradizione, viene tratteggiato il terribile dramma della nostra mente quando ci confina nel passato e nel futuro facendoci sfuggire il presente. Quando inseguiamo con risentimento i fantasmi di ciò che è stato e i timori per ciò che potrebbe essere, trascurando quali sono le domande che ci impone il presente: l’unica condizione veramente reale.

Ma per farlo occorre concentrazione totale sul qui e ora, attenzione verso se stessi, verso gli altri e verso tutto ciò che ci circonda. Tornando a ricordarsi di Essere, di essere nati, di respirare, di avere un corpo e delle emozioni. Sentirle,
osservarle senza inseguirle col rischio di perdersi nei meandri della mente. Bisogna imparare piuttosto a farla uscire allo scoperto, alla luce del sole, la nostra cara mente là dove si trasforma in intelletto, sapienza e conoscenza, dove i suoi vicoli oscuri sfociano in una grande piazza inondata di luce del cui tepore ci si può beare.

Solo in questa condizione di equilibrio totale, si fanno avanti quei simboli e quelle parole “casuali” che sapranno dirci e darci quel che ci serve. Mentre tutto il resto invece è – come ebbe a dire quel fine dicitore che risponde al nome di George I. Gurdjieff – null’altro che “merde!”.
Ultima modifica il Martedì, 03 Maggio 2016 18:47
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