Blog della Teca

Riflessioni sulla spiritualità, lo gnosticismo e il nostro modo di vedere la vita



Il luogo della Nascita

Mercoledì, 24 Dicembre 2014 00:00 Scritto da  Luciano Cercatore
Lo specchio mi rimanda un Luciano impomatato, nel suo vestito migliore, per piacere alla famiglia. Oggi mi aspetta la Cena della Vigilia, anche se, potendo, preferirei affrontare una mandria di bisonti imbizzarriti. Da giorni sono inquieto, irritabile. Perché queste riunioni familiari mi scavano dentro?

Normalmente, in quindici minuti posso essere giù dal letto e fuori casa. Adesso sono stressato, in ritardo, il sacchetto dei regali si rompe per strada. Alla fine entro a casa dei miei, consegnando la stella di Natale a mia mamma Marta già sufficientemente sgualcita.

“Luciano, che hai fatto ai capelli?” Ecco, anche questa volta non vado bene. Mi getto a salutare gli altri parenti, che vedo una volta all’anno.

Dal paesello, sono arrivati nonna Lucia e nonno Marzio, vitali e perfettamente a loro agio in queste occasioni. Il profumo speziato della nonna mi ricorda tenerezze antiche. Resisto alle pacche sulle spalle del brusco nonno. Abbraccio il lontano cugino Astorre. Quanti anni ha? Novantadue o novantatré. Arriva papà: “Allora, Luciano, raccontaci, come va il lavoro? Sei sempre alla gavetta?”

Già spazientito quanto basta, mi guardo intorno. Il vecchio soggiorno è addobbato con luminarie grossolane che vorrebbero creare una forzata allegria. Ceri e candele sono sparsi dappertutto. In un angolo c’è il Presepe… lui esiste da sempre. Lo guardo incantato, con occhi di bimbo.

“Luciano! Come sempre assente, sei in un mondo tutto tuo!” Vengo risucchiato dalla tavola imbandita. Mi siedo. La mamma sfoggia entusiasta le sue portate: arancini di riso, zuppa di baccalà, pasta con i broccoli… antichi sapori siciliani accompagnano il rituale di questa cena dalla notte dei tempi.

“Mangia, Luciano. Lo vedi come sei magro? Non puoi non assaggiare questo e quello… Prova, l’ho preparato per te!” Il solito gioco all’ingrasso, ed ecco che il piacere si converte in costrizione. Difficile restare calmi e consapevoli in questa sala di torture emozionali che è la famiglia.

Nel frattempo Astorre, come ogni volta, ricorda a tutti di essere vecchio e malato, di avere tanto bisogno che i parenti si prendano cura di lui… a chi lascerà la sua eredità, altrimenti? Mamma gli dà ragione. Cercando di cambiare argomento, provo a parlare di attualità. Istantaneamente vengo sommerso da gelatinosi luoghi comuni: “A questo mondo ci vorrebbe una persona forte, per mettere a posto le cose”, oppure: “In politica sono tutti ladri”, o anche: “Tutta colpa di quelli lì che ci portano via il lavoro”.

“Sapete che Luciano ha conosciuto una ragazza?” Mia madre non sta mai zitta. L’irritazione aumenta, mi viene prurito dietro un orecchio. “Chissà se questa è la volta buona e salta fuori un bel bambino!” Il groviglio mi attanaglia lo stomaco. Mi alzo. Indietreggiando, finisco contro la mia vecchia scrivania, dove passavo molte ore a studiare, osservo da questa prospettiva l’intera tavolata, un palcoscenico di attori ben noti. Ciascuno di loro risiede dentro me, in fondo provo affetto per ognuno, sono tutte voci che mi abitano.

“Luciano, non ti arrabbiare, prendine ancora due, dai!” Guardo la mamma e vedo la bimba ansiosa che la muove. Le sorrido: “Sono sazio, grazie”.

Il mio sguardo si sposta sul Presepe: Gesù, nella mangiatoia, è il miracolo che nasce e rinasce ogni anno e ogni giorno, nel segreto del cuore. Sento il respiro caldo di ciascuno dei commensali. Mi ricordo di quel piccolo Luciano, dentro di me. Lui sta bene.

Del fumo sale dal Presepe. Mi precipito a spegnere il piccolo fuoco emanato da una delle candele e alimentato dalla carta delle montagne. Con un panno batto e ribatto per spegnere le fiamme, che si propagano velocemente. Tutti si agitano e accorrono: chi butta un po’ d’acqua, chi scombina ogni cosa. Strepiti, concitazione… il fuoco è spento. Resta solo un po’ di fumo ormai innocuo. Eccoci tutti intorno al Presepe, devastato più dai nostri maldestri tentativi per spegnerlo che non dal fuoco.

Guardo lo scempio e incrocio il volto sconfortato della mamma e degli altri.

Nonna Lucia sorride: “Perché quest’anno invece della solita tombola, non ci mettiamo tutti quanti a ricostruire il Presepe? Ho la carta e, proprio qui fuori, c’è un grasso muschio di un bel colore smeraldino…”

Mentre ricostruisco le montagne e insieme alla mia famiglia ripristiniamo il luogo dove avviene e avverrà la Nascita, io mi sento felice.

Buon Natale anche a te, che, come me, stai costruendo con sforzo, fede e speranza il luogo della Nascita.

Luciano Cercatore
Ultima modifica il Sabato, 21 Maggio 2016 18:34
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Io invece mi sono defilato dalla solita tortura del natale in famiglia e l'ho trascorso con l'unica persona con la quale mi andava di trascorrerlo: me stesso. Mai stato meglio. Buon Natale a tutti voi

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