Blog della Teca

Riflessioni sulla spiritualità, lo gnosticismo e il nostro modo di vedere la vita



attualità: i millennials ed il senso della vita

Lunedì, 06 Giugno 2016 13:12 Scritto da  La teca di Legnano e Milano
La nostra società fa finta di non accorgersene, ma credere o meno in Dio avrà su di essa effetti maggiori del riscaldamento climatico, della minaccia terroristica, delle crisi finanziarie, più di internet e della tecnologia mobile. Negli Usa il 75% dei Millennials (i nati dopo il 1980) sostengono che “Dio non ha alcuna importanza”, e in Italia anche i dati Istat segnalano un veloce e pesante deterioramento del rapporto tra i ventenni e il culto. Sono ormai decine le ricerche che indagano in questa direzione e che indicano come le nuove generazioni (e non solo esse) non si pongano più di tanto le questioni inerenti l’origine e il senso della vita.

Eppure, avete mai sentito in merito una profonda e pubblica, generale, riflessione – che non fosse quella (di parte) proveniente dai pulpiti – sul fatto che l’uomo, l’umanità in sé e in particolare quella occidentale più che rispondere negativamente alla domanda delle domande “Dio esiste?”, preferisce ormai alzare le spalle, sussurrare un disinteressato “boh!” e girarsi dall’altra parte? Insomma, “Dio non esiste e se esiste non è affar mio…” sembrerebbero dire i ventenni e i trentenni di oggi, ormai affetti da un individualismo isolazionista che li pone distanti da tutto e al centro di sé. A memoria d’uomo non si ricorda un allontanamento così netto e persistente dell’uomo dall’idea della sua origine.

È come se anche la ragione positivista avesse abdicato al suo ruolo di eterno contraltare alle ragioni dello spirito, per fare posto non a un nichilismo ragionato ma a un qualunquismo sragionato. Ovviamente sarebbe ingiusto e sbagliato fare di tutta l’erba un fascio, perché persistono splendide e numerose eccezioni, ma l’andamento generale è segnato. Ecco perché ogni volta che scorgo sui giornali oppure online simili notizie, mi si para davanti agli occhi l’immagine di un grande e sontuoso banchetto a cui molti -lasciandosi distrarre da altro - scelgono alla fine di non sedersi, piuttosto che l’atteggiamento di chi di fronte alla volta stellata o davanti a un tramonto fiammeggiante sul mare si distrae mettendosi ad armeggiare col suo smartphone...

Temo che sarebbe troppo invitare costoro a fermarsi per un istante per cominciare ad ascoltare il sussurro flebile, quasi impercettibile, che sentono levarsi ogni tanto dal loro interno: lo so, è difficile dare credito a qualcosa di cui si è decisa l’inesistenza… In alternativa, basterebbe che si risolvessero per un attimo a ricorrere alla pur sempre fallace, ma concreta, mente che è empirica e materialista, quindi – tanto quanto loro – pienamente individualista, in modo da poter di condividere con loro le considerazioni di due scienziati. La prima è dell’astronomo inglese Fred Hoyle, il quale ha scritto che “le probabilità che un processo spontaneo metta insieme un essere vivente sono analoghe a quelle che una tromba d’aria, spazzando un deposito di robivecchi produca un Boeing 747 perfettamente funzionante”.

La seconda è invece dell’astrofisico Paul Davies, il quale ha avuto modo di sottolineare come “attribuire al caso la composizione dell’origine organica e chimica della vita, equivale a credere che ottenere poker mille volte di fila sia un gioco da ragazzi”.

Non siamo quindi nati dal caso, facciamo parte di un disegno, di un progetto, e quanto ci è stato dato e ci capita ha un senso. E così come le particelle del nostro corpo vivono perché le altre accanto prosperano, così come nell’universo i pianeti gravitando tra loro si sostengono, noi tutti siamo nati individualmente interconnessi gli uni agli altri. E di ciò, cari ragazzi, ognuno di noi è demandato a farsene una ragione.
Ultima modifica il Lunedì, 06 Giugno 2016 13:24
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