Blog della Teca

Riflessioni sulla spiritualità, lo gnosticismo e il nostro modo di vedere la vita



Quarta Via: la considerazione interiore ed esteriore

Sabato, 30 Aprile 2016 09:02 Scritto da  la teca di Legnano e Milano
L'altra sera al gruppo di letture di Milano abbiamo affrontato il tema della considerazione interiore ed esteriore, leggendo insieme il principale contributo fornito in Frammenti di un insegnamento sconosciuto alle pagine 168-171. Mi sono reso conto, rileggendo a distanza di tempo Frammenti, della estrema densità di insegnamenti contenuti nei paragrafi. Non è pertanto possibile, nello spazio di un blog una disamina analitica,  procederemo quindi per frammenti di comprensione appunto, fornendo alcuni degli spunti emersi dal gruppo di letture.

Il primo aspetto che è stato evidenziato è che, secondo il testo, attori musicisti artisti e uomini politici, in particolare, ci sono da esempio come soggetti ammalati di una straordinaria opinione di sè stessi, di considerazione, cioè di una predisposizione ad offendersi per la più piccola mancanza di comprensione o apprezzamento. Questo in buona sintesi è un primo inquadramento della considerazione interiore. Potremmo anche ridefinirlo con una terminologia utilizzata nella nostra scuola: senso di importanza personale.

Un partecipante condivide  con il gruppo la propria sensazione, con il passare del tempo e con il lavoro, di aver aumentato la propria "scorza" , che chiama anche forza interiore, e di come nel tempo senta di essere più refrattario a quello che un tempo avrebbe percepito come un giudizio esterno.  Questo è un aiuto sebbene permanga la fragilità su alcuni specifici temi evocati da persone esterne.

Una secondo sfumatura del concetto di considerazione interiore è legata alla nostra percezione, rimanendo centrati su noi stessi,  di dovere fare qualcosa in determinate circostanze.

Una persona del gruppo condivide  l'esperienza di come essendo formatore in una azienda, sapendo alla fine del corso di essere valutato dai partecipanti con una scheda di soddisfazione, molto importante per i suoi futuri sviluppi di carriera, è stato dal primo all'ultimo minuto del corso di formazione nella propria considerazione interiore, sentendo di dover piacere in ogni modo e comportandosi di conseguenza. Questo ha impedito una relazione reale perchè la propria preoccupazione occupava tutto lo spazio dell'attenzione.  Questo atteggiamento paradossalmente ha portato all'effetto opposto, ovvero ad avere valutazioni negative. Nel gruppo emerge come molte volte proprio il sentire di dover piacere è controproducente, mentre l'atteggiamento opposto può addirittura portare risultati migliori. 

In un secondo passaggio Gurdjieff definisce la considerazione esteriore come un vero e proprio "antidoto" alla considerazione interiore. Una prima definizione della considerazione esteriore è la capacità di adattarsi agli altri alla loro capacità di comprensione, alle loro esigenze, attraverso l'ascolto e la conoscenza dello specifico essere umano.

Una persona del gruppo fornisce una spiegazione del meccanismo attraverso cui,considerando esternamente attenuiamo la considerazione interiore: se pensiamo all'altro il fuoco dell'attenzione è rivolto verso l'esterno, questo toglie energie al considerare noi stessi. La condivisione riguarda un rapporto di amicizia, in cui il tentativo di aiutare l'altro ha portato però ad una rottura.  Discutiamo di come sia essenziale aiutare gli altri senza imporre soluzioni, stando nell'ascolto, considerando come indicato su frammenti appunto, quindi individuando se ci è possibile le modalità e la capacità di comprensione dell'altro. Ouspensky ci ammonisce sul fatto che non sia affatto facile considerare esteriormente, ci sono delle parti in noi che emergono e che finiscono poi per portarci ad una ulteriore considerazione interiore.

Una persona del gruppo ci racconta di come un tentativo disinteressato di avvicinare una persona del sesso opposto per aiutarla, abbia portato ad una brusca chiusura del rapporto per un fraintendimento, una "ingiustizia"  che solo grazie alla comprensione dell'altro, così simile a sè,  non ha trasformato in una sofferenza personale.

Chiudiamo l'incontro con questa emblematica domanda e risposta tratta da una conferenza di Gurdjieff del 1941 con i suoi allievi.

Domanda: Vedo la mia impotenza e la mia codardia. Non posso dire niente e fare niente per un altro. Poiché la mia testa non è lucida. Ho la sensazione se una cosa è giusta o no, ma non posso spiegare ancora il perché.

Gurdjieff: Tu non puoi dire o fare niente per un altro. Tu non sai di cosa hai bisogno per te stesso, non puoi sapere di cosa ha bisogno un altro. Lavora di proposito per lui. Ma recita la tua parte. Sii distaccato interiormente: Vedi. Esternamente parla come fa lui (entra in sintonia ndt.), in modo da non urtarlo. Devi acquisire la forza per farlo. Recita una parte. Diventa doppio. Fai quello che ti dico, non puoi fare di più. Amore per il tuo prossimo; quella è la VIA. Porta a tutti quello che hai provato nei confronti dei tuoi genitori.



Ultima modifica il Martedì, 03 Maggio 2016 18:34
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