Blog della Teca

Riflessioni sulla spiritualità, lo gnosticismo e il nostro modo di vedere la vita



Quarta Via: Il lupo e l'agnello

Lunedì, 18 Agosto 2014 00:00 Scritto da 
«Meriterà il nome di uomo e potrà contare su ciò che è stato preparato per lui dall'Alto, solo colui che avrà saputo acquisire i dati necessari per conservare indenni sia il lupo che l'agnello che gli sono stati affidati»*
A volte si cade nel fraintendimento di dover distruggere la personalità (il lupo) per permettere all'essenza (l'agnello) di poter manifestare le proprie potenzialità. Ma non è quello che Gurdjieff qui asserisce. Ma perché conservare indenne anche il lupo? Proviamo a pensare a lui non tanto come un lupo, quanto come a un cane pastore (un bel cane lupo) che si è assunto l'impegno di proteggere dai predatori il povero agnellino appena nato. Con il passare del tempo però, nello svolgere questa sua funzione facendo il cattivo con il mondo esterno, ha iniziato a credere di essere il padrone dell'agnello: ha quindi iniziato  a controllarlo mantenendolo in uno stato  di fragilità e insicurezza per paura che non ci fosse più bisogno di lui, limitandone le scelte; ha iniziato ad essere aggressivo e rabbioso anche con lui, provocandogli talvolta ferite anche profonde. Da protettore è diventato carnefice. Mantenerli indenni entrambi significa restituire al lupo la sua antica e importante funzione.
Ma come fare? Innanzi tutto diventando consapevoli che in ognuno di noi vi è un agnello, ma vi è anche il lupo e iniziando a costruire quella figura che G. chiama maggiordomo interinale, ma che si può chiamare anche Osservatore, Terzo Punto e che nel mondo cristiano è il Buon Pastore. Ma se è facile prendere contatto con il proprio agnello, è molto più difficile riuscire a guardare il proprio lupo. Riusciamo molto meglio a vedere i lupi che ringhiano e ululano nelle persone intorno a noi, ma il nostro lupo, con la sua violenza talvolta incontrollata, ci spaventa moltissimo, fino al punto da negarne l'esistenza.
Questo si vede benissimo nell'iconografia legata al mondo cattolico  dove il Buon Pastore è rappresentato in mezzo al gregge o con un agnello in braccio, ma senza lupo nei dintorni, quasi a dirci che finché non lo vediamo esso non esiste. Eppure ad un certo punto un lupo appare in alcuni affreschi: è il lupo che terrorizzava gli abitanti di Gubbio a cui San Francesco si rivolge chiamandolo fratello lupo; un lupo che appoggerà placidamente la sua zampa nella mano di Francesco e vivrà in pace con gli abitanti della cittadina, facendosi nutrire da loro.
Se imparassimo anche noi a guardare al nostro lupo interiore, ad avvicinarci a lui senza paura, potremmo forse scoprire un animale ferito che ha bisogno di essere riconosciuto e nutrito nel modo giusto; potremmo smettere di sentirci in suo ostaggio e restituirgli la sua antica funzione di guardiano e protettore.
Ma poterlo fare dovremo acquisire una certa forza, iniziare a costruire in noi quell'istanza psicologica che chiamiamo Buon Pastore...

*G.I. Gurdjieff, Incontri con uomini straordinari, Adelphi, Milano, 1977, pag. 30
Ultima modifica il Martedì, 03 Maggio 2016 19:37
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Grazie per l'articolo che mi aiuta a capire meglio queste due parti in me e per l'immagine di San Francesco molto significativo - mi sembra quasi vivo... Come danese non lo conoscevo ma me ne sono innamorata dopo aver visto il film sulla sua vita di Zeffirelli.

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Caro Lupo, ti conosco così poco. Non si può dire che siamo estranei, ma per molto tempo non ho voluto saperne molto di te, ora cerco di conoscerti meglio. Quante situazioni dolorose ti hanno forgiato, quanti pericoli ti hanno insegnato come nascondere e difendere l'agnellino ed io, quanto tempo ho impiegato prima di dirti il mio primo GRAZIE! Grazie per il tuo servizio. Ti insegnerò a riposarti ogni volta in cui ti vedrò pronto a scattare sebbene non sia necessario il tuo intervento, ti mostrerò che molte insidie sono vecchie immagini, che tu sei stato importante, che ora non sei più solo. Ti sono grato, sei un gran bell'animale forte e determinato, ma ora puoi risparmiare le forze per i momenti in cui davvero servono, ora IO SONO qui, per conoscerti e impedirti di fare del male, anche l'agnello ora deve crescere, al sicuro. Se mi addormento io tu non lo farai, ma quando sono sveglio, tu puoi riposare, se serve ti chiamo. Sono fiero di te!
IO SONO

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Si,
Demonizzare i demoni, ha delle controindicazioni piuttosto pesanti. Ma discendiamo da abitudini che si fondano sulla dissimulazione e l'inganno e pare che il premio a queste strategie, sia sopravvivere. E le sosteniamo.
Ma queste strategie producono "distanza" in noi (da noi stessi), ogni volta che separiamo il nostro lupo dal nostro agnello... ma farlo ci rende simili a chi fa lo stesso, e se da una parte ciò aumenta lo scollamento da noi, accresce l'appartenenza al gruppo... sembrerebbe che questa strategia finora sia stata necessaria per difenderci... dai lupi!!
Chi è vincolato a questa dinamica, trova grande consolazione (morale!) nel dare al proprio lupo la possibilità di esprimere la violenza della negazione e repressione di se verso l'altro, purché sia un pochino diverso da "noi"(a volte è sufficiente un vestito o un colore), e soprattutto più debole: agnello.

Francesco è un esempio. Lla metafora del lupo di Gubbio esprime una possibilità, e la generosa bellezza di una possibilità sta nel fatto che rimane tale anche quando non viene colta.

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