Blog della Teca

Riflessioni sulla spiritualità, lo gnosticismo e il nostro modo di vedere la vita



Quarta Via: La neve e il paesaggio

Venerdì, 10 Febbraio 2017 12:42 Scritto da 
È stata una nevicata abbondante, come se fosse nevicato da sempre. Tutto si è ricoperto di bianco, ogni forma visibile. 
Adesso, da alcune ore ha smesso di nevicare e il paesaggio riprende lentamente le sue forme originali. La neve cade dai rami degli alberi, dai tetti delle case, da tutti i contorni. Possiamo scoprire quello che c’era, man mano che la neve si libera, si scioglie, e permette di scoprire nuovamente le forme e i colori.

Anche nel nostro paesaggio interiore, la scoperta di quello che c’era stato, la visione delle parti più vere di noi, sono l’invito costante che una Scuola di Conoscenza ci rivolge.
Durante il nostro percorso veniamo accompagnati e invitati a osservarci senza giudizio, nella maniera più imparziale possibile. Né bene né male, ma semplice costatazione.
Ciò che possiamo iniziare a fare è dare voce a tutte le nostre parti, per comprendere le loro ragioni e per ascoltare attentamente che cosa c’è dietro, nel retroscena dei nostri comportamenti. Fotografie istantanee realistiche. 
Se qualche volta abbiamo pensato che per evolvere fosse sufficiente accumulare conoscenza, ora comprendiamo invece che è necessario uno sforzo di attenzione e di osservazione per conoscere il nostro paesaggio celato dalla coltre di neve. Sforzi costanti di esplorazione, di consapevolezza, il desiderio di raggiungere orizzonti nuovi e di integrare tutte le parti di noi allo scopo di produrre uno sguardo nuovo e amorevole verso chi siamo e la nostra storia.
Questo è un miracolo. Per poterlo creare possiamo affidarci a chi ha già fatto un pezzetto di strada prima di noi e a quella spinta interiore che ci porta a voler scoprire il nucleo caldo che profondamente ci appartiene. 

Questa forza è la nostra attenzione cosciente che ci consente di diventare dei ricercatori, di percepire la possibilità di trasformazione. L’attenzione riesce a produrre una “distanza di Lavoro” che ci permette di conoscerci anche nelle sofferenze senza farci ripiombare nuovamente in esse. 
Il ricercatore, attraverso le innumerevoli rivelazioni di chi è, può raggiungere una visione sempre più ampia di se stesso, trovando il pieno senso di tanti perché, un senso di bellezza e vita oltre la coltre bianca e pesante della neve.
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