Blog della Teca

Riflessioni sulla spiritualità, lo gnosticismo e il nostro modo di vedere la vita



Quarta Via: Perché mi tradisco?

Martedì, 10 Giugno 2014 10:40 Scritto da 
Perchè mi tradisco?
È una domanda che suona strana, perché solitamente ci chiediamo: “Perché mi HA tradito?” il mio partner, il mio migliore amico, quel collega di lavoro … Questo è un aspetto della nostra abitudine a rivolgere la nostra attenzione verso l’esterno e sempre all’esterno.

Osserviamo quanto ci accade intorno, i comportamenti delle persone che frequentiamo, come siamo vestiti o pettinati (sempre esterno è), studiamo i fenomeni sociali, politici, economici, assorbiamo le informazioni che ci bombardano da ogni dove, ecc. ecc.
Questo squilibrio fra interno ed esterno è uno dei più grandi drammi dell’uomo, peggiorato negli ultimi secoli, la cui direzione in continua ascesa sembra portarci sempre più fuori di noi. 

Chi si preoccupa della propria evoluzione interiore (quindi della propria felicità) sa quanto sia fondamentale imparare, invece, a portare l’attenzione ai processi interni, ai pensieri, alle emozioni, alla propria storia, ma non solo, anche alle “sensazioni”, a quei cinque sensi fisici che sempre proiettiamo verso il mondo esterno. Si tratta di auto-conoscenza.

Ma torniamo al nostro tradimento interno, che ha il potere di richiamare anche i tradimenti all’esterno di noi, o comunque, di farci vivere certi avvenimenti come forme di tradimento che recano dolore, disperazione, delusione, senso di sconfitta, autosvalutazione …
Avrete sentito parlare, in ambito di Quarta Via ma non solo, della frammentazione interna, della molteplicità degli “io”. Ebbene sì, un popolo che ci abita. Tanti amici, colleghi, padre, madre, figli, partner, che sono dentro di noi. Ognuno con le sue idee, i suoi desideri, dubbi, reazioni, forme di protezione e di aggressione. Alcuni più forti e numerosi di altri, come tante “fazioni” che si alternano al potere.

Accade che decido di andare dal capo del mio ufficio per far valere i miei diritti, ma il giorno dopo alcune parti di me decidono che non è il caso. Scelta o sottomissione a un altro gruppo di io?
Oppure decido di lasciare il mio partner, con il quale mi rendo conto di essere profondamente infelice, ma nel momento in cui devo comunicargli la mia intenzione, qualcosa me lo impedisce. È una scelta o è cambiato il vento?
Decido di ascoltare le confidenze di un amico, promettendo di mantenere il segreto “per sempre”, poi, per sentirmi importante di fronte a qualcun altro, spiffero tutto: il mio amico lo viene a sapere e mi cancella dalla sua vita. Piango. Quale parte di me ha preso il timone in quel momento?
Mi iscrivo all’università, ben “consapevole” dell’impegno che sto assumendo ma, dopo un anno, decido di mollare. Perché?
Mi reco a una gara di arti marziali per cui sono preparatissimo, ma prima di iniziare, mi tremano le gambe e vado in confusione mentale. È successo a un mio amico, e non ha superato la prova di graduazione. Quale gruppo di io ha prevalso in lui?

Possiamo darci allora decine di spiegazioni, - sono gli “ammortizzatori”, in termini gurdjieffiani -, tutte tese a non farci provare quel senso di profonda alienazione da noi stessi, da una parte speciale di noi capace, qualora “nutrita”, di rimanere salda al posto di comando, seguendo le indicazioni del nostro vero sentire, pensare, volere.

Facciamo dunque una prima distinzione: un gruppo di io, facente parte della nostra molteplicità interna, tradisce un altro gruppo di “io” che aveva preso una decisione.
Si tratta di un vero tradimento? Questa è una prima riflessione importante.
Da quale parte di me giungono le mie decisioni, le mie azioni, i miei pensieri e desideri? È davvero “chi io sono” che mi ispira? Già questo è un grande lavoro, un lavoro che dura anni… Armiamoci di torcia e piccone per esplorare i nostri meandri interni, e di tanta pazienza e amore.

Quando, invece, il mio auto-tradimento boicotta la parte più vera, più “essenziale” di me? Quale entità interna mi rappresenta di più, è cioè più vicina alle mie aspirazioni più vere? Progetti, modo di vivere, lavoro, amicizie, cose per le quali “il mondo” potrebbe non nutrire un grande interesse, ma che potrebbero rendermi veramente felice. Il vero “successo” risiede nel realizzare se stessi.
Queste domande sono rivolte a me e a voi al tempo stesso, perché delle buone domande, quelle che possono cambiare il corso della vita, sono molto meglio di tante risposte pre-confezionate.

Cerchiamo nella nostra infanzia le basi dei primi, grandi Tradimenti, che ancora oggi (e per sempre se non faremo qualcosa) condizionano pesantemente la nostra vita: facendoci prendere strade che a volte è difficile lasciare, scelte che è doloroso rinnegare, carichi che non vorremmo mai portare sulle nostre spalle, messi lì da qualcun altro. Un indizio ci può aiutare: quando inizieremo ad andare nella Nostra direzione, ci sentiremo improvvisamente più leggeri e percepiremo una rinnovata e divina vitalità.


Ultima modifica il Giovedì, 05 Maggio 2016 08:03
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Commenti (1)

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La prima considerazione che mi viene in mente dopo aver letto questo articolo favoloso è stata una sensazione di questo tipo......siamo stati creati così ?, perché? , ci deve essere un motivo, un senso che giustifica questa frammentazione , una chiave
che apra il significato a tale atroce e orribile realtà.........e subito una domanda, non sarebbe stato meglio per chi ha creato l'uomo
evitare questo madornale errore.....? ma è un errore?..............

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