Blog della Teca

Riflessioni sulla spiritualità, lo gnosticismo e il nostro modo di vedere la vita



Quarta Via: i Segreti della vita di Gurdjieff (dal 1866 al 1883)

Giovedì, 24 Aprile 2014 11:59 Scritto da  Teca di Milano e Legnano
I SEGRETI della VITA di GURDJIEFF (dal 1866 al 1883)
di Giovanni Maria Quinti.

In una conferenza dove esponevo uno studio comparato fra il pensiero della Quarta Via e la mistica cristiana dei primi secoli, un critico mi rivolse questa critica:"Non possiamo elevare agli onori e alla dignità del cristianesimo il pensiero di Gurdjieff sia perché esso è pregno di Sufismo, di Zen e di molte altre correnti di pensiero pre e post cristiane, sia perché in punto di morte ha affermato "Vi lascio in cattive acque" al fine di sottolineare l'incompiutezza del suo insegnamento! E' per questo che non ha lasciato alcun erede e continuatore della propria opera".
La notizia che Gurdjieff abbia fatto un'affermazione simile pochi istanti prima di morire è sostenuta da molti, anche se nessuno sa dire da quale fonte sia stata attinta.In realtà le cose sono andate in maniera molto diversa. Nel libro di Luis Pauwels "Monsieur Gurdjieff" (Ed.Mediterranee), che offre al lettore un'interpretazione critica del personaggio, si afferma che il maestro armeno pochi istanti prima di lasciare questo mondo "... dal suo letto, senza parlare, guardò per un istante i suoi intimi, coloro che avrebbero continuato, dopo di lui, a propagare il suo insegnamento… Gurdjieff li guardò tranquillamente: "Vi lascio in buone acque" disse. Poi sprofondò fra i guanciali, arrovesciò gli occhi e morì." A quanto pare, quindi, le acque erano buone piuttosto che cattive e maleodoranti.
Non è forse proprio ciò che tutti noi vorremmo lasciare alla nostra morte?
Non vorremmo tutti noi realizzare la nostra vita e permettere il verificarsi di condizioni favorevoli per chi ci è vicino?

Per ciò che concerne, invece, la designazione di un erede per portare avanti l'opera etichettandola attraverso specifici "copyright", è contraria all'idea non solo del Maestro, ma anche di qualsiasi insegnamento che non vuole chiudersi in un ghetto ideologico.

Un movimento organizzato è funzionale a degli obiettivi precisi, raggiunti i quali perde la propria utilità. Se Gesù avesse saputo in anticipo che la sua "Chiesa", nel corso dei secoli, avrebbe ucciso degli innocenti, probabilmente avrebbe impostato diversamente l'etica e l'arco di vita della propria organizzazione. (Che poi il suo obiettivo fosse stato di fondare una chiesa come quella da noi oggi conosciuta è tutto da verificare).
Quanto è utile che nessuno possa strumentalizzare l'insegnamento per affermare: "questa è la verità di Tizio" oppure "questo insegnamento è soltanto nostro"? Mi vengono in mente le parole del poeta mistico Rumì (X sec.) che, pur essendo di religione e cultura islamica, in uno stato di coscienza dilatata affermò:

"Che posso fare, Musulmani? Non conosco me stesso. Non sono Cristiano, né
Ebreo, ne Mago, né Musulmano. Non sono dell'Est, non sono dell'Ovest. Non della
terra, non del mare. Non delle ricchezze della Natura, non dei cieli rotanti. Non di
terra, non di acqua, non di aria, non di fuoco. Non del trono, non del suolo,
dell'esistenza o dell'essere. Non dell'India, Cina, Bulgaria, Sassonia. Non del regno
degli Iracheni, o dei Coreani. Non di questo mondo o dell'altro; del cielo o
dell'inferno. Non di Adarno, Eva, dei Giardini del Paradiso, dell'Eden. Il mio posto
senza posto, la mia traccia senza traccia. Né corpo, né anima: tutto è la vita del mio Amato...".

Esiste forse migliore definizione della liberazione da tutte le etichette cui la Vera Via conduce?
Possiamo, innanzi a tale forza e bellezza, relegarci e quindi nasconderci dietro un movimento organizzato che afferma "Noi solo possediamo la verità"?
Quanto questo ci condurrebbe lontano da ciò a cui Gurdjieff voleva portarci! Per questo egli non lo ha mai progettato, né ha mai preteso che i suoi si organizzassero in tal senso.
Ma andiamo con ordine: chi era monsieur Gurdjieff?
Nel corso della sua vita, a eccezione di alcuni articoli sensazionalistici scritti su di lui negli anni '20, Gurdjieff fu quasi sconosciuto al di fuori del suo circolo di seguaci. Dagli anni '50 in poi, tuttavia, le sue idee incominciarono a diffondersi sia attraverso la pubblicazione di alcuni suoi scritti, sia attraverso le testimonianze di suoi allievi. Il suo eccezionale e a volte eccentrico carattere diede origine a numerosi racconti fuorvianti che per molti anni fecero ombra alla profondità delle sue idee. Oggi, tuttavia, l'insegnamento di Gurdjieff è emerso da questo sfondo di dicerie e allusioni per essere riconosciuto come uno degli insegnamenti spirituali più penetranti dell'epoca moderna. Gurdjieff nacque ad Alessandropoli, nell'area sud transcaucasica della Russia, probabilmente intorno al 1870 (ora quella città ha il nome di Gyumri).
Gurdjieff era greco e sua madre armena. Eccezionalmente dotato, sin da giovanissimo fu influenzato dalla spiritualità della Chiesa Armena (l'Armenia è stata da sempre profondamente cristiana, la prima nazione al mondo ad accettare il Cristianesimo come religione di stato).

Fare una precisa cronologia degli avvenimenti degli anni che preludono alla scelta di mettersi in Viaggio alla ricerca della Conoscenza, risulta davvero difficile. Infatti, Gurdjieff poco ci racconta di quei periodi, ma possiamo dire che circa due o tre anni dopo la sua nascita nacquero il suo unico fratello Dmitri Ivanovitch Gurdjieff (?1872) e la sorella maggiore (?1873). Il padre di Gurdjieff, Giorgios Giorgiades, impoverito dopo lo sterminio del bestiame da parte della peste bovina, apre un deposito di legnami e, in quello stesso periodo nascono, anche altre due sorelle di Gurdjieff.

Come tutti gli "artisti oggettivi", dai pittori alchemici agli autori di testi cabalistici fino a giungere ai sufi con i loro racconti simbolici, Gurdjieff racconta se stesso intessendo insegnamenti utili dietro i personaggi del suo resoconto autobiografico successivamente intitolato "Incontri con uomini straordinari". In questo libro si parla di Pogossian e Yelov che rappresentano, in forma simbolica e forse poco storica, sia l'abilità ad utilizzare le maschere della personalità, sia la capacità di non lasciarsi dominare dalla permalosità e dall'orgoglio. In tal modo, i due protagonisti, riuscivano a comunicare ad un livello più alto, sottile ed impercettibile. In questo semplice gioco si nascondeva un gran lavoro su se stessi ed anche un grande insegnamento, sull'amicizia e sulla lealtà, sulla rottura di codici sociali, forse molto utili se contestualizzati al tipo di società a cui Gurdjieff si rivolgeva ai suoi tempi.

"Yelov è stato invitato da qualche parte. Gli hanno offerto dei dolci. La cortesia esigerebbe che li mangiasse per non offendere i suoi amici. Eppure Yelov, che adora i dolci, non li mangia per nessun motivo al mondo: se li nasconde in tasca per portarli a Pogossian. Ma invece di darglieli semplicemente, egli accompagna il suo gesto con canzonature d'ogni genere e con una bordata d'ingiurie… egli faceva finta di trovarsi per caso dei dolci in fondo alla tasca e ne porgeva un'intera manciata a Pogossian, dicendo:

'Come diavolo mi è finito in tasca questo sudiciume? Su, pappati queste porcherie! E' la tua specialità pappare tutto ciò che gli altri non vogliono più!' Pogossian li prendeva, borbottando a sua volta: 'Queste delicatezze non sono per il tuo gargarozzo! Sei buono solo ad abboffarti di ghiande come i porci tuoi fratelli!'" 

Tutto questo può avere per noi un grande insegnamento o forse non avere alcun significato. Forse questo potrebbe determinare se siamo capaci di comprendere l'ironia, il sarcasmo e la bellezza del suo insegnamento, oppure sentircene profondamente lontani.

Nessuno, però, dovrebbe mai pensare che qualsiasi apprezzamento o critica possa descrivere in toto una verità che vada anche solo qualche centimetro oltre se stessi e il proprio modo di essere.
Ultima modifica il Martedì, 03 Maggio 2016 19:25
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"...Non delle ricchezze della Natura, non dei cieli rotanti. Non di
terra, non di acqua, non di aria, non di fuoco. Non del trono, non del suolo,
dell'esistenza o dell'essere." Come me lo dimentico facilmente, ma questa è la mia vera e più profonda IDENTITA'.

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