Blog della Teca

Riflessioni sulla spiritualità, lo gnosticismo e il nostro modo di vedere la vita



Esperienze interiori: radio-mente ed il silenzio interiore

Venerdì, 15 Gennaio 2016 13:01 Scritto da  teca di Milano e Legnano
"Quel giorno, mentre ero al mercato, vidi passare qualcosa di molto strano. Era una donna con due enormi labbra, sicuramente rifatte, esaltate da un rossetto quasi eccessivo che la rendeva un po' clownesca.

Tutto in lei era eccessivo". In questo breve pensiero è riassunto un esempio della continua "radiocronaca" alla quale noi esseri umani siamo sottoposti continuamente dalla nostra mente di superficie. 

In questo caso è una parte giudicante di noi a parlare, il giudice, ovvero quella voce che sembra volerci spingere a notare le differenze con le altre persone, a separarci dagli altri.Altre volte la nostra radiolina mentale trasmette incessantemente sulle sue frequenze continue associazioni di idee, che ci portano senza meta da una idea a un'altra, rendendoci difficile la concentrazione. Questo è quello che James Joyce chiamava lo “stream of consciousness”, ovvero il flusso libero dei pensieri, ma noi potremmo ribattezzarlo "of in-cousciousness", avendo in realtà poco a che fare con la volontarietà e la consapevolezza. Ricordo i comici Zuzzurro e Gaspare che riuscivano sempre, attraverso le associazioni, ad arrivare da un’idea a un’altra completamente opposta, dimostrando l'indimostrabile attraverso collegamenti basati su semplici associazioni mentali.

Insomma lo sappiamo, la nostra mente un po' ci mente, ed aiuta a costruire la nostra prigione, una prigione senza sbarre né odore, come diceva il maestro Morfeus a Neo nel film Matrix

Trovo efficace la metafora della mente come radio, la cui continua programmazione è basata su flussi di pensieri incontrollati, giudizi e dibattiti tra parti apparentemente contrapposte, motivetti che risuonano, tentazioni e dipendenze che portano identificazioni momentanee. In tutto questo riusciamo solo con molta difficoltà a trovare la concentrazione per ascoltare noi stessi ed i nostri stati interiori e darci, se possibile, una direzione da percorrere.

Lo scopo dell’antica pratica della meditazione, oltre che uno dei risultati della pratica gurdjieffiana del ricordo di sé, è la creazione di sempre maggiori spazi di silenzio interiore. Il silenzio interiore è la pratica di spegnere per il maggior tempo possibile la nostra  radio-mente. Una buona misura di questo tipo di lavoro è vedere per quanto tempo riusciamo a stare nel silenzio interiore.

Prova ora. Ci sei riuscito per due secondi, un minuto, un'ora?

Ogni pratica ha bisogno di allenamento. 

Nel silenzio interiore, che spesso fa paura, è custodito il segreto più grande… il vero discernimento, la nostra voce interiore.

Riuscire nella vita di tutti i giorni, in una situazione come quella di cui parlavamo all'inizio, mentre si è al mercato, a mantenere il silenzio in noi, anche per pochi secondi, anche davanti a qualcosa di criticabile, può portarci a percepire qualcosa oltre le apparenze, qualcosa oltre al suggerimento sbagliato che riceviamo dalla radio… la Nostra vera risposta.
Ultima modifica il Martedì, 03 Maggio 2016 18:41
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