Blog della Teca

Riflessioni sulla spiritualità, lo gnosticismo e il nostro modo di vedere la vita



Scheletri nell’armadio

Mercoledì, 01 Ottobre 2014 00:00 Scritto da  Luciano Cercatore
Stamattina mi sono destato senza aspettare la sveglia, molto inquieto e con gli occhi strabuzzati, appena balzato fuori da un incubo. Sospeso tra mondo diurno e reame onirico, ancora il turbamento alloggia in me.

Lo racconto a te, che mi hai ascoltato quando più mi sono sentito inadeguato alla vita.

Nel momento di passaggio tra i due mondi, una donna viene verso il mio letto, io nascondo la faccia nel cuscino. Solleva un enorme specchio e benevola mi invita a guardare. Turbato mi specchio, vedo il mio volto e immediatamente sono risucchiato al di là dello specchio.

Appaio in un mondo oscuro, non so se minuscolo oppure infinito, pieno di rottami, spazzatura, materiali invecchiati, frantumati... davanti a questo paesaggio desolante il mio essere cerca una scappatoia. Ma una forza sconosciuta mi impedisce di sottrarmi a questa vista. Sento il suono della mia voce che cerca di tranquillizzarmi, ma si confonde subito tra mille altri sussurri e acute grida.

Ecco un vecchio e mastodontico armadio. So di conoscerlo, ma proprio per questo non voglio aprirlo. Non posso. Pumm! Si apre da solo e ne saltano fuori una miriade di manichini, bambole, fantocci e burattini di forma, colore, dimensioni e materiali più svariati. Si accatastano ai miei piedi: è un montagna enorme. Inorridisco oppresso dall’odore di muffa. La paura mi avvinghia piedi, gambe e respiro quando un manichino di gomma incomincia a procedere verso di me. È vestito come mio padre, ma è privo delle braccia. Dal fondo del cumulo inerte, si solleva una bambola, anche lei ha l’aspetto familiare, sta sollevando le braccia per chiedere aiuto, non si può spostare perché non ha le gambe. Sono molto spaventato.

Mi chiedono con insistenza di ritrovare qualcosa che hanno smarrito: lui la sua marca di thè preferito, Psyché, lei il suo cane Chronos, smarrito da molti anni. Tento di correre via, ma sono rallentato da sacchi di immondizia legati alle caviglie, allora mi nascondo tra i mucchi di rottami. Ma i due esseri scrutano nella penombra per ritrovarmi, bisbigliando: “Vieni, vieni…” La bambola poi getta un urlo gutturale: “Non puoi uscire di qui senza il mio permesso!” E il manichino ghignando: “Ho io le chiavi!”

Rassegnato torno indietro: devo affrontarli, non posso liberarmene. Man mano che avanzo, mutano atteggiamento, diventavano meno raccapriccianti e in me la paura si placa. Strano: percepisco una diversa sensibilità e anche una certa bellezza in queste due figure. Lei comincia a parlarmi di quando era bambina, lui mi chiede di dargli da bere il suo thè, perché desidera tanto sentire ancora quel sapore. Adesso non vi sono altri rumori, sorge una musica antica e lei mi chiede, poiché non ha le gambe, di farla ballare. Sono invaso da un sentimento amoroso e da una profonda tenerezza per questi due esseri deformi.

Acconsento. Lui beve il suo thè, lei balla la sua antica melodia.

Li posiziono l’uno accanto all’altra, chissà se lui la farà ballare e lei gli darà da bere. Lei ha lo sguardo di mia madre quando cantava per me. Mi sussurra: “Adesso sei libero.”

Luciano Cercatore
Ultima modifica il Sabato, 21 Maggio 2016 18:25
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Commenti (4)

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Ciao Ugo, speriamo di non rimanere in quel dormiveglia, in quel limbo che ci lascia irrisolti, come se fossimo sotto incantesimo. Ti abbraccio nella Ricerca

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Ciao Luciano, il tuo sogno mi colpisce. Mi fa venire in mente che ogni mattina mi sveglio e, come se uscissi dal ventre di mia madre, sento un senso di angoscia che si protrae se resto in dormiveglia. A presto. Ugo

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  Ospite

Lucidissimo e commuovente. Grazie per questa perla.

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  Ospite

bellissimo sogno......

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  Ospite
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