Blog della Teca

Riflessioni sulla spiritualità, lo gnosticismo e il nostro modo di vedere la vita



Esperienze interiori: gli ultimi 20 minuti

Sabato, 30 Gennaio 2016 07:03 Scritto da  teca di Milano e Legnano
Ho paura di morire. Tu, noi, tutti ce l’abbiamo. L'istinto di sopravvivenza o autoconservazione così come l’istinto di morte sono universalmente accettati: sono presenti e iscritti nel patrimonio genetico del mondo animale e del mondo umano.
Pulsione di vita, pulsione di morte.
Motivo consolatorio portato dalle religioni e dalle tradizioni spirituali: la morte non è la fine ma un inizio.
Solo belle parole? a poco servirebbero.
La paura è più forte.

Ma…
Ma ho, poi, a tratti, intuizioni improvvise che narrano un’altra storia.
Leggo delle visioni che vengono riportate da persone in stati comatosi che tornano indietro e raccontano… passata una certa soglia, ci sarebbero luminosità, gioia e pace.
E poi talvolta riesco a sperimentare, in stati meditativi che la scienza chiama stati altri di coscienza, visioni luminose, straordinarie, difficili da narrare.

Comunque sia, morire dovrò.
Questa certezza m’impaurisce, mi fa star male…

Ancora: le tradizioni religiose e spirituali dicono più o meno esplicitamente che solo nel dolore sia possibile far crescere quel germoglio interiore che un giorno, forse, potrà diventare una pianta rigogliosa.
Quante volte mi sono ribellata al concetto e all’idea che solo la malattia e la sofferenza fossero veicolo di crescita interiore.
Poi ho sperimentato la paura di morire e confermo quanto mi sia difficile evolvere nella gioia mentre dolore e malessere facilitano (forse?) tale miracolo…

Un giorno, con forza, il mio sano buon senso mi dice: e se provassi ad attrezzarmi?
Una notte un sogno mi aiuta: una voce fuori campo che mi dice che nel giro di 20 minuti morirò.
Cosa fare in questi ultimi 20 minuti?
Nel sogno sono atterrita ma ci provo. Respiro ed entro in me stessa.

Da allora provo a fare l’esercizio degli ultimi 20 minuti
Provo ad estrarre alchemicamente dalla vita qualcosa di più di quel che ho sempre fatto.
Divento consapevole dell’istante che sto vivendo, poi torna la paura paralizzante.
Ma ricomincio.
Sto morendo: in quel momento, cadono maschere e illusioni.
Sono io, nuda come non mai.
A tratti, finalmente padrona di me stessa. O almeno così mi sembra.
Accresco l’ascolto di me, per quanto possibile

Fatto l’Esercizio, tendo a ripeterlo spesso.
La vera Realtà non mi è ancora manifesta.
Percepisco talvolta di esserle vicina…

I cari miti greci sempre attuali, eternamente veri, mi ricordano che aveva ragione Bellerofonte: risuonano le parole di Pegaso, il mitico cavallo alato, che spiega che “agli dei non importa chi siamo ma chi diventiamo”.
Essi ci procurano un aiuto per diventare ciò che essi amano, qualcosa di simile a loro.

Declino al singolare: il divino mi ha inviato quel sogno.
Mi riempio di una nuova speranza.
Ultima modifica il Martedì, 03 Maggio 2016 18:40
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