Blog della Teca

Riflessioni sulla spiritualità, lo gnosticismo e il nostro modo di vedere la vita



Diari di cercatori : Un piccolo seme

Domenica, 27 Novembre 2016 19:44 Scritto da  Teca di Roma
C’era una volta un seme che giaceva protetto nel ventre di un meraviglioso pianeta lontano.

All’interno di questo pianeta scorrevano energie cosmiche delle più sublimi. Si rincorrevano e giocavano ad avvolgere il piccolo seme in abbracci celestiali.

Il seme era molto piccolo ma aveva, tutto intorno a sé, un bellissimo manto dorato che gli era stato donato da suo padre, una stella regale, una stella di una forza e di un’integrità di cui gli aveva fatto dono attraverso questo mantello magico.

Il piccolo seme per anni e secoli giacque addormentato, lasciando che fosse il ventre della sua mamma a nutrirlo e il manto del suo papà a rassicurarlo.

Nell’immensità della gioia e della pienezza si accorse, ad un tratto, che non poteva esperire la crescita, realizzò che esso restava sempre uguale a se stesso, fluttuando nell’eternità.

Decise così di sperimentare qualcosa di completamente diverso da quanto aveva conosciuto fino ad allora.

Se fino a quel momento aveva sperimento l’eternità, decise di confrontarsi con l’effimera instabilità del tempo e creò, così, un mondo in cui gli istanti si susseguivano, in cui l’uno cedeva il passo all’altro, in un gioco di morte e rinascita perpetue.

Se fino ad allora aveva conosciuto l’avvolgente miracolo dell’essere figlio nel ventre materno, decise di colorare le sue emozioni dei colori del rifiuto e dell’abbandono. Voleva sperimentare il distacco dalla madre. Voleva diventare un individuo a sé stante; un piccolo barcollante fiore rigettato da chi l’aveva messo in questo suo mondo appena nato.

Se fino a quell’istante aveva portato il mantello dorato e colmo d’orgoglio del suo papà immenso, voleva poter conoscere il significato di essere nudi, esposti, sentirsi soli di fronte a un mondo instabile e potenzialmente pieno di pericoli ad ogni angolo. Scelse un padre insicuro e fragile che nulla potesse dargli in tal senso e che gli permettesse di tessere, in totale autonomia, il suo personale mantello. Una coltre che portasse i suoi colori speciali e quelli di nessun altro.

Questo gli permise di sperimentare la propria creatività: divenne tessitore di un nuovo mantello.

Il piccolo fiore, appena apparve sul pianeta da lui creato per fare tutte queste esperienze, cadde in oblio e dimenticò di essere stato lui l’artefice della disfatta per attivare una rinascita profonda in se stesso, nei meandri più profondi del proprio nucleo.

Appena giunto, si guardò intorno e si spaventò di fronte a tutto il dolore che lo invadeva. Non aveva mai conosciuto simili sensazioni e così restava sempre in un cantuccio, lontano, col suo corpicino, dal mondo che lo circondava: rinunciò per primo al calore che i suoi cari potevano offrirgli perché, paragonato a quello che per l’eternità l’aveva nutrito, era nulla.

I suoi genitori se ne accorsero presto, sentivano di non essere in grado di far crescere questo fiore immensamente fragile e potenzialmente immenso. Si sentirono frustrati e ogni giorno della loro vita, guardandolo, percepivano la propria piccolezza e incapacità.

Ma quando il fiore si fece più grande non si limitò a restare lontano dagli altri fiori del giardino…

Memore del suo mantello magico che tutto poteva esaudire, iniziò a ricordare il suo passato. Tornarono a galla emozioni di pienezza e benessere e iniziò a perdonare le mancanze dei suoi genitori.

Iniziò un cammino di riconciliazione tra la sua vita in mezzo alle stelle, di cui si sentiva figlio adorato, e quella attuale, in mezzo agli umani, instabili e senza una direzione. Capì che forse proprio lui, attraverso questo radioso passato, poteva gradualmente portar loro un po’ delle ricchezze accumulate dentro per un tempo infinito. Sentì che era giunto il momento di condividere.

Nacque una seconda volta durante una notte stellata quando, guardando il cielo sconfinato, si riconobbe parte di quell’immenso firmamento, sentì le voci di chi l’aveva amato per un tempo senza tempo e da quel momento la paura scomparve, la solitudine svanì per sempre.
Ultima modifica il Domenica, 27 Novembre 2016 20:13
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