Martedì, 11 Marzo 2014 14:15

Altre Spiritualità: Lettera a Kunta Kinte

Scritto da Gruppo di Milano e Legnano
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Ma la schiavitù non era stata abolita? Dentro di noi , nei nostri meccanismi siamo ancora schiavi di forze interne
MA LA SCHIAVITU' NON ERA STATA ABOLITA?       
Caro Kunta Kinte, ti hanno incatenato mentre correvi libero nella tua Africa e ti hanno portato in Virginia a fare lo schiavo. Si sono presi la tua libertà e se la sono infilata nel taschino. Ti hanno picchiato, umiliato, deriso. Ti immagino piegato sul cotone mentre di sottecchi guardi le gambe del tuo padrone e pensi a quanto sarebbe bello che la terra si aprisse proprio sotto i suoi piedi e sprofondasse fin dove inizia l'inferno. Hai sofferto tutto quello che un uomo può soffrire.

Cosa c'è allora che ti posso invidiare?

Conoscevi il tuo nemico! Sapevi chi era il tuo padrone. Vedevi e sentivi le catene che ti incatenavano. Insomma, eri uno schiavo consapevole. E non è poco.

Dici che ti sto prendendo in giro?

Noi uomini liberi abbiamo catene che non vediamo, gioghi che ci trascinano senza che sul nostro collo si manifesti alcun arrossamento. Siamo buffi lo so. Perché sarà stato certamente opprimente vederti trascinato in catene, ma vedere uno sballottato di qua e di là senza che nessuna catena lo strattoni, beh, sfido chiunque a trattenere il riso.

Il fatto è che queste catene sono dentro di noi. Sono cresciute assieme a noi. Anzi, per quanto paradossale possa sembrare, più noi cresciamo e più loro diventano piccole, si accorciano, lasciandoci così sempre meno spazio di manovra.

I nostri gusti, le nostre opinioni, l'insopprimibile voglia di una battuta, andare in un circolo culturale o alle feste di paese, quel tono di voce e quell'espressione facciale, i saldi principi e gli irrinunciabili valori e insomma tutto ciò che ci definisce come “io”, non sono che anelli intorno al nostro collo, ai quali a turno si aggancia una catena che ci trascina e ci porta sul nostro rassicurante campetto di cotone, schiavi inconsapevoli. Pensiamo di essere padroni di noi stessi e siamo invece intrappolati in un meccanismo spietato e beffardo.

Il primo passo verso la liberazione da questa schiavitù è ovviamente prenderne visione, rendersi conto dell'esistenza di questa prigionia e del suo perverso meccanismo.

Il secondo passo...beh, il secondo passo è semplicissimo: farsi una grande risata!

Di fronte a un tale spettacolo come si può resistere?
Guardate me ad esempio: non capisco niente di motori eppure sono meccanico.
Mi dite come faccio a non ridere?
Letto 1934 volte Ultima modifica il Martedì, 03 Maggio 2016 19:28

Commenti (1)

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La prima volta che ho sentito la presenza di queste catene è stato un forte dolore, e vorrei non essere più schiava, ma la schiavitù mi fa pensare che la libertà può esistere, non adesso, e chissà se in questa vita, provo a fare qualcosa senza aspettarmi niente, provando a non giudicarmi. E cercando di sorridere a me stessa, anche quando vesto i panni della cattiva.

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