Domenica, 25 Gennaio 2015 00:00

Altre spiritualità: Il mio nome è Lucifero

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Riconoscere la parte in noi che rimane nell’ombra è la strada maestra per conoscerla e integrarla, permettendo che non sia più la nostra prigione.
Sì. Voglio presentarti proprio lui: Lucifero. Il mitico angelo caduto, allontanato dal Paradiso. Sebbene il suo nome significhi "portatore di Luce", e in questa accezione abbia un significato positivo, dall'altra parte è sinonimo di superbia o arroganza. È un angelo decaduto, "degradato per sempre a orrendo essere".
Le traduzioni di "Lucifer" sono diventate un nome proprio, associato nella visione comune a Satana, che vediamo comparire spesso nella Bibbia.

Leggendo il Libro di Giobbe dal punto di vista dell'angelologia ebraica, rinveniamo nella figura di Satanael, che si associa a Satana, il personaggio che ha il compito di verificare il livello di "pietas" dell'uomo, cioè l'amore che ha dentro di sé verso Dio stesso, nonostante le difficoltà della sua vita terrena. Una sorta di tentatore che però agisce in accordo con Dio. Ritroviamo Satana anche in moltissimi luoghi del Nuovo Testamento, ma senza dubbio il più noto è il momento della triplice tentazione di Gesù nel deserto.
In tutti questi episodi, notiamo che in qualche modo il Male ha una funzione specifica, e interagisce in un dialogo ricco di significati con il Bene. Come dimenticare la conversazione fra Eva e il serpente nell'Eden a proposito del rapporto fra l'uomo e il suo creatore?
Satana e Lucifero: molte sono le interpretazioni su questi due nomi. La Scrittura non illustra quando Lucifero si è trasformato in Satana. Per la maggior parte di noi sono la stessa entità, per altri, ad esempio gli gnostici, si tratta di due esseri ben distinti.

Lucifero è il portatore di luce imprigionato nella materia, che si dibatte perché non può tornare all'unità. "Portatore di Luce" era anche uno degli appellativi del Cristo nel Cristianesimo dei primi secoli. Lo stesso Gesù si definisce tale nell'epilogo dell'Apocalisse (22,16). Ma a differenza di Lucifero, Cristo è perfettamente cosciente della propria divinità e slegato dai vincoli di questo mondo.

Non è semplice, né lo vogliamo, entrare in disquisizioni teologiche. Ci occupiamo qui di Lucifero cercando di comprendere che funzione abbia questa figura nel nostro processo di individuazione. Secondo Jung, dobbiamo necessariamente passare per la nostra Ombra, di cui dobbiamo divenire consapevoli: "Non ci si illumina immaginando la luce, ma divenendo consapevoli del buio" (Libro Rosso). È nella nostra Ombra che incontriamo il Lucifero che vive in noi.
La conoscenza di sé è il sacro strumento che produce in noi una trasformazione del nostro essere, che poi modifica profondamente la nostra relazione con il mondo. I simboli e i miti ci vengono in aiuto nel Cammino di ritorno a noi stessi e a Dio. Li incontriamo e dialoghiamo con loro, sotto forma di molteplici ospiti interni, per comprendere ed orientarci, perché gli eroi del viaggio siamo proprio noi.

Tra mille ospiti e molti io, il giorno dell'incontro con il nostro Lucifero interno è un giorno importante, che dà al nostro viaggio un nuovo senso. Chi è il mio Lucifero? Qual è la parte di me che è caduta? Che ha disubbidito? Che ha tradito il divino? Che ha preso la strada sbagliata? Che si sente separata e soffre di un'eterna nostalgia? Ognuno di noi conoscerà un diverso Lucifero, ma tutti avranno in comune il tema della separazione dall'Uno, che però è l'occasione per dare vita ad un processo di crescita dell'essere umano.
Questo angelo caduto dal suo stato di Grazia rappresenta infatti la meravigliosa metafora dell'essere umano in divenire, separato da se stesso e da Dio, che alla fine ritornerà a Casa. Lucifero ha smarrito il proprio valore originario, si difende abitando questo mondo, gli manca il riconoscimento della propria Vera Natura. Non sente più Amore.

Il nostro Lucifero interiore si muove organizzando strategie, piccole o grandi rivolte e guerre, travestendosi da vittima, a volte indifferente spettatore delle nostre tragedie, a volta causa di esse, giullare divertente, saggio seduttivo, ricco signore, magnanimo leader, a volte pronto a far ridere, altre intento ad accumulare beni per conquistare potere o piacere. Quando guardiamo negli occhi il nostro Lucifero interno, vediamo quello che Gurdjieff chiamava "Prigione", comprendendo il significato del suo essere prigioniero. Questo Lucifero va trovato, guardato negli occhi, accettato e ricondotto all'Unità attraverso l'Amore. Può avere molti volti, ma sempre è la parte di noi che ci fa acconsentire ad ignorare i nostri bisogni reali, perché sommersi o ignoti. E per "bisogni reali" intendiamo qualcosa di molto preciso: per esempio coltivare la pace, l'armonia e l'amore, creare, sentirsi felici, sapere di essere nel luogo corretto, occupare il proprio e giusto posto nel mondo, sentirsi accettati, amati, giusti, ascoltare la voce del proprio Dio nel silenzio interiore, amare e lasciarsi amare dalla Sua immagine, essere noi stessi quell'immagine, per sentirsi infine degni di essere parte del Tutto.

Tutto questo nella visione gnostica non può che avvenire attraverso il Cristo, a partire cioè dalla parte cristica, che risiede nel cuore dell'uomo. Il dialogo fra Gesù e Satana (che qui non distinguiamo da Lucifero) nel deserto potrà allora assumere un significato nuovo: Cristo va nel deserto dov'è Satana per indicarci la strada.
Lucifero, inteso sempre come metafora di una parte di noi da illuminare, potrebbe forse allora tornare al suo stato di unione con il Tutto, ricordando la sua origine, riconquistando il suo titolo di "Portatore di Luce", perché il suo dolore della separazione non va allontanato o ignorato, ma riportato alla luce. Va amorevolmente trasformato.
Letto 7472 volte Ultima modifica il Martedì, 03 Maggio 2016 22:44

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