Domenica, 14 Giugno 2015 00:00

Attualità: il maestro che vorrei

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Anche le ultime tecniche educative promuovono un cambio di prospettive nel rapporto maestro allievo. Sono per me stesso un bravo maestro?
Qualche settimana fa è stato pubblicato da un noto settimanale un articolo che presentava un libro che ha avuto un forte riscontro di pubblico negli Stati Uniti, Teach like a champion di Doug Lemov. Questo testo, scritto da un insegnante di scuola primaria, descrive alcuni fondamentali comportamenti da assumere nei confronti dei propri alunni per incentivare l'apprendimento.
Lemov ha formulato questo nuovo metodo d'insegnamento osservando numerosi insegnanti all'opera e cercando di trovarne dei punti in comune.
Ne è emerso un quadro molto interessante che delinea con chiarezza un approccio relazionale efficace in grado di dare risultati positivi anche in istituti periferici considerati "scadenti". Anzi, gli studi hanno concluso che, oltre alla capacità cognitiva del bambino, c'è solo un'altra variabile che conta veramente: "Quello che gli insegnanti fanno, sanno e hanno a cuore". I dati suggeriscono che un bambino con un bravo maestro in una scuola scadente ha risultati migliori di un coetaneo che ha un cattivo insegnante in una buona scuola.

I suggerimenti dati da Lemov sono apparentemente molto semplici.
Innanzitutto, è importante quando l'insegnante formula una domanda per la prima volta dare a tutti i bambini un tempo di attesa per pensare, in modo da convincere tutti gli alunni che potrebbero avere una risposta che vale la pena di condividere. Può essere necessario ripetere la domanda più volte senza che questo implichi messaggi di frettolosità.

L'insegnante deve muoversi nella stanza per cambiare continuamente l'angolazione dello sguardo e controllare che ogni bambino possa prestare attenzione a chi sta parlando in quel momento. Se questo non avviene è sufficiente un leggero e gentile cenno della mano per mettere a tacere chi non lo fa. Nel muoversi l'insegnante sceglie di allontanarsi dai punti caldi per spostarsi ai lati dell'aula, muovendosi in modo da far capire ai bambini che potrebbero trovarselo accanto da un momento all'altro. Se qualcosa non va a un certo punto l'insegnante può decidere di dirigersi verso un alunno facendo credere al resto della classe che sta semplicemente cambiando prospettiva, in modo da correggere il comportamento del bambino senza metterlo in imbarazzo, come farebbe un grande giocatore di tennis che finga un colpo potente per poi tirare una palla smorzata. In questa vera e propria "interpretazione teatrale" l'insegnante non smette mai di sorridere, irradiando calore verso gli alunni e modulando il volume della voce per trasmettere entusiasmo, voglia di esporre le proprie idee, avidità di sapere.

Alla luce del Lavoro su di sé sorge una domanda: sappiamo essere dei buoni maestri per noi stessi?
Se tentiamo di riportare in questa prospettiva i consigli di Lemov, essi possono diventare un'utile indicazione di come rapportarci con i nostri piccoli allievi interiori e aprirci la possibilità a nuove riflessioni.
Per esempio, sappiamo darci il giusto "tempo di attesa" quando dobbiamo affrontare qualcosa di nuovo e difficoltoso o, al contrario, ci affrettiamo pur di dare un qualche tipo di risposta. O peggio, pensiamo di non avere le capacità per poter superare un problema e rinunciamo ancor prima di averci provato?
Sappiamo cambiare angolatura alla nostra prospettiva, variare il nostro sguardo sulla realtà non rimanendo immobili nelle nostre convinzioni, riuscendo così a prestare attenzione a tutte le sfaccettature, differenze, ricchezze che si presentano in noi?
Ci diamo la possibilità di sorprenderci continuamente e di riservarci la possibilità di un'esistenza non sempre programmata, ma in continua evoluzione affidandoci con fiducia al senso che la vita assume per ognuno di noi?

Sappiamo rapportarci con i nostri io "distratti" in modo gentile, senza farli sentire esclusi, emarginati, imbarazzati e vergognosi?
Questo è l'insegnante che ognuno di noi avrebbe desiderato incontrare a scuola, ma non è troppo tardi: ora è a noi che viene data la possibilità di diventare per noi stessi i maestri che avremmo sempre voluto.
Letto 2106 volte Ultima modifica il Martedì, 03 Maggio 2016 22:08

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