Mercoledì, 04 Febbraio 2015 00:00

Attualità: La miglior morte

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La notizia che morire di cancro sia la morte migliore ci pone davanti alla nostra realtà di essere transitori e ci fa riflettere sul nostro presente.
Pochi giorni fa, un prestigioso medico inglese, il dott. Richard Smith, ex direttore del British Medical Journal e attualmente a capo dell'International Centre for Diarrhoeal Disease Research, ha affermato in un blog che morire di tumore è "la miglior morte possibile". Aggiungendo poi che "Dovremmo smetterla di spendere miliardi nel tentativo di curarlo".
Secondo Smith, morire di tumore dà al malato la possibilità di congedarsi dalle persone amate, gli permette di riscoprire il senso dell'esistenza, ritenendola un'opportunità migliore dalla morte improvvisa o delle malattie degenerative del cervello: "Si può dire addio, riflettere sulla propria vita, lasciare un ultimo messaggio, visitare luoghi speciali per l'ultima volta, ascoltare le canzoni preferite, leggere le poesie più amate e prepararsi a godere l'eterno oblio".

La morte improvvisa (il più delle volte ritenuta il miglior modo per andarsene, in quanto indolore) "può essere molto difficile da affrontare per amici e famigliari, soprattutto se i rapporti con qualcuno non erano stati chiariti".
Molti di noi forse sapranno che la notizia è stata recentemente diffusa su moltissimi giornali, insieme alle testimonianze di malati terminali, di persone che hanno perduto una persona cara, che hanno inoltre messo in evidenza come il tumore colpisca anche persone giovanissime. Anche il mondo scientifico ha preso le sue distanze da quel post, come nel caso del professor Jonathan Waxman, oncologo leader presso l'Imperial College di Londra, che condanna fortemente il parere del dott. Smith, elencando tutti gli importanti progressi compiuti nel campo dell'oncologia.

A prescindere da cosa ne pensiamo, la notizia ci ha colpito, dando luogo a pensieri e riflessioni intensi. Cerchiamo di capire quali parti di noi si stanno muovendo o hanno paura di fronte a quest'affermazione quantomeno ardita.
Probabilmente, una parte della medicina sta accettando la possibilità di prendere atto del limite, attraverso un'accettazione della natura temporale della vita. La malattia e la morte sono considerate tradizionalmente dei nemici contro cui la ricerca scientifica combatte. Ma forse possiamo iniziare a pensare questi eventi anche come delle occasioni. Stiamo accettando nel profondo del nostro essere la possibilità, un giorno, di dover morire anche noi?
Magari stiamo iniziando adesso. Quale sarebbe il nostro messaggio ultimo, da chi vorremmo congedarci, che cosa potremmo dire che non abbiamo ancora detto? Ponendoci queste domande e cercando risposte, stiamo in realtà definendo la nostra realtà transitoria.

Il dott. Smith ci sta mettendo davanti al nostro destino certo, mentre tutti gli altri fatti della nostra vita possono verificarsi o meno.
Ci stiamo ora ponendo dinanzi all'unica certezza, e senza forse rendercene conto, stiamo dando nutrimento al nostro momento presente.


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Letto 2124 volte Ultima modifica il Martedì, 03 Maggio 2016 22:41

Commenti (2)

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Non so cosia sia meglio per la persona che se ne va, ogni morte è singolare ed è impossibile generalizzare.
Posso solo parlare della mia esperienza. Poter salutare chi se ne va con il tempo necessario al distacco e al saluto è molto divesro da un distacco improvviso che può essere traumatico per chi resta e in questo secondo caso i tempi di elaborazione del lutto possono essere molto più lunghi e difficili.

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  Ospite

Buongiorno a tutti, interessante problematica quella della morte, leggendo l'articolo forte il ricordo del significato che Osho in più occasioni da della morte, cioè che noi dalla nascita siamo ogni attimo più vicini alla morte , la nostra natura è morire lentamente.
Questo concetto che in me produce una sensazione di calma e di pace si collega a pieno con l'articolo, con una piccola differenza, che non è necessario che intervenga un tumore o una morte accidentale , la nostra natura non cambia e prima lo accettiamo , prima possiamo andare avanti, perché se non facciamo nostre le verità fondamentali della nostra esistenza come ci potranno essere rivelate ulteriori verità?

Un saluto a tutti Gianni

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  Ospite
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