Domenica, 21 Dicembre 2014 00:00

Attualità: Il cervello d'argilla - Continuazione

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Le ultime scoperte nelle neuroscienze con la scoperta della flessibilità del nostro cervello, ci aprono un panorama di cambiamento per noi.
Seconda parte
[....] Vorrei ora prendere in considerazione il tema riguardante la neuroplasticità.
Tra la fine degli anni Settanta e l'inizio degli anni Ottanta, le prime ricerche sperimentali consentirono la scoperta della "neuroplasticità" e della flessibilità delle strutture e dell'organizzazione delle mappe cerebrali, dimostrando che l'azione, l'apprendimento e il pensiero possono attivare o disattivare i geni, modellando così l'anatomia cerebrale e il nostro comportamento.

[....] La mente non nasce con il parto perché, a quel punto, ha già un'attrezzatura maturata in nove mesi di progressivo sviluppo. Fin dalle prime settimane di vita il neonato ci appare infatti come un essere dotato di una notevole capacità di raccogliere ed elaborare informazioni provenienti dal suo ambiente. In letteratura esistono innumerevoli teorie, ricerche, testimonianze che attestano la fondamentale importanza che assume la qualità della relazione tra il bambino e la madre o, più in generale, con il caregiver: è infatti incredibile la sensibilità con la quale il neonato reagisce allo stato emotivo della madre e lo "interpreta" con documentate variazioni dei suoi parametri fisiologici (ritmo respiratorio, frequenza cardiaca, reazioni motorie ecc.).

Ma se i neonati non nascono tutti uguali, possiamo chiederci "che bambino incontrerà quella madre" oltre a chiederci solitamente "che madre incontra quel bambino"?
[....] Conosco per esperienza personale l'intensità e la varietà di emozioni e di sguardi tra madre e figlio in un gioco circolare di rimandi reciproci.
Lo sviluppo, l'organizzazione e la maturazione delle varie strutture funzionali prosegue con una certa diacronia dal concepimento fino all'età adulta.
[....] La particolare plasticità che è attiva durante i vari periodi critici può far comprendere come i modelli relazionali e affettivi esperiti durante l'infanzia, soprattutto se problematici, possono riproporsi nel comportamento dell'età adulta.

I nostri modelli, le nostre convinzioni, l'immagine di sé, hanno un fondamento in specifiche organizzazioni neuronali che tendono ad autoconvalidarsi. Si può sostenere, in un certo senso, che le esperienze sostenute durante i periodi critici pongono le basi delle nostre caratteristiche personali. Possiamo così comprendere come, al ripresentarsi di uno specifico evento esiste già una struttura organizzata che ha il compito di reagire a quell'evento-stimolo nel modo preordinato.
La condizione che accomuna questi comportamenti è un inconsapevole automatismo, come espressione di una qualità "connaturata" del soggetto, cioè divenuta parte della sua "natura".

Ma è proprio questa qualità di inconsapevole automatismo di una funzione che rivela il fondamento "strutturale" di queste modalità relazionali. Posso raffigurarmi questo processo con una metafora che ho chiamato "la via dell'acqua". L'acqua piovana che scende lungo un terreno in pendio trova la sua strada seguendo le casuali asperità del terreno, ma, se è sufficientemente abbondante, può lasciare dietro di sé quel sia pure impercettibile solco provocato dal suo passaggio che indurrà la pioggia successiva a seguirne la traccia. Più questo evento si ripeterà, più quella strada tracciata diventerà il percorso obbligato, "naturale" dell'acqua: in questo modo dai ruscelli, ai fiumi, ai canyon si formano le strutture naturali.

Può ora essere intuibile come la plasticità neuronale abbia una natura competitiva: l'organizzazione codificata fa da "attrattore" che inducendo una "coazione a ripetere" lo schema di condotta preformato impedisce o quanto meno ostacola fortemente l'esperienza di una possibile soluzione alternativa anticipandola. Questa competitività spiega anche come mai è così difficile eliminare cattive abitudini acquisite: spesso, infatti, disapprendere è più difficile che imparare.
Quando si sviluppa una rete di connessioni neurali, questa diventa efficiente, autosufficiente e, per la competitività dei sistemi strutturati, difficile da eliminare.
Non dimentichiamo che l'originaria esperienza degli eventi relazionali ha letteralmente plasmato l'organizzazione e la funzione delle strutture che, in seguito, sono deputate a rispondere a quegli stessi eventi.

Le risposte emotive, quindi, trovano una "via preformata" nella traccia che la regolazione affettiva delle precedenti esperienze ha modulato nelle strutture corrispondenti.
Tenendo conto del fatto che la memoria esplicita dei ricordi autobiografici e la memoria implicita delle procedure automatizzate sono "contesto-dipendenti", nel senso che sono evocate dagli eventi che in ogni data situazione caratterizzano lo stato mentale del soggetto, credo che possiamo riconoscere in questo processo associativo anche la base neurobiologica delle situazioni transferali e di quella ripetitività che, nella teoria psicoanalitica viene definita "coazione a ripetere".
Tutto quanto detto finora potrebbe anche suggerire l'idea di una certa rigidità del sistema. In realtà, è un sistema dotato invece di una straordinaria versatilità.

Voglio raccontarvi una storia vera che dimostra le impensabili possibilità poietiche e auto-organizzative del nostro cervello. Recentemente, la stampa ha riportato un caso veramente straordinario, che forse non ha precedenti nella letteratura scientifica. Si tratta di un uomo francese di circa quarant'anni, impiegato statale, sposato con due figli, che recentemente aveva richiesto una visita medica perché lamentava un senso di debolezza ad una gamba. Una radiografia e la risonanza magnetica, eseguite tra altri accertamenti diagnostici, ha lasciato increduli e senza parole i medici: la testa risultava pressoché vuota, cioè occupata da un idrocefalo che riempiva tutta la cavità, mentre il tessuto cerebrale era ridotto a un sottile strato superficiale, schiacciato sulle pareti della scatola cranica. Come è possibile? Si ritiene che il lento e progressivo schiacciamento, dovuto allo sviluppo di un ignorato idrocefalo infantile, abbia permesso alla plasticità neuronale di adattare altre aree alle funzioni dei lobi danneggiati, consentendo così, pur nelle condizioni estreme di queste ridotte dimensioni, un quasi normale tenore di vita. Per inciso, il quoziente intellettivo di quest'uomo risulta entro i limiti della norma".
Letto 1301 volte Ultima modifica il Martedì, 03 Maggio 2016 22:47

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