Giovedì, 30 Ottobre 2014 00:00

Altre Spiritualità: L'equilibrio dell'Amore

Scritto da La teca di Legnano e Milano
Ti piace?
(7 Voti)
«Ama il prossimo tuo come te stesso» In queste parole è racchiusa tutta la saggezza che occorre conoscere..
Esistono espressioni di un’elementarità quasi ovvia, di cui però spesso ci sfugge il senso profondo, concentrati come siamo a coglierne il significato che galleggia più in superficie. E non per questo, tuttavia, più superficiale.

Le parole di Gesù: «Ama il prossimo tuo come te stesso», per esempio, cosa possono significare oggi per chi, come noi, corre al lavoro in macchina o in autobus, dopo aver fatto la spesa di fretta e accompagnato i figli a scuola e aver risposto a decine di messaggi tra sms, telefonate, e-mail, twitt, social network, entrando di fatto in contatto diretto o indiretto con centinaia se non con migliaia di persone?

Assodato che il prossimo non sono (solo!) i nostri cari, la nostra famiglia e la nostra cerchia di amici, l’amore verso i quali dovrebbe essere – almeno sulla carta – assodato, non possiamo non porci la fatidica domanda:
chi è il mio prossimo? In Luca 10, 25-37, Gesù risponde raccontando la parabola del buon Samaritano.

In Giovanni 15, 12-17 approfondisce così il concetto ai discepoli: «Questo è il mio comandamento, che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi». In Matteo 22, 37-40, l’amore per il prossimo segue solo quello per Dio Padre, lo stesso accade in Marco 12, 29-31. L’amore per l’altro quindi inteso come metro e misura dell’amore per Dio, quasi si trattasse di una moneta a due facce che non possono esistere l’una senza l’altra, e mai e poi mai (tanto per togliere ogni alibi a qualsiasi tentazione estremistica...) l’una a discapito dell’altra.

Si tratta di un rapporto a tre, dove l’altro, il prossimo, e noi siamo alla base del triangolo al cui vertice c’è l’amore di Dio; in virtù del quale non si ama l’altro per far piacere al Padre, bensì per dare piena realizzazione al proprio sé più profondo, e vivificare la particella di luce divina che ci abita.

Una consapevolezza questa di cui il cristianesimo non può certo accaparrarsi l’esclusiva visto che quasi ogni religione e credo – dall’ebraismo all’Islam, dal buddhismo all’induismo - l’ha formulata negli stessi ambiti testimoniati da Gesù nei Vangeli, a dimostrazione del fatto che questa straordinaria e specialissima forma d’amore affonda senso e radici nell’essenza stessa dell’uomo. E che, a ben guardare, travalica il senso stretto delle parole necessarie a esprimerlo per andare oltre. Un concetto che lo scrittore Hermann Hess, il premio Nobel autore di Siddharta, così ha interpretato:

«Se i detti del Nuovo Testamento non li consideriamo come comandamenti ma come espressione di una straordinaria, profondissima conoscenza dei misteri dell’animo umano, la cosa più saggia che sia mai stata
detta, il breve compendio di tutta l’arte di vivere e di essere felici, è la frase “ama il prossimo tuo come te stesso”, che del resto si trova già nell’Antico Testamento.

Il prossimo lo si può amare meno di noi stessi: e allora si è l’egoista, l’arraffone, il capitalista, il borghese, e si possono accumulare quattrini e potenza ma è impossibile avere un cuore veramente lieto, e ci restano precluse le più delicate e squisite gioie dell’anima.


Oppure si può amare il prossimo più di se stessi: e allora si è un povero diavolo, pieno di sensi d’inferiorità, pieno di desiderio d’amare tutto, eppure colmo di rancore e di crudeltà verso se stesso e si vive in un inferno che ci si apparecchia ogni giorno da sé.

Di contro a ciò: l’equilibrio dell’amore, la possibilità di amare senza restare in debito ora in questo, ora in quello, un amore di se stessi che non ruba niente a nessuno, un amore per gli altri che però non diminuisce né violenta il nostro io! Il segreto di tutta la felicità, di tutta la beatitudine è racchiuso in quella parola.

E se si vuole, la si può rigirare anche alla maniera indiana e darle il significato di: “ama il prossimo tuo, perché sei tu stesso!”, una traduzione cristiana del “tat twan asi”.


Oh, l’intera saggezza è così semplice, ed è stata enunciata e formulata da tanto tempo e con così indubitabile precisione! Perché dunque ci appartiene solo a momenti, nelle giornate buone, e non sempre?».

Hermann Hess, La cura
Letto 4106 volte Ultima modifica il Martedì, 03 Maggio 2016 19:13

Commenti (1)

Rated 0 out of 5 based on 0 votes

Ama! Ama!
Un signore chiede ad una ragazza: "Cosa significa amare?".
Lei resta per un attimo in silenzio, cerca di rallentare il traffico di pensieri interiori, quel discutere superficiale e profondo che tutto tesse e da tutto è smosso, ci prova, perchè desidera capirlo, carpirlo. E' seduta a gambe incrociate e si ritrova a cercar in sè una risposta onesta: cosa è l'amore? Almeno per lei. Cosa significa quella parola che tanto guida la mente collettiva, che forma ha in lei, quale portata, quale connotazione? Cosa significa amare un essere simile a se stesso? Passa velocemente in rassegna le immagini di situazioni, eventi della propria vita, taluni li immagina; si immagina il sentimento che fa scaturire la protezione nei confronti di un bambino. Cerca di far luce con onestà sul suo agire. E nel cercar trova nuvole, nebbia. Si accorge anche di esser disposta ad ammettere di non sapere cosa significa. Vaglia il rapporto con i simili e anche sue reazioni a fatti ed eventi, come le lacrime versate per altre forme di vita, non la propria. Si fa oltrepassare dalla sè più onesta e viscerale e da quella più ipnotizzata, il motore che la fa avanzare.

"E' la capacità di immedesimarsi" dice dopo qualche flessione e riflessione mentale, abbastanza convinta del sunto cui è arrivata.
Subito un'immagine nuova balena nella sua mente come tutta risposta. Un comodino. Può lei sì, immedesimarsi in un comodino. Certo! E' dunque ancora la risposta che la ragazza darebbe? Una parte della ragazza dice di essersi resa conto che la risposta è incompleta poiché amore tra forme viventi e simili è altra cosa, non c'entra con l'amore per un comodino, quindi la chiave è da cercarsi altrove. Un'altra parte amplia la veduta e si rende esattamente conto, che dunque se amore è immedesimarsi e possiamo immedesimarci anche in un comodino, allora tutto ha senso egualmente d'esser considerato e il concetto di cura va esteso ad ogni cosa, anche al modo in cui ci rapportiamo con oggetti e spazi. Queste due parti della ragazza si nutrono dello stesso cibo ma ne traggono nutrimento differente ed entrambe paiono indispensabili. Una terza parte si sveglia trasognata, chiedendosi: "Cosa è per me Amore?", io che agisco in nome Suo, ma che forma ha? E se non ha forma, quando nasce in me quel sentire che chiamo Amore? Perchè se ne parla come fosse oggettivo quando forse non esiste cosa più intima? Non è forse questo che bisognerebbe carpir dall'altro? Cosa è per te Amore? Allora scopriremmo quante forme d'amore esistono, di sentire. Cosa è lettore per te Amore? E non essere poetico o menzognero, poichè credo sia davvero una chiave importante, comprendere nelle cose di tutti i giorni, quanto questo comandamento "ama!", ci conduca, sia nel remargli contro sia pro.. Ma questo Amore cos è per te? E se non ti impegnassi "nell'amar il prossimo come te stesso" poichè ti capaciti di questo dubbio di base sul concetto di amore, come ti relazioneresti più fluidamente col prossimo? Perchè tutte queste pre-messe intenzionali? Tutti questi programmi alla radice del costruire? Può una persona che non sente "amore" impegnarsi ad "amare il prossimo come se stesso"? Come mai la parola "Amore" ci condiziona così tanto? Con cosa possiamo sostituirla? E se l'amore è condizione necessaria della Vita, allora da buoni osservatori non la scruteremo ovunque? Non forse anche nell'uomo che uccide per difendersi? Nel padre che ama solo come sa amare, che la violenza sia compresa o meno? Nell'arte di scolpire dell'uomo che tanto del mondo esterno ignora? E ancora.. Perchè il mondo cerca assettata le parole di Gesù o di maestri, simbolizzando parole come "Amore" cui corre dietro, quasi a discapito del proprio sentire. Corre dietro ad idee diversamente formulate nel proprio essere di Giustizia o Evoluzione o Furbizia o Capacità.. Corre dietro. Si muove per queste Idee, che diventano più consistenti della persona medesima. Divengono leve invisibili del suo agire. E se non ci fossero, per un mese soltanto, cosa sarebbe l'uomo? L'umanità? Se non parlassimo per concetti dati per assodati, lì dove invece mirano soltanto a grandi nuvoloni indistinti, come saremmo? Una massa di proliferante biodiversità, promiscua, una foresta indomabile : ) Non dico che così vorrei che fosse, dico che tante volte parlar per concetti è come schiavizzare, poiché un concetto per quanto allettante è una scatola chiusa e, ad esempio, io, non so cosa significhi amare, per cui non credo ancora di poterlo fare. Ma posso essere Me al Meglio che riesco.

Un caro saluto.

  Allegati
  Ospite
Ancora non ci sono commenti dei visitatori.
Perchè non inizi tu ad attivare il dibattito?

Lascia un Commento!

Per pubblicare IMMEDIATAMENTE i tuoi commenti Registrati o Entra nel tuo account. Sign up or login to your account.
Allegati (0 / 3)
Share Your Location