Mercoledì, 11 Giugno 2014 00:00

Esercizio di Riconciliazione

Scritto da Luciano Cercatore
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È arrivato il momento di parlarti di mio padre. Scopri cosa provo per lui. Forse potresti scoprire che ti assomiglio più di quello che credi...
Caro papà

è arrivato il momento di parlarti di mio padre. Ci riuscirò? Saprò essere chiaro? Forse non sono pronto, però vorrei provare a riconciliarmi con lui, visto che non ci parliamo da tanto tempo. Intendiamoci, noi ci rivolgiamo normalmente la parola, i “Ciao-Come va-Buonanotte” non mancano, quando vado a trovare la mia famiglia in paese. Però lo stesso posso affermare che noi non comunichiamo veramente, forse da sempre.

Ho deciso di scriverti.

“Caro papà, tu sei sempre stato un uomo perfetto, almeno così ti raffiguravi. Mi hai sempre raccontato di quanto sei bravo a fare le cose, delle situazioni difficili che nella vita hai affrontato e risolto. Io ti ho sempre creduto, e il piccolo Luciano ti guardava con tanta ammirazione. Insieme a questo mi mostravi chiaramente che io non ero come te, non ero perfetto, perché mi hai sempre rimproverato quelli che tu chiamavi i miei ‘errori’ e i miei ‘fallimenti’. Il risultato è che mi sono sempre sentito stupido, e anche quando mi ribellavo, da ragazzo, nel fondo mi sentivo stupido, perché non ero bravo come te. Sono davvero uno stupido per te?”

Questa l’ho riletta e l’ho strappata, sono troppo arrabbiato, non servirebbe mandargliela. Provo ancora: “Papà, qui c’è tuo figlio che ti scrive, il figlio che ha deluso le tue aspettative di successo, che non è in gamba come tu volevi, che non ha saputo farsi una famiglia, come tu speravi.”

No, troppo melodrammatica.

“Papà caro, ti voglio scrivere di quella volta che mi sono laureato. Abbiamo organizzato una grande festa, e tu hai fatto un bellissimo discorso, ma in apertura hai sottolineato che ci avevo messo un anno in più del previsto. Quella frase ha avvelenato tutto il resto della giornata.”

Ci riprovo: “Papà, perché non mi hai mai detto un semplice: ‘Sono orgoglioso di te?’ Mi andava bene anche uno sguardo carico di questo significato.”

Non va bene per niente. Troppe ferite, troppe cose dette e troppe non dette.

E tu come inizieresti?

Ci dormo sopra. Buonanotte, Luciano.

All’alba mi sveglio di soprassalto, mi ricordo che tu sei anziano, ormai stanco, malato. Non so per quanto resterai qui, in questa dimensione fisica. So che certo la tua razionalità e il tuo materialismo non ti aiuteranno al Grande Salto. Nemmeno tu sei pronto.

Compare una lacrima. Ci provo di nuovo:

“Caro papà, non sono pronto, ma inizio col dirti che mi dispiace di non aver mai parlato con te, di non sapere come stai e di non averti potuto dire come sto io.”

Mi sembra un inizio migliore. Squilla il telefono.

“Pronto, Luciano?”

“Ciao, papà.”

Luciano Cercatore
Letto 1462 volte Ultima modifica il Sabato, 21 Maggio 2016 18:11

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Potentissimo!

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