Mercoledì, 23 Settembre 2015 00:00

Esperienze interiori: anime sole

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Possiamo credere ci sia la possibilità di sondare il nostro senso di solitudine, scoprendoci poi di essere qualcosa fuori dall'ordinario?
Quante volte ci è capitato di sentirci profondamente soli?
Può succedere in una quantità di eventi diversissimi fra loro: stando in mezzo alla gente, oppure dopo la fine di una relazione amorosa, ma anche con gli amici o in famiglia. Avvertiamo quel senso di vuoto quasi incolmabile, di disperazione e nullità che niente e nessuno può consolare.
Ricordo la fine di una relazione d'amore quando ero più giovane. Anzi, del primo amore: mi ero talmente identificato in quest'amore che avevo perso ogni altro contatto con gli amici per dedicarmi completamente a lei.
La fine del rapporto, oltre che dolorosa, è stata anche il ritrovarmi veramente da solo. Ricordo che comunque non volevo assolutamente stare in quello stato e cercavo in ogni modo di frequentare chiunque mi offrisse un po' di compagnia.

La frustrazione era tantissima e sfuggivo ad essa in modi svariati con una frenesia maniacale nel fare mille cose pur di non avvertire quella sensazione.
Possiamo pensare che tutto questo sia normale e che tutti passiamo questi momenti, perché si tratta della parte più umana di ogni individuo su questa terra.

Ma possiamo anche chiederci cosa si nasconde dietro una sensazione così antipatica da metter in moto miriadi di meccanismi. Quante volte, per non sentire questo fastidio, accendo la televisione. Anzi, conosco una mia cara amica che la accende appena arrivata a casa, anche se poi non la guarda. Oppure mettiamo un po' di musica o leggiamo un meraviglioso libro. Io amo telefonare agli amici, e potremmo elencare mille altre situazioni...
Così il detto popolare "meglio soli che male accompagnati" quasi sempre si rovescia e rimaniamo in compagnia di persone di cui faremmo a meno, ma che coprono il nostro senso di solitudine e il nostro vuoto interiore.
Ma se provassimo qualche volta a contattare quella parte così intima di noi, quella parte che ci spaventa così tanto, se provassimo a sentirla in ogni cellula della nostra pelle?
Potremmo provare, quando si manifesta, a stare seduti comodi su una sedia senza fare niente e solamente ascoltare la sua presenza. Di cosa ci vuole parlare?

È forse questa parte il luogo dove risiede la nostra anima solitaria che anela all'unione col Tutto, ma che è rimasta in fase embrionale perché nessuno ci ha insegnato a parlarle e ad amare questo luogo così impervio. Sarà questo il posto dove cercare la perla, la nostra vera essenza al di là della materia di cui siamo composti?
Credo che sondare questo posto sia un dono che possiamo concederci per vedere che non siamo quello che pensiamo di essere, ma qualcosa che ci porta fuori dall'ordinario scoprendo parti di noi ancora sommerse che chiedono di emergere, di esistere.

Rompendo quel senso di affanno che ci crea la loro negazione, possiamo scoprire di noi cose inimmaginabili sentendoci a casa, in un posto sicuro dove niente e nessuno possa farci del male. Possiamo imparare a stare da soli in nostra compagnia sapendo che siamo il Tutto e che tutto è in noi.
Letto 1702 volte Ultima modifica il Martedì, 03 Maggio 2016 21:53

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