Mercoledì, 07 Ottobre 2015 00:00

Esperienze interiori: il caleidoscopio

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Come ci confrontiamo con il tabù della morte? Il solo pensiero scatena solo paure in noi o possiamo provare anche leggerezza e abbandono?
Sempre più spesso da alcuni anni capita che di notte, verso le quattro o le cinque del mattino, i miei sogni si facciano più irrequieti e piano piano io arrivi a svegliarmi. Il mio corpo è come invaso da un brivido di freddo che poi si fa tremito, i battiti accelerano e negli occhi compaiono strani bagliori e forme meravigliose come in un caleidoscopio.

"È arrivato il momento" - mi dico - e, seppure nel disagio della sensazione fisica, il mio stato d'animo è in pace. Mi accomodo a pancia in giù e rilasso il corpo abbracciando ancor più teneramente il cuscino.
"È arrivato il momento" -penso- "Ma sì, quasi la cosa non mi spiace... morire di notte, nel silenzio e in solitudine". "Ma sì, va bene, tanto ovunque e comunque accada, in quel momento sarò sola". "Ma sì -mi conforto- Il mio compito è finito".
Da questo rilassamento nascono talvolta pensieri rassicuranti e di sollievo che mi alleggeriscono a tal punto da conciliarmi nuovamente il sonno. E così mi riaddormento e ricomincio a vivere.

Ho cominciato a pensare alla morte da quando mi sono trovata ad assistere all'ultimo respiro di mia madre. Eravamo io e lei in una camera di ospedale, il suo sguardo sempre più assente e io così impaurita e impreparata. Ora guardo con tenerezza quelle sensazioni e penso a come sono ora e a come sarò in quel momento. La fine, la separazione...provo sensazioni di incertezza e di dolore che si accompagnano a sensazioni di sollievo e di leggerezza.
Abbandonare.... il corpo: un bene così straordinario nella sua perfezione e nello stesso tempo una prigione così terribile nel momento in cui si ammala e si deteriora. Lasciare questa vita, il valore più alto della nostra posta in gioco, il soffio misterioso che apre infinite opportunità e nel contempo portatrice di quotidiane fatiche e immani sofferenze. Abbandonare le relazioni, la ricchezza più grande della nostra esistenza, fonte di nutrimento, scambio e crescita personale, ma anche terreno di scontri, delusioni e dolori. Arrivano nel mio cuore queste polarità, la luce che si accompagna al buio e nel loro incontro l'accettazione che ogni parte ha il suo spazio e la morte assolve tutte le contraddizioni.

Resto in questa sensazione dove la gioia di esserci e di svegliarmi anche stamani, ancora sana, in piedi, in forze, pronta ad affrontare la mia nuova giornata, si unisce alla consapevolezza che tutto ciò potrà finire in un battito di ciglia e allora la gratitudine sarà mia guida e compagna nell'ultimo passo di questo mio viaggio.
Letto 1090 volte Ultima modifica il Martedì, 03 Maggio 2016 21:48

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