Lunedì, 24 Agosto 2015 00:00

Esperienze interiori: il firmamento sopra le nostre teste

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Recuperare le nostre emozioni negate, frammenti che chiedono di emergere nel disegno di noi stessi: questo è il principio del nostro cammino.
Recentemente una lettura ha evocato i miei primi giorni di scuola alle elementari. Li avevo attesi e desiderati perché i confini di casa e le poche relazioni entro cui mi sentivo forzata mi stavano molto stretti. Per un tempo che mi era parso lunghissimo non avevo avuto a disposizione qualcuno che mi raccontasse le fiabe. Quindi mi dicevo che presto mi sarei letta tutte le fiabe che volevo.
La grande magia che mi attendeva era... imparare a leggere e scrivere!

Con quella bramosia feci la conoscenza di ogni lettera dell'alfabeto. Tuttavia la lentezza con cui procedevamo in classe mi esasperava: bisognava aspettare gli ultimi. Che pazienza disumana ci dovevo mettere! E poi ero sconcertata dal fatto che quel mio entusiasmo, che si trasformava in silenziosa e totale attenzione, non era condiviso dal gruppo dei miei compagni.

Fra loro c'era chi apprendeva velocemente, pochi. Chi era straordinariamente in difficoltà, chi reagiva alle richieste di attenzione con modi irrisori, da monello. Chi riservava tutte le energie a creare alleanze dispettose, chi non riusciva a star seduto nel banco e cercava continui stimoli motori e di contatto, chi provocava in continuazione, chi sprofondava in un buio sconforto. Ero sbigottita di fronte ad un mondo così sorprendentemente vario: sofferente, sfrenato, imprevedibile, vivissimo! Per contrasto risaltava il mio atteggiamento introverso e ossequioso nei confronti delle richieste della maestra, frutto di una educazione d'altri tempi, severa, che mi trasformava in bambina remissiva.
E questo non suscitava simpatie: ero una "secchiona".

Stavano definendo chi ero senza conoscermi, confermando in me l'utilità di vivere un isolamento emotivo che mi proteggeva dal dolore di non essere cercata e desiderata dagli altri compagni: impensabile sperare di diventare complice nei loro giochi. L'essere pubblicamente portata a esempio di correttezza dalla maestra aggravava crudelmente la mia situazione e mi esponeva, nel segreto delle relazioni fra pari, a costanti derisioni e velenose invidie.

Fra la mia intima storia di un indefinito e tumultuoso desiderio di conoscere, e il mondo di questi disegni magici dell'alfabeto, si situava l'universo degli altri esseri umani: incomprensibile quello degli adulti e irraggiungibile quello dei miei coetanei a volte crudele e dalle mille forme cangianti.
I ricordi che qui condivido li ha evocati la bellissima interpretazione che della prima lettera dell'alfabeto ebraico, l'aleph, offre la tradizione cabalistica. Essa rappresenta, in un unico simbolo, il micro e il macrocosmo, l'anima dell'essere umano e la coscienza del divino, i primi istanti della creazione dell'universo e il battito del cuore. Rappresenterebbe il verso della Bibbia contenuto in Genesi 1,7: "Dio fece il firmamento e separò le acque, che sono sotto il firmamento, dalle acque che son sopra il firmamento."

L'aleph א sarebbe un'architettura di tre lettere: jod י, vav ו e di nuovo una yod י disposta specularmente alla prima. Esse rappresentano le acque superiori, quelle inferiori ed in mezzo il firmamento.
Le acque superiori sono il livello di coscienza limpido e cristallino dove noi abbiamo la possibilità di vedere tutto con chiarezza, perché in esse entriamo a diretto contatto con Dio che ci dispensa calma e meravigliosa serenità. Sono ciò di cui abbiamo una sete inestinguibile, l'anelito a quello stato privo di preoccupazione che richiama ogni essere umano che si metta in ascolto di questa influenza pacificante e che io rivedo nel desiderio di me bambina di cercare bellezza, calma e beatitudine. Quelle che ritrovavo a volte da sola in mezzo alla natura.

Nel simbolo il medesimo segno ribaltato rappresenta poi le acque inferiori, uno stato caotico e pericoloso dove si ritrovano frammenti di noi che abbiamo nascosto e perduto. Emozioni torbide e pericolose come l'invidia che le parole di lode per me della maestra suscitavano nei compagni, o l'odio che essi covavano per me e io per i loro rifiuti e dispetti, sebbene fossi incapace di esprimerlo.
In mezzo c'è il firmamento: la volta stellata delle nostre personalità, le caratteristiche lunari, mercuriali, venusiane, gioviali ecc. L'Enneagramma degli atteggiamenti difensivi che ci plasmano nel corso della vita sin dalla prima infanzia, come la mia apparente remissività o la capricciosa ricerca di attenzioni di alcuni compagni.
Raccontano la storia di ciascuno di noi bambini caduti preda di emozioni che poi, negate e nascoste nel corso del nostro "diventare grandi", possono trasformarsi in mostri pericolosi come coccodrilli che nuotano silenziosi nelle acque torbide della nostra psiche.

Movimenti inconsci, emozioni negate che abbiamo il compito di recuperare come tasselli di un puzzle, senza caderne vittime lasciandoci divorare. Sono frammenti che chiedono di essere ripescati e visti, conosciuti, fatti emergere e inseriti nel disegno complessivo di noi stessi. Per esempio attraverso il magico strumento della narrazione, del racconto mitico o magari fiabesco.
Narrano i cabalisti che Dio si accinse a creare il mondo con la sua parola. Allora tutte le lettere dell'alfabeto scesero dalla sua corona dove erano state incise con una penna di fiamma ardente.
Nel microcosmo della nostra interiorità anche noi possiamo creare il nostro mondo e dargli forma di racconto tramite la magia delle lettere che scendono danzanti dalla corona divina, come l'aleph א che ne è il principio.

Il principio del nostro metterci in cammino per diventare uno, ricreando incessantemente la realtà a partire dai frammenti di noi che man mano reintegriamo in essa, mossi in questo percorso dalla scintilla divina che è contenuta nel nostro cuore!
 
Letto 3715 volte Ultima modifica il Martedì, 03 Maggio 2016 21:57

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