Lunedì, 17 Febbraio 2014 14:15

Esperienze interiori: Come mantenerti sano anche se fumi o fai sesso

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Fumare come un turco, bere alcool, mangiare dolci tutti i giorni o fare sesso eppure vivere cento anni. Come? La dott.ssa Rankin ci spiega come fare.
Da quando la medicina ci ha spiegato l'importanza di smettere di fumare, moderarsi nel consumo di alcol, condurre una vita sana attraverso una dieta basata soprattutto sull'uso di frutta e verdura, molti di noi si sentono in colpa quando non riescono ad essere così disciplinati. D'altra parte il senso di colpa non serve a molto in questi casi e certamente non conduce a miglioramenti significativi della nostra salute!

Anche se molte persone, con il passare del tempo sempre di più, cerchino di condurre uno stile di vita sano (facendo sport, smettendo di fumare o regolando l'alimentazione), molte altre scelgono di non farlo. La dottoressa Lissa Rankin nel suo libro Mind Over Medicine: Scientific Proof That You Can Heal Yourself realizzò un esperimento interessante in relazione a questi argomenti. Nel libro la dottoressa argomenta che, anche se è importante condurre una vita sana e modificare alcune cattive abitudini per migliorare il proprio benessere, esistono fattori critici che contribuiscono alla salute e alla longevità che nulla hanno a che vedere con le cattive abitudini alimentari o con i famigerati "vizi". Come esempio di ciò, la dottoressa Rankin racconta la storia degli immigranti italiani che si stabilirono in Roseto, Pennsylvania, e che certamente non conducevano uno stile di vita che si potrebbe definire neppure lontanamente "sano".

Mangiavano polpette fritte e ricche di burro, fumavano come turchi, bevevano tutte le notti e abusavano di pizza e pasta. Eppure, sorprendentemente, presentavano la metà della media nazionale di casi di persone con patologie cardiovascolari. "Non era l'acqua che bevevano, gli ospitali a cui si rivolgevano o il loro DNA", spiega la dottoressa. Un medico, perplesso per l'assenza di problemi al cuore di questo specifico gruppo sociale, iniziò una ricerca e scoprii che questa piccola e chiusa comunità viveva in case dove erano presenti contemporaneamente molte generazioni e dove si godeva di cene condivise in gruppi piuttosto ampi e frequenti feste e ciò permetteva a ciascuno di loro di non soffrire di solitudine. Gli effetti della solitudine nel corpo possono essere molto negativi per la salute. In questa comunità italiana l'affetto e l'aiuto reciproco alleviava lo stress che sentono le persone che rimangono sole, il quale incrementa i livelli di cortisolo che conduce a tutta una serie di conseguenze molto negative.

Siccome le persone di Roseto raramente si sentivano sole, altrettanto raramente morivano a causa di problemi al cuore; la stragrande maggioranza di loro, infatti, morì di vecchiaia nonostante il fumo, la cattiva alimentazione o l'alcol. Da ciò si può evincere che il sollievo alla solitudine è una forma di medicina preventiva, e i dati scientifici suggeriscono che la solitudine è un fattore molto più grave che fumare o non fare esercizio fisico. La dottoressa Rankin afferma che la solitudine non è il solo fattore che influenza molto negativamente la salute, ma anche lo stress da lavoro, lo stress per cause economiche o i problemi di salute mentale come la depressione o l'ansietà.

Una persona che si alimenta male, fuma e non fa mai esercizio, però che gode di un matrimonio felice, di una ricca cerchia di amici, di un lavoro soddisfacente, che possiede un senso nella propria vita, che esercita un'attività creativa, che vive una spiritualità che lo conduce ad essere in pace con se stesso e con gli altri e che gode di una vita sessuale serena, potrebbe possedere una salute migliore di qualsiasi vegetariano, yogui o "maestro spirituale" che si sente miserabile in altri aspetti della vita.

Con ciò non vogliamo dire che questo studio suggerisca che le cattive abitudini e i vizi siano il segreto per una vita lunga e piacevole, bensì che raccomanda di iniziare a interpretare il concetto di "salute" ben oltre i confini che gli vengono attribuiti tradizionalmente e soprattutto ben oltre quelli che le distinte mode del momento tentano di attribuirgli. In questo video, la dott.ssa Rankin spiega la sua teoria (in inglese):

 
Letto 2510 volte Ultima modifica il Giovedì, 05 Maggio 2016 08:06

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Commenti (3)

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volevo esprimere tutta la mia gratitudine a chi ha pubblicato questo articolo, che mi è di grande aiuto..

e anche alle Sorelle che lo hanno commentato.

un grande abbraccio,

Gisella

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Bè, si dice che il fumo fa male, il sesso fa bene... la solitudine a volte ci rigenera e porta a scoperte illuminanti..... ma si dovrebbe parlare del lavoro che ogni singolo uomo deve fare internamente, in se stesso, bisogna arrivare a diventare dei buoni mercanti, sapere cosa comprare o cosa vendere, a quel punto un uomo comprenderà da solo che cosa vendere ancor prima di comprare!

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.....Anche io sono d'accordo con il punto di vista sostenuto da questo studio. E a proposito di questo ho letto un libro che si intitola "Solitudine" di Cacioppo e Patrick, che in modo molto accurato ma allo stesso tempo empatico parla di questo importante problema dell'Isolamento.... Diverso da alcuni periodi di solitudine che forse tutti abbiamo affrontato nella vita e che probabilmente ha portato a delle comprensioni importanti, più difficili da raggiungere rimanendo costantemente in una relazione di coppia.
Diversa, però, è quella sensazione di costante paura di legarsi in rapporti che temiamo ci deluderanno o ci faranno soffrire. Paura che porta ad evitare costantemente, le esperienze che la vita mi mette di fronte....magari trovando delle buone giustificazioni per farlo... come ad esempio il fatto di "voler mantenere una giusta indipendenza", conquistata con grande difficoltà. Anche facendo un Lavoro Interiore si può cadere in questo autoinganno, raccontando a me stessa che evito di entrare in relazione perché aspetto l'occasione "perfetta", l'anima gemella. E invece qualcosa in me dice che ho moltissima paura di dover affrontare anche un probabile distacco dalle persone a cui tengo e allora mi metto al riparo da questo isolandomi. A volte sento che la memoria emotiva di alcuni eventi negativi della mia vita prende il sopravvento e inibisce la mia capacità "essenziale e vitale" di poter affrontare il nuovo e lasciarmi andare a ciò che la vita mi offre. Allora chiedo: come si può trovare un giusto equilibrio tra l'ascoltare i propri bisogni affettivi e lavorare verso la costruzione di un Io Reale e Indipendente?
Grazie Mille!
Luce

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