Venerdì, 21 Novembre 2014 00:00

Esperienze interiori: Piccolo invito a non rimandare il viaggio

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Sentirsi in difficolta' nel gestire le proprie ferite, la propria solitudine, i propri profondi tonfi emozionali. Cosa fare?
“Perché non si interessa più di me?” ... “Cosa sta succedendo fra di noi?“ ... “Non si diverte con me!” ... “Perché quando è con i suoi amici è felice mentre quando è con me non fa che lamentarsi?” ... “Non vuole più condividere nulla!” ... “Non ha più interessi verso di me!” ... “Non mi ama più!” ... “Vuole lasciarmi!”

Sale la paura, mentre il mondo sprofonda! “Devo controllare, devo verificare, devo fare qualcosa” ... “Ho bisogno delle mie sicurezze, non posso rimanere in questo stato denso di incertezze, ho bisogno che mi dimostri il suo amore, ho bisogno che si prenda cura di me!” ... “Ho bisogno del suo amore, non posso vivere senza!!!”

Per qualche ragione crediamo che senza l’amore dell’altro non potremmo vivere o che la nostra vita sia manchevole di qualcosa. Siamo completamente in fase di richiesta.

Questo bisogno immenso che abbiamo nel cuore ha il gran potere di renderci dipendenti, siamo nelle mani dell’altro, gli permettiamo persino di non rispettarci e sopportiamo moltissime carenze pur di rimanergli accanto. Il nostro umore spesso dipende dal suo, la nostra felicità non dipende da noi, la nostra vita non è davvero nostra, ci sentiamo in dovere, pur di soddisfare questa necessità anche in minima parte, di impegnarci, di fare sforzi enormi, di soddisfare richieste della persona che dovrebbe amarci, in sintesi elemosiniamo l’amore pagandolo però un costo altissimo: perdiamo noi stessi.
Tutto questo, troppo spesso, lo chiamiamo amore, non è altro invece che bisogno, un bisogno assolutamente umano e naturale, ma pur sempre un bisogno.
Abbiamo però l’opportunità di vedere questi meccanismi, riconoscerli, comprenderli, associarli a qualcosa che conosciamo molto bene, qualcosa che proviene dal nostro passato: qualcuno non ha soddisfatto un nostro bisogno quando era invece necessario farlo.
I nostri genitori o chi si è preso cura di noi nell’infanzia, ma anche i nostri educatori, vuoi per incapacità o per ignoranza o per inconsapevolezza, non sono stati in grado di soddisfare questa nostra necessità ed allora noi, autonomamente, abbiamo appreso da loro qualcosa, il loro esempio ci è servito per sviluppare una difesa.
Ognuno di noi reagisce a suo modo, chi con rabbia, chi con gelosia, chi con comportamenti depressivi, chi allontanandosi, chi finendo di distruggersi vicino al cosiddetto amato, ognuno a modo suo, anzi a modo dell’esempio ricevuto.
Queste difese ci sono necessarie perché, rimanere a contatto con quella ferita generata dal bisogno, è per noi davvero difficile, anzi per il bambino che siamo stati, impossibile, non avremmo potuto avere una vita sociale o “normale”.
Ma quell’esempio appreso, oggi, ci fa bene? Ci è utile? O solo ci è deleterio?
Cosa fare allora per migliorare il nostro rapporto con noi stessi e con gli altri? Come imparare a veicolare in maniera non distruttiva e creativa le nostre emozioni profonde?

Dapprima, è chiaro, dobbiamo renderci conto che ciò che stiamo vivendo ci svantaggia, ci fa male, questo è il primo passo, inutile limitarsi a dire “sono fatto così”, anzi notare che così sono fatti i nostri genitori o chi per loro ci ha educato.
Passare poi ad un osservazione di noi e delle nostre reazioni con l’intento di conoscere come siamo fatti e quale metodo di difesa mettiamo in campo.
Di sicuro ci verrà automatico tentare di cambiare le nostre reazioni, ma ci renderemo conto, col tempo, che è praticamente impossibile farlo in autonomia. Bisogna, poi, ammettere a noi stessi, e questa forse è la parte più difficile, di aver bisogno di aiuto.

Finalmente, dopo numerosi rimandi, procrastinazioni, contattare uno specialista o una qualche guida che ci dia ciò che da soli non possiamo avere: strumenti, intuizioni, vedute altre, parole nuove, sguardi differenti. Forse soprattutto con questi... Possiamo imparare ad amare quella parte di noi fragile che ha così tanto bisogno d’amore ed educare la nostra parte difensiva affinché possa esserci d’aiuto a continuare il nostro viaggio verso la crescita, verso il miglioramento di noi stessi, verso una felicità non utopistica, reale, che venga dal più profondo del nostro cuore.

Questi sono i passi che ho fatto io. Che sto facendo io.
Letto 1749 volte Ultima modifica il Giovedì, 05 Maggio 2016 07:57

Commenti (1)

Rated 5 out of 5 based on 1 votes
  1. 5 / 5

Eh si.....
Assolutamente si......
Concordo pienamente. Per esperienza diretta e profondamente vissuta, e rivissuta.... tante volte.
Non c'è dubbio.
Inutile tergiversare.
inutile e soprattutto controproducente, per noi stessi, per la nostra vita, per la realizzazione di noi stessi,
rimandare questo Sacro Viaggio.
Tutta la mia esperienza mi insegna che senza costruire sane fondamenta, senza aver sanato, davvero,
almeno in modo sufficiente, le ferite emozionali fondamentali, restiamo prigionieri del nostro vecchio copione,
senza fare questo Sacro Lavoro su di noi, questo Sacro Viaggio
prima o poi, torneremo sempre al punto di partenza.
Tutto si rivelerà inutile. illusorio.
Se la nostra base di partenza è il dolore, il bisogno, la debolezza, la paura, la sfiducia, la disistima di noi stessi, la dipendenza, o l'indolenza.... è lì che dopo un pò ritorneremo.
Se ci illudiamo, che eventi esteriori, che qualcun'altro/a saneranno, trasformeranno, annulleranno, le nostre ferite interiori, i nostri codici interiori, semplicemente, dovremo presto o tardi, dis-illuderci.
Continuamente.
Dal frutto puoi conoscere l'albero, e dall'albero, che frutto darà.
Un albero sano, nella sua sana imperfezione, da' fruti sani. Certo.
Non perfetti.
La salute, la sanità, l'equilibrio, sono stati dell'esistenza che esistono davvero!!
Possono essere raggiunti!!
La "perfezione" invece, non esiste, ed è un concetto astratto e patologico, patogeno in partenza.
Ma la salute, certo che è possibile! Esiste!!
Saniamo noi stessi, ed anche i nostri frutti, saranno frutti sani!
Da soli, senza una Via, senza una buona guida, e senza seguire un (vero) Lavoro su di sè, ci si perde anche troppo facilmente, e velocemente.
Tutto resta limitato all'ambito dei buoni propositi e delle belle intenzioni........e si gira solo intorno!
Nulla nel profondo di noi cambia davvero.
Non si arriva, realmente, da nessuna parte.
Per arrivare davvero, da qualche parte, bisogna che ci mettiamo davvero in viaggio.
Durante il cammino..... lungo la Via, impareremo quel che dobbiamo imparare.
E se esso, è una semplice passeggiata di salute, se è privo di prove e di asperità...
Non è un vero Cammino..... Non è un vero percorso Iniziatico.
La meta in sè stessa, L'OBIETTIVO, per ottenere il quale ci siamo messi in viaggio,
che si tratti di un titolo di studio, di un lavoro, del matrimonio, dei figli, qualsiasi cosa sia....
comprenderemo che, in sè per sè, non significa NULLA.
E' il viaggio, è l'aver percorso la Via, è il cammino che abbiamo affrontato, L'ESSENZIALE.
Auguro a tutti
BUON LAVORO e.....
BUON VIAGGIO!

Grazie ai compagni di Viaggio del gruppo di Roma, per il bellissimo articolo!
Grazie di cuore!
Col Cuore
Gi
Gianni

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