Mercoledì, 14 Gennaio 2015 00:00

la morte maestra di vita: la morte di una persona cara

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se vogliamo che qualcosa di noi resista alla morte questo qualcosa ce lo dobbiamo costruire! Con duro lavoro e sofferenze volontarie.
Il giorno di Natale Nonna Carmela, dopo 104 anni di vita, ci ha lasciato.
Il giorno dopo nel paese natale di tutta la mia generazione, durante la celebrazione del rito di addio,  Nonna Maria (da 90 anni madre di mio padre) è mossa, non so perché, a regalarmi la sua personale Sacra Bibbia. Mi ritrovo dagli eventi spinta faccia a faccia con le sacre scritture che ho sempre, per condizionamenti familiari, evitato.

Vangelo secondo Matteo:
"..Gesù ebbe fame. Vedendo un fico sulla strada, gli si avvicinò, ma non vi trovo' altro che foglie e disse: non nasca mai più frutto da te. E subito quel fico si secco". Gesu maledice ? GESÙ fa morire? Qualcosa stride in questo passo.

Ricordo che in racconti di Belzebù a suo nipote Gurdjieff, raccontando della nascita dell'Arte oggettiva, parla di Creazioni costruite sulla legge delle ottave che dovevano contenere "Frammenti di sapere destinati ad essere trasmessi i quali erano annotati per mezzo di "inesattezze" nella legge del 7."
Come se nelle opere venissero volutamente inserite delle imperfezioni in cui erano nascosti i messaggi segreti, gli insegnamenti che si volevano tramandare.

Interpreto liberamente: Gesù ha fame. L'uomo ha fame e noi veniamo a nutrirci l'un l'altro. La Sorgente ha fame e noi veniamo a nutrirla.
Pinkola Estes in "Donne che corrono con i lupi" insegna ad interpretare la favola come se tutti i personaggi fossimo noi stessi.
L'albero che non darà frutti, si secchera' e non darà mai più frutti. Ci sta dicendo che dobbiamo fruttificare o ci seccheremo. Ma noi ci seccheremo comunque moriremo per certo.

Ancora mi sovviene signor Gurdjieff. quando diceva che se vogliamo che qualcosa di noi resista alla morte questo qualcosa ce lo dobbiamo costruire! Con duro lavoro e sofferenze volontarie... sopportando le sgradevoli manifestazioni dei nostri simili (così definiva queste sofferenze)
Se non fruttificheremo moriremo con la morte  del nostro corpo. Ma cosa sono questi frutti che dobbiamo produrre? E qui mi ricordo dell'unica bellissima risposta che ho ricevuto dalla Teca. Un giorno in cui dopo aver visto un documentario sull'origine del mondo  palpitavo per la Stomatolite, organismo primigenio che dal fondo dell'oceano produsse per milioni di anni l'ossigeno che noi oggi respiriamo..
"E noi che cosa produciamo?" mi chiedevo. "Produciamo Amore" mi venne risposto. Ci sono cose ovvie che non sono così ovvie.
E infatti subito dopo viene il comandamento principale
"Amerai il prossimo tuo come te stesso".

Nel vangelo secondo Marco c'è una ulteriore specificazione: "..non trovo' altro che foglie, infatti non era la stagione dei fichi".
Ma qui sta dicendo che dobbiamo produrre frutti fuori stagione. Che dobbiamo amare noi stessi e il nostro prossimo anche quando non è  tempo di amore?
Veniamo a dare frutti contro natura, ad amarci anche quando sbagliamo, quando non siamo come vorremmo, ad amare gli altri anche quando non ci amano, quando non sono come vorremmo, quando  ci feriscono, quando ci rifiutano, quando ci disgustano.
Gurdjieff diceva che il nostro è un lavoro contro natura, una Natura che ci fa scivolare verso il sonno (e la cecità). Una Natura che ci fa produrre frutti solo in terreni fertili quando è  la stagione. Quanto è  facile, quanto é  Naturale  amare nella stagione degli amori, degli incontri che ci riempiono il cuore di gioia, delle nascite che ci allietano. Quando invece i nostri genitori ci hanno ferito, gli amici tradito, gli amori lasciato, quando gli estranei ci hanno rubato, i vicini aggredito, gli sconosciuti insultato, quando la gente puzza ci disgusta o ci fa paura... è  quasi "contro natura" amare.

Nel vangelo secondo Luca  la storia diventa un dialogo fra il padrone che vuol tagliare il fico che non da frutti da tre anni , "perché deve sfruttare il terreno?", dice, e il vignaiolo  propone "lascialo ancora quest'anno finché io zappi attorno e vi metta il concime e vedremo se porterà frutto per l' avvenire; sennò lo taglierai”.
Se non sono ancora maturo per farmi nutrimento, se non ho ancora tutti gli strumenti e l'ambiente che mi serve per il risveglio sono "giustificato" ma quando il tempo sarà arrivato non ci saranno più scuse.
In questa storia Gesù parlava agli apostoli, gli Apostoli ascoltavano. Era un messaggio per loro un messaggio forse per chi sta iniziando a svegliarsi e a vedere oltre i veli. Quando uno inizia a vedere non può più far finta di non vedere. Se non so nulla e non capisco nulla avrò tutta la vita (più vite forse) per iniziare a capire ma quando inizio a capire, devo andare avanti ...o si va avanti o si torna indietro, fermi non si può stare, allora avanti fino a maturare i frutti o indietro fino a seccarsi.
Sempre quando un cibo marcisce non consumato noi diciamo: è "sprecato", che PECCATO! Questo è il vero peccato non usare i nostri doni, gli occhi per vedere, il cuore per amare.
Ma vorrà dire questo o mi sono fatta un viaggio? Chissà! Qualcuno direbbe: "Cosi sia se vi pare".
Il problema è: Dove trovo questa energia infinita questo amore infinito? L' amore che conosco ha confini.. Cosi mi sembra...
Forse connettendosi alla Fonte. ..dovrei cercare dentro di me la  Fonte da cui derivo. Ma come?
Meditare non so... so solo ragionare sulle cose e osservare. Pregare in verità non ho idea di come si faccia.
Quanta terra dentro il pozzo da cui sgorga Acqua Viva!!
Mi serve  una pala per scavare a fondo e togliere tutto il fango che mi separa da quella Sorgente.
Letto 2452 volte Ultima modifica il Martedì, 03 Maggio 2016 19:33
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Commenti (2)

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Mi ero sempre chiesta il vero senso di questi passi biblici - adesso un senso ce l'hanno - grazie di cuore...

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dovremo sentire costantemente l'ineluttabilità della nostra morte e della morte di coloro che amiamo...

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