Mercoledì, 26 Novembre 2014 00:00

Esperienze interiori: specchio specchio delle mie brame…

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Lo sguardo degli altri diventa un indice del nostro valore, di quanto ci sentiamo amati e andiamo alla ricerca di questo sguardo. Ma ci è utile ciò?
"Cosa dirà la gente? Cosa penserà?"
Ci siamo mai posti queste domande?
Magari quel giorno di sole in cui, passeggiando per il parco, abbiamo scorto nostra figlia abbracciata ad un ragazzo di colore. Quello stesso ragazzo che tutti i sabati mattina suona alla porta e cercando con voce sommessa di venderci dei calzini e raccogliere qualche soldo per poter mangiare.

"Cosa penseranno di noi adesso gli inquilini del palazzo?

Oppure ancora quando, sul lavoro, poco prima dell'inizio della riunione settimanale con i dirigenti, il nostro miglior amico ci fa notare quella piccola ma evidente macchia di rossetto sulla camicia. "Cosa penseranno i colleghi e i dirigenti?"

Quanta importanza diamo al giudizio altrui?

Abbiamo bisogno di giudizi positivi, li ricerchiamo dai familiari, dagli amici, dai colleghi e a volte anche da chi abbiamo appena conosciuto, per poter mantenere integra quell'immagine esteriore di noi che abbiamo faticosamente costruito. Abbiamo bisogno di vederci belli e impeccabili attraverso gli occhi degli altri.

Forse nulla è cambiato da quando, ancora piccoli piccoli, cercavamo noi stessi negli occhi di nostra madre. Perché una madre accoglie il proprio bambino esattamente come fa uno specchio, restituendo l'immagine riflessa.

Nella nostra infanzia ci siamo visti restituire ciò che davamo o che eravamo. E forse non siamo riusciti a ritrovarci dentro a quegli occhi, perché uno specchio appannato non è in grado di restituire un'immagine così come l'ha ricevuta. Se il volto della mamma non ha restituito le giuste risposte, per il bambino quello stesso volto potrebbe essersi tramutato in qualcosa da guardare, invece che un luogo in cui specchiarsi e ritrovarsi.

Oggi potremmo avere ancora bisogno di cercare noi stessi in uno specchio, ripetendo da adulti quell'esperienza infantile, con la differenza che, influenzati dagli insegnamenti del passato, facciamo l'impossibile per evitare giudizi negativi. Così fuggiamo dalla possibilità di non essere all'altezza delle aspettative altrui e teniamo alla larga il dolore derivante dal non sentirci all'altezza, dal non sentirci amati.

Il tutto pagando il solo prezzo di dover soddisfare le aspettative di chi ci sta di fronte, affinché sempre ci rimandi un'immagine tranquillizzante di noi stessi.

Nel fare questo però, non ci accorgiamo di sacrificare noi stessi, di ripudiare la nostra natura più fragile, più vera, in cambio di una bella, radiosa, ma falsa immagine di noi.

Il premio finale dovrebbe essere quell'amore anelato sin dal momento in cui abbiamo lanciato al mondo il nostro primo vagito. Ma è davvero questo l'amore?
Letto 1265 volte Ultima modifica il Martedì, 03 Maggio 2016 22:50

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