Venerdì, 02 Gennaio 2015 00:00

Il gelo di un addio

Scritto da Luciano Cercatore
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Ti racconto di un giorno ordinario di un freddo inverno, un giorno di quelli in cui i jeans, ancora gelidi sulla pelle, generano un brivido mortale. Leggi qui cosa accadde...
Ti racconto di un giorno ordinario di un freddo inverno, un giorno di quelli in cui i jeans, ancora gelidi sulla pelle, generano un brivido che sale fino alla schiena. Un giorno in cui il primo sorso del caffè satura di vapore le mie narici.

In un giorno come questo, che è proprio stamattina, dietro il vetro appannato del bagno, giù nella via, vicino ad una piccola casa, intravedo un giovane albero impietrito, con le ultime foglie ghiacciate. Il ricordo appare implacabile.

La mia mente torna ad un Luciano bambino, in una casa simile, ma in un'altra zona di Oscurania, molti anni prima. Quel giorno mio padre stava gettando in fretta e furia i suoi vestiti in una valigia. Dalla camera arrivava la voce di mia madre. Una rabbia e un dolore difficili da nascondere sfociavano in piccoli mugugni e frasi strozzate.

Quel giorno, e per molti anni prima della riconciliazione, mio padre avrebbe lasciato la nostra casa.

Non capivo veramente cosa stava per accadere. Ricordo che appena mio padre si avvicinò rabbioso alla porta, visto che mi piaceva aiutarlo a trasportare le cose in casa quando rientrava, mi offrii di aiutarlo a portare la valigia. Lui sembrò pensarci un attimo e per la prima volta quella mattina mi guardò dritto negli occhi, ingoiando silente la sua impetuosa emozione. Annuì e lo accompagnai fino al portone d’ingresso del palazzo. Poi mi disse che dovevo rientrare a casa.

Non sapevo, non avevo ancora compreso che non potevo seguirlo, pensavo uscisse di casa come tutti i giorni, solo un po' più arrabbiato del solito. Forse è per questo che oggi non sono così bravo con gli addii, e a dire il vero nemmeno con gli arrivederci.

Prima di voltarmi, un ultimo fotogramma, un albero solitario raggelato, come quello di stamattina, solo e freddo come ero io quel giorno.

Chissà perché, proprio quando sento il caldo accogliente della mia storia con una donna, mi è tornato alla mente questo gelido episodio.

Forse calore e freddo sono le voci solo all’apparenza contrapposte di uno stesso bisogno di amore.

Tu hai mai provato il gelo di un addio? Sei riuscito a scioglierlo?

Luciano Cercatore
Letto 2927 volte Ultima modifica il Sabato, 21 Maggio 2016 18:35
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Commenti (1)

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Caro Luciano,

il gelo dell’addio più grande che ho mai provato è stato quello dell’addio a mia madre.

Ed è avvenuto la notte che ho saputo che la sua malattia era incurabile.

Quando sono tornata con mia sorella nella nostra città natale, lasciando i miei genitori, che ci avrebbero raggiunte poi, in un ospedale del nord, quel gelo è venuto con me.
E si è manifestato in tutta la sua forza quando, aprendo il balcone della mia cucina ho visto una palma che tanto amavo nel mio giardino ed ho pensato che quella palma sarebbe sopravvissuta a mia madre e che l’anno successivo lei ci sarebbe stata e mia madre no. Avrei vissuto il prossimo freddo inverno senza di lei.
Gelo.
Non credo di aver sciolto questo gelo e me ne sono resa conto solo da pochissimo, sebbene mia madre sia mancata più di dieci anni fa.
Ogni storia ha le sue complicazioni..

Penso solo che quando sciogliamo dolori così grandi, diventiamo persone nuove.
Penso che Accettare davvero con il cuore una cosa del genere (e non solo con la testa), significhi fare spazio a una nuova Vita dentro di noi e spero di essere capace di fare questo.

Il gelo e il calore, due facce di una stessa medaglia.. Come la Perdita e la Capacità di Amare.. comunque.
Grazie di cuore.

Gisella

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