Mercoledì, 16 Aprile 2014 00:00

La mia Passione

Scritto da Luciano Cercatore
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Oggi ti confesso l’inconfessabile. Ti voglio parlare di un agglomerato di vergogna e dolore che esiste nel mio corpo. Scopri i miei segreti. Entra qui.
Oggi ti confesso l’inconfessabile. Ti voglio parlare di un agglomerato di vergogna e dolore che esiste nel mio corpo. Da bambino mi sono ammalato di qualcosa che nemmeno adesso so definire. I dottori mi hanno trovato un buco nell’osso del femore e l’hanno chiamato tumore, perché molto di ciò che nel nostro corpo comincia inspiegabilmente a degenerare viene chiamato così, da una medicina che spesso non sopporta di non comprendere. Un medico dal sorriso tenero ha detto a mia madre che quel brutto male si sarebbe mangiato suo figlio. Hanno voluto aprire la mia pelle, scavare, perforare, martellare, prelevare, inchiodare e ricucire. Non sono morto, è passata. “Quel brutto male se n’è tornato a casa sua”, ha concluso il piccolo Luciano. Ma da trent’anni, incisa sulla mia carne, vive una sgraziata cicatrice che non riesco a guardare senza uno sforzo, e che sotto le mie mani nega ogni idea di perfezione fisica, cui vorrei con tutto il cuore aderire. È brutta, mal cucita, incartocciata, biancastra.

Nessuna fra le donne che ho conosciuto, compagne di una o molte notti, ha mai depositato un bacio sulla mia cicatrice, perciò posso affermare, senza tema di smentita, che finora non ho mai conosciuto l’Amore. Tuttavia non dispero, succederà quando un altro essere umano compirà questo gesto semplicemente, senza pubblicizzarsi, come esigenza della sua anima più sottile.

Intanto ci provo io, adesso che si avvicina la Pasqua. Provo a chiacchierare con questa bruttezza disegnata malamente su di me. Cosa ci fai lì? Perché hai deciso di rimanere? Cosa mi vuoi dire? Cosa mi stai insegnando? Poi una sorpresa. La mia cicatrice stamattina mi ha parlato con parole che ti riporto, confidando nella tua capacità di comprendere:

“Caro Luciano, sono qui, sono la testimonianza del dolore di un bambino che ha imparato la morte, del dolore di una madre che non vuole vedere il frutto vivo del suo ventre rimangiato dalla materia. Sono rimasta per parlarti ogni giorno del lato brutto, oscuro, deforme dell’umanità, quel lato che nessuno vuole incontrare, che in ogni modo viene celato, calpestato, nascosto. Quando avrai imparato a vedere oltre me, io ti svelerò molti misteri dell’esistenza. Io sono una possibile strada per la Vita che cerchi. Guardami intanto, e non temere che possa distruggerti.”

Caro lettore, dimmi se è possibile che un piccolo essere umano riesca a guardare, incontrare e perfino amare il proprio dolore. Anche quando gli è stato scritto addosso con questa nitidezza.

Luciano Cercatore

Letto 965 volte Ultima modifica il Sabato, 21 Maggio 2016 18:16

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