Giovedì, 18 Giugno 2015 00:00

Le mutande giuste

Scritto da Luciano Cercatore
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“Cercare lo psicoterapeuta giusto è come acquistare delle mutande” ha detto Mary Jane, la mia amica esperta in analisi. Lei è proprio una bella donna, è bello chiacchierare sorseggiando i suoi drink. “Lo sai che una volta pagate, non si cambiano. Trovare la persona giusta al primo appuntamento è quasi impossibile. Peggio che cercare un partner!” E ride. Inutile propormi con lei mentre trattiamo questo argomento. “E così, puoi fare due cose, andare in giro con delle mutande che ti stringono, che ti lasciano il segno, che si spostano continuamente oppure prendertela con molta calma, ma avendo chiaro quali sono i tuoi bisogni e obiettivi. Non è giusto chiedere al corpo di adattarsi alla biancheria, per bella o firmata che sia. Sono le mutande che devono adattarsi al tuo corpo!” Oggi me ne ha raccontate di tutti i colori: “Ci sono quelli che ti rimproverano perché non hai ancora superato una relazione di dipendenza, quelli che si rifiutano di parlare un’altra volta di tuo padre, perché «abbiamo già affrontato l’argomento», quindi abbiamo risolto, vero? Quelli che marcano un’eccessiva distanza, forse perché temono di assomigliarti, hanno paura di scoprirsi anche loro dei semplici esseri umani che tentano di essere più felici…” Mi ha raccontato di quando si è sentita giudicata, accusata, offesa e abusata da qualche originale individuo, che pensa di avere fatto un buon lavoro su di sé semplicemente perché conosce qualche sofisticata teoria. “È triste dirlo, ma ci sono anche quelli che ti vedono soltanto come moneta sonante che entra in cassa e ti tengono lì, prigioniero, dipendente e bisognoso per anni”.Inizio così la mia ricerca. Audace, ma consapevole delle difficoltà in cui forse mi imbatterò. Che però non saranno soltanto mie. Sono davanti alla porta del primo terapeuta della mia vita, è un nome abbastanza noto. Ricordo sorridendo la storia delle mutande. Ascolto il piccolo Luciano e tutte le emozioni che ho paura di far affiorare.Respiro. E chiedo alla mia parte fragile di aspettarmi fuori, di non entrare questa volta. Prima voglio fargli delle domande, prima devo capire se quest’uomo merita la mia fiducia, se merita l’importante nome di Terapeuta. Lo devo a me e lo devo a Mary Jane.
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Commenti (1)

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Grazie Luciano per rendere la "giungla" della ricerca di uno psicoterapeuta più umana, quasi divertente e forse così, meno intricata e drammatica. Ridona speranza al trovare le mutande giuste o a cambiarle se non ci stanno più bene.
Quando io ho trovato le mie mi è successo il contrario di ciò che chiedi tu: la mia parte fragile non è rimasta per niente fuori dalla porta, anzi è entrata con forza forse perché aveva avvertito di poterlo fare fin da subito. In questo modo, non solo ho capito, ma ho sentito che io lì ci potevo stare. E' trascorso un anno e mezzo e sono profondamente grata ed entusiasta del lavoro svolto.
Ci racconterai come è andata con te, sono curiosa!

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