Lunedì, 28 Dicembre 2015 22:51

L'ombra splendente

Scritto da teca di Milano e Legnano
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La luce non può essere fine a se stessa, per esistere deve avere qualcosa da illuminare: il cosmo intero è qualcosa dentro cui la luce può proiettarsi
La luce non può essere fine a se stessa, per esistere deve avere qualcosa da illuminare: il cosmo intero è qualcosa dentro cui la luce può proiettarsi ed esistere. Nel viaggio all’interno di noi stessi, quel meraviglioso viaggio di cui parla Dante nella Divina commedia, si va incontro a zone di luce e a zone di ombra. Ma come fare nella nostra vita a trovare la Nostra Ombra?
Il termine stesso “ombra”, come la definì lo psicanalista C. Jung, ci richiama qualcosa di nascosto, di non facilmente accessibile, oscuro. Ognuno di noi ha un’ombra, formata da contenuti rimossi o poco accettati dalla nostra psiche, che alla lunga possono generare malessere, fino a creare – in alcuni individui – problemi di adattamento e finanche psichici. E allora come fare a vedere la Nostra Ombra?
L’ombra, come affermava anche Gurdjieff parlando di ammortizzatori, è protetta da meccanismi che non ci fanno vedere noi stessi. Il giudizio di sé è il principale di questi meccanismi, anche se con un lavoro di auto osservazione è possibile arrivare ad attenuare queste resistenze; perché ad un certo punto è possibile comunicare con il nostro giudice interno, dialogandoci e in un certo senso diventandoci amico.

Noi siamo spesso i nostri giudici più severi...

Ecco perché, arrivati a un certo punto del cammino, può essere di grande aiuto iniziare una psicoterapia o un percorso di counseling individuale o di gruppo.

Ma facciamo insieme un esercizio:

Ci sono persone che non ti piacciono? Che caratteristiche ti danno fastidio? La loro invidia? L’egoismo? La falsità?
Ottimo.. Che ne diresti se scoprissi che queste sono tutte parti della tua ombra?

Ti sembra verosimile?

Tutto ciò che possiamo vedere con i nostri occhi fa parte di noi stessi, è una parte di noi. Certo che pensare che dentro di noi c’è un assassino oppure un barbone che chiede l’elemosina, non è cosa gradita, ma è così, e se si vuole iniziare a scoprire davvero se stessi e a vedere davvero l’altro bisogna passare da qui.

E questo non va fatto solo a livello intellettuale, ma a livello del sentire e del comprendere. In questo gli artisti e gli attori sono avvantaggiati, ogni volta che interpretano un personaggio oppure rappresentano degli stati d’animo, sono più vicini a certe comprensioni, non solo di tipo intellettuale.

Dalla mia esperienza di ricerca interiore ho capito che è importante tenere sempre uno stato di sospensione di giudizio verso ciò che sta per accadere, verso l'ignoto, non interpretarlo subito, accoglierne i segnali, io la chiamo la filosofia della porta aperta.
Letto 1195 volte Ultima modifica il Martedì, 03 Maggio 2016 18:47

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