Mercoledì, 21 Gennaio 2015 00:00

Prigioniero

Scritto da Luciano Cercatore
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Un risveglio prematuro mi sorprende stamattina. La notte un lunghissimo corpo a corpo con il cuscino. Una nube grigia avvolge pensieri e muscoli. Vieni a scoprire cosa mi passa per la testa...
Un risveglio prematuro mi sorprende stamattina. La notte un lunghissimo corpo a corpo con il cuscino. Una nube grigia avvolge pensieri e muscoli intorpiditi, neanche la doccia calda riesce a sciogliere rigidità e malavoglia.

Ieri sera al telefono era proprio lui, mio cugino Paride dall’Italia. Cosa lo ha spinto a rifarsi vivo dopo vent’anni che è via da Oscurania ed è tornato alla vecchia patria?

Certo, l’eredità, la dannata eredità della zia Nancy. Povera zia, pura zia, sei andata via da poco e già in famiglia si azzuffano come cani che sbranano stracci.

Paride, senza quasi neanche salutarmi, mi ha elencato gli oggetti che il suo ramo della famiglia porterà via dalla casa, sempre naturalmente per il giusto desiderio di custodire preziosi “ricordi affettivi”.

Ho cercato di resistere, ma poi sono stato travolto… la mia ira insieme al senso di ingiustizia. Povera la mia famiglia, povere le famiglie come la mia. Credevo di essermi sfogato e di averla chiusa lì. Mi sono ascoltato un po’ di musica e sono andato a letto. Ero svuotato. Già, come ci ricorda il buon Ouspensky, le emozioni negative sono un rubinetto aperto da cui dissipiamo energie.

Torno al presente, percepisco me stesso… niente, mi sento ancora privo di vita.

In auto in redazione… dopo il negozio di casalinghi, sulla destra si svela uno spettacolo oltre il parabrezza. Le montagne piene di neve, lambite dai raggi del sole del primo mattino, in una limpidezza assoluta. Cosa rara qui ad Oscurania.

Ma l’emozione rimane negli occhi, non scende, non sgorgano parole di stupore o di gioia. Non riesco a goderne. Mi fermo in uno spiazzo al lato della strada, appoggio la testa al volante e non riesco nemmeno a piangere. Perché non posso, proprio non riesco, a godere di quello spettacolo della natura? Da ieri sera sono prigioniero di quell’emozione, che mi ha rispedito indietro nel tempo, quando bambino, sotto il tavolo della cucina, ascoltavo i miei genitori gridare contro gli zii.

Appoggio la schiena al sedile e, a occhi chiusi, mi concentro sul respiro e lascio che i pensieri scorrano privi di peso. Piano piano mi calmo e, in questo spazio calmo, si distilla una sensazione nuova di identità. Una persona più ferma, senza spazio e tempo, osserva la situazione. E sono io.

Apro gli occhi, riavvio il motore, freccia a sinistra e riparto. Mi osservo mentre di nuovo si para davanti lo spettacolo delle montagne. Una tavolozza di bianchi e di rosa. Piango, questa volta di gioia, e mi sento leggero.

Grazie! Non comprendo ancora bene a chi. Ma la risposta è arrivata e adesso mi sento libero.

Accendo la radio e canto a squarciagola insieme a Jovanotti: “Io lo so che non sono solo, anche quando sono solo, io lo so che non sono solo, e rido e piango e mi fondo con il cielo e con il fango”.

Mi dico:”Buona giornata e buon lavoro Luciano!”

Qualcuno risponde: “Anche a te!”

Luciano Cercatore
Letto 1514 volte Ultima modifica il Sabato, 21 Maggio 2016 18:52
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Ciao Luciano, grande la tua liberazione! Non mollare perché i tuoi sforzi, i tuoi pensieri, i tuoi vissuti hanno un senso per tutti noi.

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