Domenica, 15 Dicembre 2013 17:10

Quarta Via: conosci te stesso (?)

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Ritrovare se stessi attraverso l'autosservazione e la conoscenza di sé che portano al cambiamento interiore.
"Conosci te stesso": gli studiosi, anche se con alcune differenze, concordano sul fatto che con questa frase Apollo esortasse gli uomini a “riconoscere la propria limitatezza e finitezza”.
La conoscenza di sé ha inizio con l’auto osservazione.
Il maestro G.I Gurdjieff, raccomanda all’uomo che voglia occuparsi della propria evoluzione interiore di far crescere in sé, in modo parallelo, sia il “sapere” che l’”essere” perché la conoscenza che deriva dallo studio di un sistema quale quello di Quarta Via, possa trasformarsi in vera comprensione.
L’ auto osservazione è strettamente collegata alla possibilità di crescita dell’essere. Praticata nel corso dello studio del Sistema, all’interno di un gruppo di persone orientate allo stesso obiettivo, con una guida esperta, rende possibile la trasformazione della conoscenza in esperienza profonda, unica, personale: la sola valuta che possa essere spesa nella ricerca della crescita interiore. 

Da questa prospettiva possiamo comprendere meglio cosa intendesse Gurdjieff quando sosteneva che la fede non ci serve proprio a nulla, che, anzi, può costituire un ostacolo e perché intimasse ai suoi allievi di non credere ciecamente a ciò che egli diceva. La teoria che non sia tradotta in esperienza personale non fa che accrescere la nostra linea del sapere a scapito di quella dell’essere.
La nostra testa è piena di speculazioni, forse ancora più di quella dei contemporanei di G.  e spesso si tratta di teorie, pure accattivanti, ma che restano solo nella nostra mente: non possono penetrare nelle nostre cellule finché non sono trasformate nella sola valuta spendibile. Più si fermano a questo livello più perdono il loro potere di risvegliarci dal sonno della coscienza, più ci intrappolano nell’illusione.
L’auto osservazione, condotta in modo regolare, è l’inizio di un dialogo con noi stessi orientato all’accoglienza di tutto ciò che in noi si (o meglio, ci!) muove, più o meno gradevole che sia. Richiama quell’antica esortazione di Apollo sul “riconoscere la propria limitatezza e finitezza”.

Allora sorgono spontanee delle domande relative al come concretamente condurla, se sia necessario conoscere e praticare delle tecniche particolari, su quali siano gli errori da evitare, su come riconoscere di essere sulla strada giusta, come accorgersi degli errori e come, eventualmente, aggiustare la rotta… E, soprattutto, su quale sia la vera meta di questo viaggio e se sia davvero un obiettivo raggiungibile.  Mentre cerco le risposte a questi quesiti lascio che risuonino in me le parole di un caro amico:  “Una persona è viva quando sente, conosce, ama se stessa, compresa la sofferenza che ha dentro…. Si verifica un grande cambiamento: avviene che riusciamo ad abbracciarci accogliendo ed onorando la sofferenza”.
Letto 2409 volte Ultima modifica il Martedì, 03 Maggio 2016 23:23

Commenti (4)

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Grazie a tutti coloro che permettono l'esistenza di questo spazio privilegiato per i nostri piccoli e fragili esseri.
Elena tu giustamente dici che non siamo in grado di vedere il reale, in effetti leggendo il tuo commento l'immagine che mi è arrivata è che per ora questo non solo non ci è possibile ma naturale.
L'unica nostra capacità potrebbe essere solo quella di percepire ciò che è falso, questo è possibile solo da parte di quella entità reale che non sa' cosa è vero ma sa benissimo cosa non lo è , addirittura in questa attività di ricerca non del vero ma del falso , questa parte di noi trovcrebbe alimento per crescere. Nel ringraziarti per il ricco spunto che hai provocato in me e di sicuro in tanti altri ti abbraccio con forza.

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Non sono in grado di vedere il Reale. E
allora perché conduco la mia esistenza come se così non fosse?
Cercherò oggi di ricordare a me stessa, e in ogni nuovo giorno che si apre, che ciò che posso percepire con i miei limitati sensi e con tutte le distorsioni dei filtri che mi offuscano, è solo un minuscolo e spesso falsato punto di vista. E cercherò di guardare il mondo anche con gli occhi dell’altro, e ringrazierò per le ricchezze che il giorno mi avrà regalato: qualche altro nuovo minuscolo punto di vista che apre la mia visuale sul mondo.
Non sono in grado di vedere il Reale. Lo so, ma non sempre lo ricordo.

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Beh hai ragione, d'altra parte mi chiedo: quando guardo un'altro o quando guardo la "realtà" chi mi dice che ciò che io vedo sia la realtà? Davvero vediamo ciò che è reale oppure vediamo la realtà in base a come sono formati i nostri organi di senso? Come elaboriamo la nostra percezione di realtà? In che modo sono connessi i nostri organi percettivi nelle nostre interpretazioni? Che relazione esiste fra sensibilità e selettività? Cioè quanto selezioniamo ciò che vediamo solo perché siamo percettivamente più sensibili ad esso?

Quindi credo che dovremmo dubitare di ciò che definiamo realtà, così come dovremmo sempre dubitare di ciò che crediamo di noi stessi.

Il dubbio non è chiusura, nè dogma. È una tensione verso la ricerca, che sempre dovremmo sostenere. Sia nel Lavoro su noi stessi, che nell'indagine empirica del mondo.

Però mi chiedo: davvero siamo capaci di dubitare così tanto da rimanere aperti a qualsiasi possibilità? Davvero noi esseri umani siamo così capaci di non avere certezze? Davvero non crediamo di essere vivi, di essere generosi se ci riteniamo tali o di dubitare della sfiducia che abbiamo verso noi stessi?

Davvero questo "dubbio" condotto all'estremo è qualcosa per noi possibile? Oppure, come accade per la nostra interpretazione dell'universo, dobbiamo accettare il limite della nostra visuale geocentrica dalla quale osserviamo?

Come vedi ho più domande che risposte... ma forse la bellezza è proprio in questo: le domande sono assai più importanti. un saluto a tutti

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Difficile vedere se stessi... chi mi dice se ciò che vedo è la realtà?

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