Lunedì, 08 Settembre 2014 00:00

Quarta Via: Un falso lavoro interiore

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Quando il lavoro su di se è veramente efficace o diventa una delle tante maschere che indossiamo?
Osservando me stessa mi accorgo che a volte non riesco a portare a termine il proposito che faccio: le mie azioni vanno in una direzione diversa dalle intenzioni di partenza.

Come cercatore attribuisco questa ambiguità di intenzioni alla “molteplicità di Io” che abita il mio mondo interno, e se ne spartisce la conduzione a scapito della mia integrità e della mia felicità. Il momento in cui un cercatore si accorge delle molteplici fratture che ha in se stesso è cruciale e per niente scontato. La molteplicità degli Io potrebbe rimanere nel corso del lavoro interiore un concetto puramente mentale che non penetra fino alle emozioni, rendendo impossibile un vero cambiamento.

Ogni volta che vengo meno a me stessa torno alla “me “ bambina che rinunciava ad esprimersi e a realizzare i propri desideri se questo significava andare contro le aspettative di mamma e papà, la cui presenza e supporto affettivo erano condizioni essenziali per la sopravvivenza. E per tollerare l’angoscia e la frustrazione che questa rinuncia mi generava, l’unica cosa che potevo fare era demolire il mio desiderio, rendendolo non più così lecito e separarmi dalla parte di me che l’aveva desiderato. Tutto così tornava sostenibile per la “piccola me”, fino al successivo desiderio irrealizzabile, che conduceva ad una nuova rinuncia e ad una ulteriore frammentazione.

Così per rendere silente quel conflitto interiore non solo separiamo un gruppo di io dall’altro, ma cerchiamo di distruggerne le delicate connessioni, illudendoci di essere integri e perfettamente coerenti con noi stessi, perché una legge ferrea si è incisa a fuoco dentro di noi, facendoci sentire forse un po’ rigidi ma certamente protetti.
Lo sappiamo, però... I nodi psichici arrivano sempre al pettine. E parti di noi che in passato abbiamo imbavagliato, rigurgitano dal nostro inconscio determinando atteggiamenti che mettono in pericolo il nostro equilibrio e la relazione con l’altro, che si sente ferito e deluso dalla nostra ambiguità e ci fa notare che l’integrità di cui tanto andiamo fieri, forse, ha qualche crepa...

Eppure procediamo più o meno tranquilli, come se niente fosse, vivendo blindati dai nostri meccanismi di difesa che, nel tentativo disperato di far quadrare i conti, non ci permettono di percepire le emozioni generate dal conflitto interiore. Emozioni che, seppure dolorose, costituiscono l’unico motore per un vero cambiamento.
E il feedback negativo dell’altro… ? “Una evidente manifestazione della sua meccanicità”, reciterebbe soddisfatto il nostro gruppo di Io più addestrato a fronteggiare la situazione.

Lavorando all’interno di un gruppo sappiamo quanto è fondamentale il Fratello che condivide con noi la Via e che ci fa da specchio, e il Maestro che ci indica la strada verso la verità, non osservandoci “dall’alto” ma percorrendola insieme a noi; ma sappiamo anche che solo noi stessi possiamo entrare nella nostra parte più profonda per sanarla e fare in modo che l’insegnamento non diventi imitazione ma sostanza.

Per compiere questo passaggio in cui la Via da nozione mentale, si fa esperienza e comprensione devo avere il coraggio di stare in quel conflitto interiore che talvolta può essere davvero angoscioso ma che nasconde certamente un tesoro.


Letto 2372 volte Ultima modifica il Giovedì, 05 Maggio 2016 08:01

Commenti (2)

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Un abbraccio al gruppo di Roma e grazie per queste importantissime riflessioni

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  Ospite

Bell'articolo rende perfettamente..... quanto lavoro ci sarebbe da fare!!!Quanti io abbiamo segregato quanta separazione abbiamo generato a causa spesso di un'educazione troppo repressiva e inflessibile che ci ha fatto nascondere e sotterrare la nostra vera natura che adesso però bussa alla porta e batte cassa....

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  Ospite
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