Venerdì, 29 Agosto 2014 00:00

Quarta via: L'occupazione della scuola

Scritto da Gruppo di Legnano e Milano
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La scuola da occupare è il nostro tempio interiore. Vuoi imparare a costruire il tuo tempio interiore e a sentirti meglio? Vuoi essere migliore?
Quando ero ragazzo, intorno ai 17 anni, una mattina, andando a scuola, mi accorsi che l'edificio era stato occupato.

All'ingresso, campeggiava una scritta a spray su lenzuolo bianco: SCUOLA OKKUPATA.

All'interno sul primo pianerottolo delle scale, un'altra scritta ci accoglieva, molto ironica "schola mutanda est" (la scuola va mutata - la scuola è una mutanda).

Molte aule erano state rinominate e dedicate ai mesi della rivoluzione francese, così la 4°C era diventata l'aula Brumaio.

Al posto delle consuete lezioni si tenevano dei collettivi, su temi di attualità del momento.

I professori giunti sul posto di lavoro, erano invitati a tornare a casa oppure ad unirsi.

A metà giornata, dopo aver partecipato ad un incontro su come ridurre gli effetti del buco dell'ozono, mi si prospettava il risvolto più interessante della faccenda: avrei potuto trascorrere la notte a scuola!

Chiamai mia madre dicendo, manco a dirlo, che avrei passato la notte a casa del "primo della classe", da cui sarei andato a studiare nel pomeriggio.

Incontro dopo incontro, sigaretta dopo sigaretta, arrivò l'ora di sera, e così, senza coperte nè spazzolino, passai la notte ancora in eccitazione, dormendo pochissimo, su un materassino preso dall'aula di educazione fisica.

Ricordo ancora la sensazione che mi attraversa quella notte, che non mi faceva dormire, ed era semplicemente questa: "la scuola in questo momento è nostra".

Per la prima volta qualcuno mi aveva mostrato che era possibile prendere possesso della scuola.

Il giorno seguente, a seguito della visita dei carabinieri, tutto tornò come prima, come era sempre stato, soliti insegnanti, solita Preside a controllare.

Facendo spazio al giudizio sul caso specifico, credo che quella comprensione: "la scuola in questo momento è nostra", sia stata per me di vitale importanza, per le mie attuali sperimentazioni sul "ricordo di me", nel qui ed ora.

Il ricordo di sè, lo sforzo di essere presenti, la nostra piccola e faticosa volontà di non limitarsi a guardare la vita esterna come un cinema, ma il desiderio di volerci essere anche NOI in quell'istante sentendoci presenti, ancorandoci e sentendoci nel corpo, il percepire anche "noi stessi" nel momento in cui guardiamo fuori da noi (attenzione divisa),

Tutto questo rappresenta l'unica possibilità che abbiamo di prendere possesso della nostra nostra scuola, ovvero del nostro tempio.

Ogni volta che ci dimentichiamo di questo, che pensiamo di farlo anche se non lo facciamo più, e possono passare anche anni, il tempio-scuola torna ad essere gestito della nostra mente, con le sue continue lezioni, giudizi e pensieri, con il suo preside che controlla, con il suo zapping continuo, così familiare per noi.

E tutto questo avviene nelle nostre stesse aule e ci conduce man mano inesorabilmente, giorno dopo giorno, al momento della nostra morte fisica.

Come dicono i maestri, ed è così difficile ricordarlo: Il momento giusto per cominciare a ricordarsi di sè è proprio ora.

Non è forse preferibile passare la notte su un materassino, combattendo con il sonno, piuttosto che dormire in quella che ci hanno detto essere la nostra stanzetta, che ci è stata preparata lontano dal tempio?
Letto 3019 volte Ultima modifica il Martedì, 03 Maggio 2016 19:17

Commenti (1)

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Mi sono ritornati in mente episodi della mia vita di studente, allora come adesso i compiti nelle vacanze estive e domani inizia un altro anno di scuola. Piacevole ricordo di se.

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