Martedì, 24 Marzo 2015 00:00

Quarta Via- Il Prieurè

Scritto da Teca di Legnano e Milano
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Si è detto molto sul Prieuré, l’Istituto per lo sviluppo armonico dell’uomo fondato da Gurdjieff a Fontainebleau, quali le misteriose regole?
Si è detto molto sul Prieuré, l’Istituto per lo sviluppo armonico dell’uomo fondato da Gurdjieff
a Fontainebleau, a pochi chilometri da Parigi. Si sono spese parole in cui lo si descrive come
un’esperienza che ebbe il merito di creare condizioni di lavoro che permisero a centinaia di persone
di varie nazionalità di scoprire il potenziale di trasformazione latente in ogni essere umano; se ne è
parlato anche come di un luogo di perdizione, dove anche uomini di grande intelletto, avendo perso
il lume della ragione, si sottomettevano alle angherie di un dispotico tiranno che aveva come unico
scopo quello di umiliarli e spillargli denaro, riduncendoli di fatto a degli imbecilli creduloni. In
degli idioti, insomma...

Probabilmente entrambe le ipotesi sono ugualmente vere. Ma se dobbiamo fidarci della
testimonianza oculare, emotiva e intellettuale di chi in quel castello ha vissuto e frequentato,
bisogna riportare quanto testimoniato da John G. Bennett, allievo di G., nel suo libro “Gurdjieff,
il nuovo mondo” (Ubaldini Editore), in cui scrive – significativamente in corsivo – «Il principio
fondamentale su cui l’Istituto doveva poggiare era quello di creare le condizioni per cui l’uomo
rammenti incessantemente il senso e lo scopo della sua esistenza mediante un attrito inevitabile tra
la sua coscienza e le manifestazioni automatiche della sua indole». E un luogo del genere oltre a
essere straordinario (ovvero fuori dal comune, d’altra parte era lo stesso G. a predicare: «Nella vita,
non fare mai come fanno gli altri. O non fare niente, va giusto a scuola, o fa qualcosa che nessun
altro fa», il che non poteva non risultare quanto meno stravagante), un luogo del genere – dicevamo
– può diventare addirittura Santo. Ma può esserlo solo nell’interiorità di chi lo vive, mai nell’occhio
di chi l’osserva dall’esterno con l’intenzione di darne un giudizio.

Per avere un assaggio degli stimoli di cui gli allievi interni al Prieuré si nutrivano ogni giorno, basta
scorrere l’elenco dei detti che G. aveva fatto scrivere sul soffitto della Casa dello Studio (un grande
spazio costruito all’interno del parco dagli stessi allievi sul modello delle Sema Hane dei dervisci),
con una calligrafia simile all’arabo leggibile in verticale, a cui lui stesso G. faceva apporre
continue aggiunte. Le riproduciamo integralmente, così come sono state raccolte da Bennett, nella
convinzione che non esista cercatore che da sempre non si sia costruito un suo personale Sema
Hane interiore.

1. Se non hai una mente critica per natura, è inutile che tu rimanga qui.

2. Soltanto chi riesce a badare a un altro, può disporre del suo.

3. Più difficili sono le condizioni di vita, maggiore è la possibilità di lavorare, perché tu lavori

consapevolmente.

4. Può essere giusto soltanto chi riesce a penetrare nella situazione degli altri.

5. Noi possiamo soltanto batterci per essere cristiani.

6. Io amo chi ama il lavoro.

7. Giudica gli altri da te e raramente ti sbaglierai.

8. Qui le condizioni si possono soltanto creare e dirigere, ma non agevolare.

9. Sappi che questa casa può essere utile soltanto a coloro che hanno già riconosciuto il loro

non essere e credono sia possibile cambiare.

10. Il mezzo migliore per ottenere la felicità nella vita è la capacità di considerare sempre
esternamente, mai interiormente.

11. L’uomo nasce con la capacità di un determinato numero di esperienze. Facendo economia

su di esse, prolunga la sua esistenza.

12. Considera soltanto ciò che gli altri pensano di te, non ciò che dicono.

13. Non amare l’arte con i tuoi sentimenti.

14. Prendi il modo d’intendere dell’Oriente e la conoscenza dell’Occidente, poi mettiti a
cercare.

15. Chi si è liberato della malattia del “Domani” ha una probabilità di conseguire ciò per cui
si trova qui.

16. Il massimo del conseguimento dell’uomo è di essere capace di FARE.

17. Qui non ci sono né inglesi, né ebrei o cristiani, ma soltanto coloro che perseguono uno
scopo: essere in grado di fare.

18. Aiuta soltanto chi si sforza di non essere un fannullone.

19. Non giudicare in base ai pettegolezzi.

20. Dà prova di bontà colui che ama il padre e la madre.

21. Rispetta tutte le religioni.

22. Se conosci ciò che è male e seguiti a farlo, commetti un peccato che è difficile perdonare.

23. È utile soltanto la sofferenza consapevole.

24. Meglio essere temporaneamente egoisti che mai giusti.

25. Gradisci ciò che non piace.

26. Ricordati che qui il lavoro non è fine a se stesso, bensì uno strumento.

27. L’energia impiegata da un atto di lavoro interiore viene immediatamente convertita per un

nuovo impiego; quella impiegata nel lavoro passivo è perduta per sempre.

28. Prima di tutto metti in pratica l’amore consapevole per gli animali; essi reagiscono con
maggior prontezza e sono più sensibili.

29. Uno dei motivi più forti per desiderare di lavorare per se stessi è di rendersi conto che si
può morire in qualsiasi momento.

30. Ricordati sempre che sei qui perché ti sei reso conto della necessità di competere con te

stesso, perciò ringrazia chiunque ne dia occasione.
Letto 1163 volte Ultima modifica il Martedì, 03 Maggio 2016 19:06

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