Martedì, 08 Settembre 2015 00:00

Quarta Via: riflessioni sul “destino”

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È possibile per l’uomo aderire a un destino più alto, incontrando influenze coscienti nella propria vita? Qui inizia una nuova possibilità per te.
Ricordo che quando ero bambina sentivo di avere la forza di conquistare il mondo, di poter dirigere la mia "nave" verso qualsiasi direzione superando tutte le intemperie. Nulla o quasi mi spaventava: sentivo profondamente di aver in mano il mio destino. Diventata grande, questo potere è venuto sempre meno, come se mi fossi allontanata da questa consapevolezza intuitiva... o forse si è solo assopita... E' davvero così?

Mentre camminavo lungo l'argine del fiume Sile non sapevo che in futuro una parola pronunciata da qualcuno che ancora non conoscevo, mi avrebbe guidata ad aprire un libro che avevo in casa da anni, poi a stringere un'amicizia importante, ad approfondire una conoscenza speciale e in seguito a partecipare ad un convegno... a nuovi incontri.... all'Insegnamento di Quarta Via. Destino?
Intorno a questa parola ruotano diversi significati quali "necessità", "fissità", "stabilità", "scopo", ma anche "modo di essere" e "possibilità di scelta". Nel mito il "fato" era considerato di origine divina, sia che fosse annunciato, o immaginato cieco nel suo intervenire nella vita degli uomini senza una ragione.
Nel linguaggio di Quarta Via il destino di ciascuno è soggetto, sin dalla sua incarnazione, a molte influenze tra cui quelle di tipo biologico, affettivo, familiare e culturale. Tali influenze sono definite di tipo A e inserite in una delle leggi a cui è sottoposto l'essere umano, la "legge del fato". Ma in seguito, se alcuni passaggi evolutivi avvengono, l'Insegnamento fa intravedere nel concetto di destino un "poter andare oltre", quindi una possibilità di scelta consapevole.

Ogni persona cresce adattandosi al contesto e costruisce la sua "falsa personalità" con i relativi meccanismi di difesa, ma nel suo cammino può anche porsi delle domande sullo scopo della propria esistenza. E in questo sforzo di consapevolezza entra in contatto con la sua natura più profonda: nel linguaggio di Quarta Via è l'"essenza" che per molto tempo può essere rimasta silente, ma che a un certo punto della storia si fa sentire, magari sottovoce...
L'Enneagramma insegna che lo sviluppo della personalità avviene con dei percorsi quasi obbligati e che le diverse caratteristiche della persona, frutto delle influenze A e delle leggi che condizionano l'esistenza, rappresentano un punto di partenza, non di arrivo. Sono aspetti dinamici che orientano verso una conoscenza di sé più vicina all'"essenza". Nel contatto con quest'ultima possiamo ritrovare una relazione con il nostro destino, più vicino ai significati di "origine divina" e di "scelta", che di staticità e necessità.

Nel momento in cui iniziamo a intuire che c'è "qualcos''altro", possiamo venire in contatto con altre influenze, dette di tipo B, che ci sensibilizzano in modo diverso tramite libri, opere d'arte, filosofie o vite narrate. Accordarci a questo tipo di influenze significa distinguerle dalle influenze A; ed è già stare in un concetto di destino più lontano dai condizionamenti. Ma possiamo andare ancora oltre: possiamo incontrare un altro tipo di influenza, quella C, cioè idee e sentimenti provenienti da uno stato di coscienza superiore, attraverso la guida di qualcuno che l'abbia direttamente sperimentato e che trasmetta qualcosa che va ancora più in profondità. Qui inizia la possibilità di realizzare ciò per cui ciascuno è destinato: ritrovare se stesso, nel linguaggio di Quarta Via "ricordarsi di sé".
Letto 3577 volte Ultima modifica il Martedì, 03 Maggio 2016 21:55

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