Martedì, 30 Giugno 2015 00:00

Seminario sulla Morte

Scritto da Luciano Cercatore
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Certo che alla Teca sono matti. Un seminario su Malattia e Morte come Maestre di Vita è roba che sfida ogni regola di marketing! Leggi qui cosa è accaduto...
Certo che alla Teca sono matti. Un seminario su Malattia e Morte come Maestre di Vita è roba che sfida ogni regola di marketing! Perché mai dovrei pagare per ricordarmi di dover morire?

Ho preso un aereo e sono venuto anche io a Gazzada, Lombardia, Italy. Con un po’ di batticuore ho incontrato tutti voi, arditi esploratori dell’ombra. E così mi sono ricordato che si muore, è un fatto. Un fatto che stravolge le forme, fa piazza pulita di idee e certezze. Una voce in noi nega: dottore ha sbagliato diagnosi! Una voce è rabbiosa: Perché a me? Perché non ho vissuto al 100%? Una voce piange, un’altra, la più tenera, contratta con Dio: Se mi dai un altro anno di vita, sarò migliore. Ma la morte non è una punizione, è un passaggio di stato. E poi l’accettazione, che può sorgere dal profondo, e ci aiuta a lasciare andare tutto, piano piano o di colpo, per poi lanciarci nel mistero. Ho visto la Signora che Toglie come una madre, un’amante, una guerriera, una bambina. Mi sono sentito con voi profondamente umano, ricordando che tutti abbiamo paura di morire. Ma proviamo a respirare, anche adesso, respirare. Ho provato il vero tremore dell’essere, quello che ho voglia e spero forza di abbracciare.

C’è un luogo in cui posso riposarmi: il centro del mio cuore, dove risiede quel Dio che non conosco eppure è così vicino. Con voi ho sentito la vita esplodere in me, attraverso i vostri visi dai sorrisi commossi o dall’espressione spaventata, i vostri dolori, le vostre storie, le vostre foto ricordo, perché in questo fiume dove tutto scorre, le relazioni umane sono un patrimonio. Ho sentito con forza ciò che c’è. Ed io ci sono, con i miei ricordi, la mia storia, i miei errori, i miei doveri, le mie speranze, le cose che so fare e quelle che non so fare. Ho scritto il mio testamento, le parole che vorrei dire se questo fosse il momento di lasciare tutto, di saltare nell’ignoto. L’ho riletto e ho pianto, poi ho sollevato lo sguardo e ho scoperto che il mio pianto era il tuo, il nostro. Allora ho sorriso. Dietro il lasciare c’è la Bellezza.

Guardando passare tutto e permanendo, ne intuisco l’origine.

Tornando a casa, sull’aereo ho saputo di non essere più lo stesso Luciano, ma al contempo esserlo ancora, sempre più autentico, sempre più fragile, sempre più forte.

Alcune domande me le porto via: come desidero passare il tempo che mi separa dal grande salto? Cosa è veramente importante? Mi accompagnerò alla scoperta delle risposte, me lo giuro.

Buon viaggio a tutti! Vi porto nel cuore.
Letto 1367 volte Ultima modifica il Sabato, 21 Maggio 2016 18:40
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In Attraversando il bardo franco Battiato parla dell'antica e dimenticata Ars Morendi Cristiana.
Meno male che ci siete Voi.
Giovanni Romagnani

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