Mercoledì, 08 Aprile 2015 00:00

Esperienze Interiori - lo specchio

Scritto da La teca di Milano e Legnano
Ti piace?
(10 Voti)
Lo specchio. prima passo del bambino per definire la propria autoimmagine. Come si inserisce la figura del maestro in questo passaggio?
“Ah un Gruppo?! Ma a me non serve: difficilmente gli altri potranno farmi capire degli  aspetti di me che già non conosca.

Faccio meglio da solo!”

Sfido chiunque a non averla pensata così prima o anche all’inizio di un Lavoro di Scuola.
Eppure... beata presunzione e orgoglio!

La psicologia ci viene in aiuto: la fase dello specchio è il momento in cui il bambino, tra  i 6 e i 18 mesi di vita, si guarda nello specchio e riconosce la propria immagine. Lacan sostiene che quando il bambino inizia a riconoscere se stesso nell’immagine riflessa nello specchio questo è un passo decisivo verso il proprio senso d’identità individuale.

Winnicott (Gioco e realtà) sviluppa il tema lacaniano osservando che il bambino, in quella fascia di età, non si guarda da solo allo specchio ma che, per dare senso all’esperienza, è necessario che la madre – o un’altra persona che abbia con lui un rapporto privilegiato – lo ponga di fronte alla superficie riflettente che rimanda l’immagine di entrambi, e lo incoraggi.

Gurdjeff ben conosceva queste leggi psicologiche pur non avendone mai sentito parlare e poneva come punto di partenza essenziale nella Via, il Gruppo e l’esperienza del gruppo.

Lo studio di sé è possibile solo nel confronto con gli altri, perché “un uomo solo non può vedere se stesso” (Ouspensky, Frammenti). E’ solo vedendo i difetti degli altri e lasciandosi indicare i propri che si può iniziare a scorgerli: gli altri servono da specchio.

Il maestro armeno, guidato dalle sue esperienze spirituali sapeva che non era possibile alcun inizio di Lavoro reale senza l’aiuto di un Gruppo adeguatamente formato, che porta avanti i medesimi scopi ed è guidato da una figura che tale cammino lo ha già fatto.

Il Maestro Gesù in uno straordinario loghion del vangelo di Tommaso dice “se a guidare un cieco sarà un altro cieco, finiranno tutti e due in un fosso”.
Perché abbiamo tante difficoltà ad affidarci a qualcuno? Sarà forse per orgoglio? Che cosa cela tale orgoglio? Forse una ferita profonda, dentro di noi da tanto tempo e che nasce dal fatto che non siamo capaci di chiedere aiuto perché pensiamo che chi chieda aiuto valga di meno?

Proviamo, interiorizzandoci, a dare una risposta.
Letto 2613 volte Ultima modifica il Martedì, 03 Maggio 2016 19:00

Commenti (1)

Rated 0 out of 5 based on 0 votes

Vedere i difetti nelle altre persone è molto più semplice che vederli in se stesso. Vuoi l'autoconservazione della nostra stima, vuoi gli ammortizzatori, vuoi l'orgoglio... A mio parere ogni "difetto" che vediamo neli altri è un'ottima occasione di lavorare su se stessi. Spesso vediamo negli altri quello che non piace di noi. A chi, di noi , non piace? Quale esperienza ci ha portato a questo punto? Perchè vediamo questa caratteristica in questa persona? Cosa possiamo fare per sciogliere questo nodo? Aggiungo che spesso vediamo negli altri cose che esistono solo in noi stessi...
Il gruppo non solo è importante per fare un lavoro di questo tipo, ma è addirittura indispensabile. Altrimenti viviamo nelle nostre illusioni, che dipingono d'oro le sbarre della nostra gabbia per renderci tutto più prezioso, ma che in realtà non cambia niente.

  Allegati
  Ospite
Ancora non ci sono commenti dei visitatori.
Perchè non inizi tu ad attivare il dibattito?

Lascia un Commento!

Per pubblicare IMMEDIATAMENTE i tuoi commenti Registrati o Entra nel tuo account. Sign up or login to your account.
Allegati (0 / 3)
Share Your Location