Mercoledì, 02 Luglio 2014 00:00

Un bambino cattivo

Scritto da Luciano Cercatore
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Mentre conservo il biglietto nel portafoglio, un ragazzino, me lo strappa dalle mani e inizia a correre... Vuoi sapere cosa accadde? Leggi qui ora!
Luciano in Collegio

Anche oggi esco di casa, mi sto occupando della crisi in Ucraina, un giornale mi chiede di scrivere un dossier per il mese prossimo. Intervisto un uomo che ha trascorso la sua infanzia in quei luoghi. Faremo un viaggio nel suo passato.

Passo davanti al “Bar Cuore”, getto un’occhiata dentro. Non vedo Sophie, perciò stamattina niente caffè. Ore 8.00. Mi tuffo nei sotterranei di Oscurania, ancora non del tutto sveglio. Mescolandomi alla massa di persone sospinte verso il loro posto di lavoro, aspetto la metro come sempre alla fermata “Paradiso”. In filodiffusione i commenti sull’espulsione dell’Italia dai Mondiali di calcio. Quanto mi piaceva il calcio da ragazzino, tifavo sempre Italia, insieme agli altri migranti. Intriso da queste immagini, conservo il biglietto nel portafoglio. Un bambino, sì e no otto anni, me lo strappa dalle mani e corre via velocissimo.

I soldi per la lavatrice di mia madre! Sabato è il suo compleanno, beneamata donna, una vita di lavoro con il fazzoletto in testa: e l’unico suo desiderio è una centrifuga funzionante. Non ho mai tanto denaro addosso. Intravedo la maglietta azzurra tra la folla. Odioso bambino!

Cosa gli faresti tu al posto mio?

Sto correndo contromano lungo un corridoio affollato, schivo le persone che si ostinano a venirmi addosso come degli zombies. Io e quel detestabile moccioso siamo forse gli unici vivi in tutta la metro, perché abbiamo entrambi un’urgenza assoluta. Lo afferro per la maglietta, mi genufletto ansimante, la sua faccia a pochi centimetri dalla mia. “Dov’è il mio portafoglio?” Il mondo si ferma: unicamente io e lui.

È veramente spaventato. Un lampo. Io a 14 anni rubo il pallone da calcio nuovo di un coetaneo… malasorte! Era il figlio del commerciante più ricco del quartiere. Mio padre mi sbatte in Collegio per alcuni mesi, per darmi una lezione: – Ci vanno i ragazzi di strada per essere “raddrizzati” – mi dice. L’odore maligno della mensa, le regole insensate, le punizioni sadiche, la crudeltà dei più grandi verso i nuovi, le facce ingrugnite dei miei compagni. Ma soprattutto l’obbligo di spegnere la luce, perché è proibito leggere, la sera.

Violenza che viene “guarita” con altra violenza. È un lampo.

Osservo il monello che ho tra le mani, mentre mi restituisce il portafoglio. Qualche curioso sta già commentando la scena. Quel monello sono io. Gli sistemo la maglietta sgualcita: “Vai, e cerca altre strade”. Si allontana disorientato, cammina lento verso l’uscita, ogni tanto si volta ancora a guardarmi.

È un lampo, e io prendo la metro.

Luciano Cercatore
Letto 1437 volte Ultima modifica il Sabato, 21 Maggio 2016 18:20

Commenti (1)

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Quante volte mi hanno rubato un pallone, un robot, un sorriso, una notte serena e un risveglio pieno di speranza.
E adesso reagisco a quella violenza, facendomi altra violenza, come se potessi guarirla.
Come se dovessi convincere qualcun altro di quello di cui io sono convinto: "mi hanno fatto violenza!
Perchè se lo convincessi, io ne sarei più convinto!!
Bugie Salvatore!!
Bugie!!!
Non è questione di convinzione, ma di sperare, inutilmente, che se qualcuno mi desse ragione, il dolore passato venga cancellato!
Ma non è possibile, ho già incontrato chi mi ha creduto, e non è sparito.
Le emozioni vanno vissute e ascoltate dentro ma non agite, perchè agire è prendere la droga che mi allevia il dolore, ma mi aumenta la dipendenza e la crisi successiva sarà ancora più forte e così l'emozione associata.
Bugie, indulgenze, immaginazione e identificazione!
Quante facce ha lo sfidante?

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