Lunedì, 10 Novembre 2014 00:00

Virus letale

Scritto da Luciano Cercatore
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Gesti frenetici e nervosi sui tasti del pc: sto navigando verso il sito del laboratorio che mi ha analizzato il sangue. Scopri cosa mi è successo...
Gesti frenetici e nervosi sui tasti del pc: sto navigando verso il sito del laboratorio che mi ha analizzato il sangue. Sarà questo nuovo amore, ma voglio assicurarmi di essere sano, e anche se non ho avuto particolari avvisaglie, mi aspetto di aver in corpo una qualche malattia, certamente letale.

Tranquillizzati Luciano: è solo un esame di routine. Però da cosa può derivare quel nodo allo stomaco, così frequente quando mangio?

Clara, la collega degli oroscopi, dice che è un evidente segnale: non riesco a governare qualcosa nella mia vita, che proprio non va giù. Ok, forse… ma intanto? Meglio controllare i valori. Vediamo: nella sequenza numerica non appaiono asterischi a segnalare patologie.

Profondo respiro, sono vivo!

Adesso, a ben guardare, mi sento un po’ ridicolo… ma cos’è tutta questa paura che si è coagulata? Anche se per un istante, mi accorgo di essere vulnerabile e mortale; già, proprio così, vulnerabile e mortale, solo che nella corsa giornaliera me ne dimentico.

Ma la paura… lei resta qui e aleggia, ogni giorno tumulata da mille e più stratagemmi atti a non percepirla.

In definitiva è andata bene, no? Ora perciò voglio tornare a vivere.

Esco nel sole di questo tramonto di novembre. Indorato. Tiepido. Le tinte dell’esistenza si fanno come più intense. Gli occhi se ne alimentano, avidi. Le narici inalano ingorde un’aria frizzante di foglie e humus.

Una pallonata mi scrolla dalla magia della contemplazione. Un bambino cerca il suo pallone e mi guarda, spalancandosi in un sorriso sdentato, come a scusarsi. Bello. Oggi è tutto magico ed io sono felice per il semplice fatto di essere vivo.

Rientrando a casa, sento una pace che da tempo non appariva. In attesa di mettermi a scrivere sulle cose di questo mondo, accendo la TV italiana, un programma a caso. C’è Gino Strada di Emergency, vostro onorato concittadino, in collegamento Skype dall’Africa, dove sta lavorando per contrastare l’epidemia di Ebola. Sembra affaticato e come logorato. Mi stupisce perciò la sua calma, mentre dice: “Va bene contenere la contaminazione, ma non dimentichiamoci che in Africa ci sono migliaia di persone che stanno morendo e vanno curate e non solo isolate, se no creiamo dei campi di concentramento.” E ancora: “Lasciate partire in fretta medici e infermieri che vogliono venire ad aiutare!”

Nei Paesi occidentali e anche qui, ad Oscurania, è facile sentirsi separati dalla gente infetta in quelle zone, serrando i confini, credendosi immuni alla paura. Eppure esistono persone che dispongono del coraggio di andare proprio laggiù, a fare quel che c’è da fare, consapevoli di osare la vita stessa.

Sono a disagio, mi sento un po’ meschino, con quel mio piccolo panico attraversato poco fa.

Ergiamo barriere sopra barriere per allontanare la paura del contagio, della guerra, della fine, ci armiamo fino ai denti presi dal terrore di essere aggrediti da uomini oppure da microbi incorporei. Stiamo fondando la nostra civiltà su questo sbarrare ed esiliare le nostre angosce? Ma al di sotto dei nostri sforzi, che visti così appaiono perfino ingenui, l’inquietudine perdura. Perché ci abita. Troveremo la forza di sostenerne la visione?

“Cosa mai potremo edificare sulla paura?”

Comincio così il mio prossimo articolo.

Luciano Cercatore
Letto 1471 volte Ultima modifica il Sabato, 21 Maggio 2016 18:30
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Grazie ancora una volta Luciano!

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