Seminario Il Castello Interiore

Gurdjieff e le reti neuronali

Scritto da Alessandro Pluchino.

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Gurdjieff e le reti neuronali

Come già anticipato, nel linguaggio delle moderne neuroscienze cognitive la nostra metafora del paesaggio mentale assume una veste molto più concreta:

i modelli computazionali delle reti neurali artificiali (ad esempio le reti di Hopfield, piccole simulazioni semplificate delle reti neuronali biologiche) considerano un ‘paesaggio energetico’, fatto appunto di valli e colline, all’interno del quale lo ‘stato mentale’ della rete rotola come se fosse una pallina, soggetta da un lato all’effetto della gravità che tende a tenerla intrappolata sul fondo delle valli, dall’altro all’azione di una specie di ‘rumore termico’, che tende invece a sballottarla fuori dalle valli.
 
E pare proprio che, fuor di metafora, anche il nostro cervello funzioni in questo modo: in ogni momento della nostra vita noi ci troviamo immersi in una determinata sovrapposizione di domini cognitivi, ossia come ‘intrappolati’ all’interno di una certa provincia del nostro territorio mentale. Le province corrisponderebbero a quelle che potremmo definire opportunamente “Sub-Personalità”, ossia aggregazioni di molti domini cognitivi di vario tipo (gli ‘io momentanei’ di Gurdjieff, cioè le frazioni e i comuni della regione SC). Ogni situazione, ogni incontro, ogni circostanza in cui ci troviamo coinvolti ‘attiva’ in noi una certa sub-personalità: la pallina rotola meccanicamente in un’altra valle e noi ci troviamo catapultati bruscamente in un’altra porzione del nostro spazio mentale, nella quale rimarremo confinati finchè un nuovo stimolo, o anche il ‘rumore di fondo’ qui rappresentato dalla chimica delle emozioni, non ci sbalzerà fuori.

Ecco dunque delinearsi oggi anche in un contesto strettamente scientifico (per quanto non-ortodosso) il medesimo quadro psicologico che l’antico sistema svelato da Gurdjieff aveva intuito molto tempo fa: la nostra coscienza è simile ad un palcoscenico su cui si avvicendano numerosi attori, le nostre sub-personalità, le quali lottano per prendere possesso della scena. Solo un attore alla volta può infatti recitare la sua parte: il suo ingresso in scena è però quasi sempre accidentale o altrimenti meccanicamente provocato dal contesto (il pubblico, la ‘lotta’ dietro le quinte). Soprattutto, il che è la cosa principale, in condizioni ordinarie non c’è alcun regista che sovrintenda alla commedia (o, meglio, alla tragedia) che viene rappresentata.

Le sub-personalità succedono automaticamente l’una all’altra sul palcoscenico della coscienza, attivate da quello che le neuroscienze definiscono ‘accoppiamento strutturale’ con l’ambiente esterno: un processo apparentemente stocastico, ma in realtà deterministico, che determina il prevalere di volta in volta dell’uno o dell’altro gruppo di domini cognitivi in risonanza con gli stimoli esterni (le influenze A, B e C di Gurdjieff). Come afferma Ouspensky: “Potete dire che le personalità consistono in differenti ‘io’. Chiunque può trovare in se stesso varie personalità, e il vero studio di sé inizia con lo studio di queste personalità, perché non possiamo studiare gli ‘io’: ce ne sono troppi. Con le personalità invece è più facile, in quanto ogni personalità o gruppo di ‘io’ significa qualche speciale inclinazione o speciale tendenza, oppure qualche volta avversione”.

Se sostituiamo il termine ‘personalità’ con ‘sub-personalità’ e ‘io’ con ‘dominio cognitivo’ ecco che il pensiero di Gurdjieff (o di Ouspensky) si sposa con le neuroscienze cognitive: ogni nostra sub-personalità risulterà dunque caratterizzata dal prevalere in essa di certe categorie di domini cognitivi, intellettuali, senso-motori, emozionali o istintivi, i quali di volta in volta saranno attivi o passivi, dominati dall’emisfero sinistro o da quello destro. A sua volta, la predominanza in un certo individuo di sub-personalità di un certo tipo, ci permetterà di catalogarlo – secondo Gurdjieff – come uomo di tipo 1, di tipo 2 o di tipo 3.

Per queste categorie di uomini non esiste un regista. Non esiste un ‘io’ permanente che decida quale provincia (sub-personalità) del territorio mentale debba essere di volta in volta attivata: tutto avviene meccanicamente. E soprattutto tutto si svolge normalmente all’interno della enorme vallata della regione SC in cui la società che ci ha educato ha interesse a tenerci confinati: solo dei potenti ‘shock addizionali’, come aveva ben capito Gurdjieff, sarebbero in grado di urtare la nostra ‘pallina’ al punto da farla finire in un’altra vallata, in un’altra regione del nostro spazio mentale. Ma in questo caso staremmo parlando di stati alterati di coscienza.

Staremmo parlando di esperienze transpersonali. Staremmo parlando di Illuminazione. Forse stiamo anche parlando della strada che porta alla formazione di un io permanente. Forse stiamo parlando di uomo 4, 5, 6 e 7. Forse stiamo parlando di ‘cerchio interno’ dell’umanità. Sicuramente stiamo parlando di un territorio ancora inesplorato della nostra mente, di regioni in cui le neuroscienze stanno appena cominciando ad avventurarsi ma in cui è molto forte la sensazione che, come in una enorme spirale storica, le punte più avanzate della attuale ricerca scientifica stiano solo riscoprendo antichissime verità su noi stessi e la natura della nostra coscienza.

I cinque articoli pubblicati relativi a "Gurdjieff e le Neuroscienze" sono stati gentilmente concessi al nostro sito web dal Prof. in Fisica Teorica Alessandro Pluchino (che ringraziamo sentitamente).