Seminario Il Castello Interiore

costruire se stessi - il primo passo

Scritto da Giovanni M. Quinti.

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costruzione di se stessi

Un proverbio orientale afferma: "L'uomo dorme, solo la morte potrà svegliarlo". Quando uno è vicino alla morte può accorgersi...

... come sta costruendo la propria vita. Esiste una bellissima meditazione tibetana chiamata "meditazione sulla morte". Ti siedi in solitudine e, dopo aver sentito il tuo corpo, immagini che la tua vita si stia spegnendo.

Ti sei mai chiesto come saranno gli ultimi minuti della tua vita? Cosa penserai? Come ti sentirai? Forse avrai una lista di cose che avresti voluto fare e che invece non hai fatto
.
Uno degli insegnamenti nascosti di questa meditazione é spingerti a fare questa lista adesso e a lottare con tutte le forze per realizzare quello che vi troverai scritto. Solo così la vita sarà piena e tu potrai accettare la morte, quando arriverá, perché avrai vissuto ed essa non ti coglierá di sorpresa. La vita per te non sarà un colpo mancato, qualcosa che ti sarà sfuggito di mano, ma l'avrai afferrata, te ne sarai saziato e, cosí, diverrai più capace di abbandonarla al momento richiesto.

Imparare a vivere oggi è l'unico modo per imparare a morire domani. Il timore di vivere é l'altra faccia della paura di morire. Non sappiamo cosa sia il "coraggio di vivere" perché nessuno ce lo ha mai insegnato. A scuola ci hanno insegnato che il mondo ha visto, nel corso della storia, uomini grandi che lo hanno vissuto pienamente, ma nessuno ci ha spiegato i loro drammi interiori o ce li ha posti sotto una luce piú umana. E' una caratteristica tipica dell'essere umano quella di relegare nella nicchia lontanissima dell'idealizzazione i grandi esempi della storia. In tal modo non abbiamo compreso che anche noi possiamo diventare un eroe, un individuo speciale e hanno aumentato il nostro isolamento, il nostro bisogno di dipendenza, il nostro senso di inferioritá.

Non ci hanno insegnato, ad esempio, che siamo meccanici e che tendiamo alla meccanicità. Che ripetiamo modelli di comportamento appresi sopratutto nell'etá infantile, che non siamo quasi mai vivi nel presente, ma sempre proiettati nel domani e nelle sue preoccupazioni oppure nello ieri e nei suoi rimpianti e che il Presente é l'unico tempo realmente nostro.

Non ci hanno mai insegnato che l'ansia, la tensione, il nervosismo sono la causa di numerose malattie. La medicina e l’immunologia lo confermano sino al punto da aprire nuovi orizzonti di cura e prevenzione. Non ci hanno insegnato ad amare il nostro corpo, semmai ci hanno insegnato ad odiarlo. Ci hanno vietato di toccarlo, di osservarlo, di amare anche le zone più segrete e così hanno creato la perversione, il senso del peccato e la colpa.

Non ci hanno mai insegnato a diventare individui e, così, hanno creato degli esseri frazionati, in conflitto con se stessi, con mille Io e diecimila maschere. Al contrario, ci hanno insegnato a rafforzare la personalità piuttosto ciò che vi è oltre, fino al punto da non sapere piú riconoscere queso "oltre", fino al punto da credere che sia solo un sogno o qualche baggianata esoterica. Ci hanno insegnato a difenderci sempre e continuamente e a fidarci a volte del cuore e a volte della testa. Hanno creato individui non unitari, a volte troppo cerebrali, a volte troppo emotivi.

La religione ci ha insegnato a vedere Dio come la fonte delle emozioni negative peggiori. Dio che chiede di non peccare e che prepara il forno nel quale arrostirci per bene in caso di trasgressione, perché in fin dei conti è un Dio d'Amore e lo fa per il nostro bene. La nuove generazioni che comprendono l'inganno che si cela dietro questo dio antropomorfizzato e sadico, hanno smesso di avere degli ideali spirituali. La televisione è diventata il loro Dio, ed i suoi Vip i loro idoli e tutto il meccanismo è andato a vantaggio della spersonalizzazione e del dominio di massa.

Siamo spersonalizzati e non ce ne rendiamo conto. Non siamo padroni di noi stessi, eppure siamo fermamente convinti del contrario. Ci hanno insegnato a guardare sempre fuori, ad invidiare coloro che hanno di piú, a mostrare per farci vedere migliori… mai ci hanno detto che non c'è spettacolo più interessante di se stessi e che chiudendo gli occhi é possibile vedere il Cielo.

Se ce lo avessero insegnato avremmo potuto rendere più bello il nostro mondo interiore. Ed invece abbiamo imparato ad abbellire solo la nostra immagine, fraintendendo il sembrare con l'essere.
Cosa vuol dire essere migliori? Vuol dire avere la capacità di amare se stessi e superare le proprie paure, i propri conflitti, sviluppare una forza nuova, una nuova energia, uno stimolo alla vita. Vuol dire comprendere di avere un potenziale vastissimo eppure di ridursi ad utilizzarne solo un'infinitesima parte.

Questo perché per usare le tue risorse non solo devi sapere come fare, ma soprattutto devi metterti a scavare per attingervi. Devi procurarti delle nuove attrezzature ed utilizzarle. Studiare nuovi progetti e cambiare il modo di pensare, mettere in discussione i tuoi schemi mentali e acquisire il coraggio di camminare verso nuovi orizzonti.

Abbiamo bisogno di nuove esortazioni e nuovi entusiasmi. Ed allora desidero scrivere questa serie di inviti a me stesso, se il mio lettore si sentirá coinvolto, potrá renderli uno sprone anche per se stesso:

"Ti invito a costruire un nuovo te stesso, ancora prima di una buona immagine nel mondo. Ti invito a fare un lavoro pratico, a non rimandare a domani, ma ad iniziare da subito e così sviluppare quell'essere dal meraviglioso potenziale che è in te; quella forza che credi di non avere, ma che invece hai e non usi. Ti invito a provare e a fare qualche sforzo in questa direzione in quanto, in questo campo, anche il più piccolo sforzo porta risultati imperituri, che nessun ladro potrà mai rubare. Da dove cominciare? Puoi cominciare sin da adesso se farai le cose che ti dirò. Innanzi tutto devi decidere di iniziare oggi con me una vita nuova, una nuova relazione con te stesso. La radice della parola relazione è dal latino relatio, da referre cioè “riferire”. Vorrei che tu avessi un nuovo modo di riferire a te stesso, che tu comunicassi con te stesso in modo assolutamente diverso.

Talvolta decidiamo di ricominciare con gli altri da un nuovo punto di vista, di mettere da parte tutti i rancori e di iniziare sotto una luce nuova di rispetto, amore ed ascolto. Vorrei chiederti di far pace con te stesso, di iniziare ad amarti e rispettarti di più, di ascoltarti, di osservarti, di ricordarti di te.

Più imparerai a farlo più circonderai te stesso di una nuova energia, di un alone benefico che avvolgerà la tua famiglia, i tuoi amici, la tua vita. Più amerai te stesso, più aumenterà la capacità di amare gli altri.

Puoi iniziare subito se vuoi. Basta chiudere gli occhi adesso, insieme a me, ed iniziare ad ascoltare il tuo corpo. Sapevi che il primo passo dell'amore è l'ascolto? Inizia a sentire il tuo corpo ed inizia a parlarti. Dì a te stesso: "Hai ragione ti ho trascurato in tutti questi anni di vita insieme. Ti ho maltrattato, sia nel fisico che nel cibarmi di cattivi pensieri ed emozioni distruttive. Spesso ho permesso all'ambiente circostante di entrarmi dentro e mi sono spento, invece di rifulgere nel buio. Questo perché ho affinato il mio orecchio fisico piuttosto del mio orecchio interiore. Ora ti ascolto e desidero iniziare sinceramente un nuovo rapporto con te. Ho deciso di amarti."

Questa proiezione che faremo di noi stessi ci aiuterà; è solo un artificio utile, un mezzo, non dobbiamo diventare schizofrenici, oltre quello che giá siamo! Dobbiamo solo iniziare a rispettarci, così come rispetteremmo il nostro più grande amico.

Ora che ci siamo fatti questa promessa, dobbiamo cerchiamo di mantenerla. Non sono le promesse che si fanno a se stessi, quelle più importanti? Eppure sono proprio quelle che con più facilità riponiamo nel cassetto della dimenticanza. Siamo fatti così, a volte preferiamo tradire noi stessi per non mancare alle aspettative di qualcun altro; ma se se ce ne rendiamo conto, che il buon Dio ci aiuti a tornare indietro!

Perché amarsi vuol dire smettere di tradirsi.

Ci rendiamo conto di quanto è radicale il cambiamento a cui siamo chiamati?