Seminario Il Castello Interiore

Il sonno della coscienza

Lezione 1 Corso Quarta Via

 Logo sonno della coscienzaGeorge I. Gurdjieff nei primi anni del XIX secolo insegnava ai suoi allievi concetti che poi avrebbero influenzato direttamente e indirettamente molti pensatori della sua epoca. Un'dea fondamentale della sua visione dell'uomo contemporaneo possiamo riassumerla in questa citazione, che ben descrive, in forma molto sintetica, uno degli insegnamenti fondamentali del maestro armeno:
L'uomo moderno vive nel sonno; nato nel sonno, muore nel sonno… il sonno è la caratteristica principale del nostro essere… un uomo, se vuole realmente conoscere, deve innanzi tutto riflettere sulla maniera di svegliarsi.” (G. I. Gurdjieff)
Di che tipo di sonno parlava Gurdjieff? Chiaramente non del sonno fisico, ma di un sonno coscienziale, che possiamo concettualizzare in questo modo:

  • Il Sonno è automatismo. Automatismo negli affetti, nelle relazioni, nel vivere ogni, senza nessuna intenzione di autoriflessione.
  • Il Sonno è disattenzione. Disattenzione verso gli altri o se stessi, che conduce alla totale disconoscenza del proprio io o delle proprie vere motivazioni.
  • Il Sonno è dimenticanza. Dimenticanza delle cose che veramente contano, della brevitá dei giorni ed identificazione totale con ciò che è temporaneo.

In una afosa giornata estiva del 2004, in Giappone, un padre sale sull'auto per portare la figlia di diciotto mesi all’asilo e poi recarsi al lavoro. Sistema la bambina addormentata sul seggiolone posteriore, si mette nel posto di guida ed accende il motore. Una serie di telefonate lo distraggono e lui si dirige sul luogo di lavoro, infuriato per un affare andato male. Solo dopo due ore si ricorda di sua figlia. La bimba è ancora in macchina, ma priva di vita. Il sole ed il caldo l’hanno uccisa.

Un esempio del genere ci fa rabbrividire.

Eppure quante volte ci accade lo stesso, forse con conseguenze meno allarmanti?

Ad esempio nei rapporti di coppia: all’inizio di un rapporto, nella fase dell’innamoramento, stare con il nostro partner ci riempie di carica vitale ed entusiasmo. Poi, poco a poco, comincia a subentrare la routine, smettiamo di essere gentili o di dire "ti amo". Il corpo dell'altro, persino quando appartiene alla donna od all’uomo più bello, con il tempo smette di entusiasmarci, diventa cosa consueta.

L'altro diventa il riflesso di quanto siamo incapaci di sfuggire dalla monotonia, di automotivarci verso l'amore. Incapaci di essere e non solo sembrare.
Ed in questo modo, tra un entusiamo ed una delusione, la vita passa, senza alcun senso dell'oggettivo e del supremo. E con essa passano le vere cose che contano e che lasciamo morire intorno a noi.

Senza alcun bagliore di veritá o ispirazione.
Quante volte ci è capitato di renderci conto di vivere meccanicamente? Quanto siamo davvero coscienti di dormire?

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