Blog della Teca

Riflessioni sulla spiritualità, lo gnosticismo e il nostro modo di vedere la vita



Altre spiritualità: l’interpretazione dei vangeli secondo Matteo

Sabato, 27 Luglio 2019 11:24 Scritto da  Gruppo di Milano
Secondo il Vangelo di Matteo, un giorno Gesù si sedette in riva al mare e si rivolse alla folla presente sulla spiaggia raccontando delle parabole. Raccontò quella del seminatore, quella della zizzania e poi quella del granello di senape insieme a quella del lievito, seguirono le parabole del tesoro nascosto e della perla preziosa e, per ultima, quella della rete. Alcune si spinse anche a spiegarle, e chiarì anche perché insegnava per mezzo di esse. A conclusione del suo discorso Gesù chiese (Matteo 13, 51-52): «“Avete capito tutte queste cose?”. Gli risposero: “Sì”. Ed egli disse loro: “Per questo, ogni scriba divenuto discepolo del regno dei cieli è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche”».

Ogni discepolo del Regno dei cieli (ogni iniziato), divenuto padrone in casa propria (nella sua interiorità) è in grado di estrarre dal suo tesoro (gli insegnamenti del Cristo) cose nuove e cose antiche. È quanto ritenevano i cristiani delle origini che avevano assunto il nome di gnostici: non esistevano una dottrina e una legge immutabili nel tempo. Dagli gnostici i Vangeli non vengono intesi come testi in cui reperire le risposte alle loro domande, ma strumenti per impegnarsi in un lavoro di ricerca, per formulare da se stessi le risposte alle proprie domande essenziali.
Gli gnostici non sono saziati dalle interpretazioni della Parola fissate da un culto, non si sfamano del cibo offerto loro da chi se erge a pastore delle loro anime, ma vanno in giro sentendo fame e sete. Sentono di doversi nutrire e trasformare da se medesimi il cibo divino trasmesso dal Cristo. Nella gnosi la verità non è conquistata per sempre, e ogni iniziato deve impegnarsi per comprendere la propria. Non a caso, nel suo studio su I Vangeli Gnostici, Elaine Pagels scrive: «Gli gnostici tendevano a vedere ogni dottrina, speculazione e mito – loro o altrui – unicamente come strada che avvicinava alla verità. Gli ortodossi invece identificavano sempre più la verità con la loro dottrina – l’unica forma legittima di fede cristiana».
Da qui la nascita di vari vangeli all’interno delle comunità delle origini, condannati all’oblio dall’ortodossia cattolica e rinvenuti fortunosamente negli scavi di Nag Hammadi, così come la pratica dell’interpretazione delle scritture da parte di ciascun membro della comunità che abbia scoperto se stesso. Infatti, nello scritto gnostico dal titolo Dialogo col Salvatore, l’apostolo Matteo chiede a Gesù di mostrargli il “luogo di vita” e di “pura luce”, al che il Maestro gli risponde: «Ognuno (di voi) che ha conosciuto se stesso lo ha visto»; e quando i discepoli insistono nel chiedergli «Chi è colui che cerca, (e chi è colui che) rivela?», Gesù risponde loro che colui che cerca la verità (il discepolo) è lo stesso che la rivela*.

*I Vangeli Gnostici di Elaine Pagels
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