Blog della Teca

Riflessioni sulla spiritualità, lo gnosticismo e il nostro modo di vedere la vita



Altre spiritualità: La Poesia come Divina Epinoia

Giovedì, 09 Agosto 2018 15:45 Scritto da  Gruppo di Milano - Legnano
Per gli gnostici, i Vangeli erano strumenti da intendersi oltre il significato delle singole parole. Bisognava sondarne la verità nascosta attraverso la riflessione, l’intuizione o l’immaginazione creativa.
C’è una realtà dietro le cose che va svelata. Percorrere le strade concitate di una qualsiasi città, mentre la gente va al lavoro o torna a casa, o quando ci si sposta da un posto all’altro per motivi e ragioni che gravitano solo nelle nostre menti ispirando di conseguenza i movimenti del nostro corpo. E poi… E poi accade che qualcosa ci fermi, ci distragga dal nostro andare: una poesia sul muro. E poi un’altra accanto, un soave monumento di parole su carta incollato sul cemento. “E non credo/sia giusta/questa fiamma/che arde nel petto/e che non svanisce mai”. È un anonimo a poetare, visibilmente sul suo tormento d’amore, che a chiunque (pochissimi presumo) si intrattenga per un tratto a leggere le sue parole, richiama con un grido il proprio della sua età attuale o con un’eco flebile quello della sua giovinezza. Senza per questo perdere valore in se stesso, senza che ne venga scalfita la verità, senza che la realtà individuale ne sia contraddetta. La poesia è un vetro colorato, uno splendido cristallo attraverso il quale scandagliare e decifrare la nostra interiorità.

Almeno in parte è la stessa funzione che gli gnostici riconoscevano ai Vangeli: strumenti e metafore da intendersi oltre le semplici parole per indagare sulle dinamiche della propria anima e sulla sua storia, arrivando nel caso dei versi dei Vangeli a intuire la “verità spirituale attraverso la rivelazione, la verità che può venire dall’intuizione, dalla riflessione o dalla immaginazione creativa” (1). I Vangeli, in particolare quelli di Tommaso, Filippo e Maria Maddalena, così come molti dei testi scoperti a Nag Hammadi, sono delle chiavi per aprire le porte serrate del nostro vero Sé, il cui valore non sta tanto in quanto riescono a dire di simile a tutti, ma per quanto di intimo e personale sanno far emergere in chi li legge e medita, fino a condurli a sfiorare la scintilla divina deposta in loro nell’atto di Creazione. Gli gnostici definivano questa capacità la radiosa epinoia, perché arrivavano ad avere una visione e delle rivelazioni del divino convalidate dall’esperienza diretta. Una sorta di processo intuitivo e immaginativo, per alcuni versi simile all’ispirazione poetica. Così, gli gnostici conoscevano Dio «non attraverso la teologia dogmatica, ma attraverso l'esperienza viva e l'intuizione».

Un altro libro scoperto a Nag Hammadi, intitolato L'Origine del Mondo, afferma che quando il primo uomo e la prima donna si accorsero della propria nudità, «capirono di essere privi della comprensione spirituale [gnosi]». Ma ecco «apparire, sfolgorante di luce», la radiosa epinoia, che ne «risvegliò la coscienza» (2). Andare oltre le parole e il testo, andare oltre il significato palese per sondare quello nascosto e impercettibile agli occhi e alle orecchie, scorgere dove le parole si vanno a posare, quasi fossero foglie cadute da un albero o petali di rosa portati dal vento, e farli diventare dei semi che germogliano e producono frutto. E i Vangeli diventano, così, lussureggianti foreste e variopinti e odorosi roseti.



1- 2) I Vangeli gnostici di Elaine Pagels
Ultima modifica il Giovedì, 09 Agosto 2018 16:33
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